A chi? M a quello che ha saputo cogliere e rispondere al grido di dolore che da tutte le parti d’Italia si levava verso chi conta. Verso chi ha in mano la vita della gente. Certo non a favore di uno stile di vita che qualcuno voleva dettato da persone che hanno ben poco da insegnare. Purtroppo. Il cui stile di vita poggia sulla miseria. Materiale e culturale. Sulla guerra sulle lotte intestine su riti strani sulla tirannide.
Vero è che l’occidente è in crisi ma non dobbiamo e non possiamo buttare a monte l’illuminismo. Le lotte per i diritti civili. Dunque dobbiamo difenderci non dai migranti, non da chi viene da fuori perchè di etnie culture e tradizioni diverse, ma da esseri umani che sperano di trovare da noi quello che non hanno nella loro terra.
Dunque difenderci dalla loro disillusione. Una disillusione che può sfociare in varie forme di violenza e illegalità.
Fra le magliette rosse e quelle verdi o giallo/verdi, indosso quella azzurra del mio Paese. Un Paese che può dare tanto, che ha ricchezze incommensurabili se solo riuscissimo a gestirle a organizzarle in modo positivo. Sappiamo tutti che il vulnus, quello più profondo è la corruzione che nasce silente e poi, come nella teoria delle finestre rotte, si propaga in ogni angolo del paese. E la burocrazia che blocca qualunque progetto positivo non solo economico ma anche mentale. Tanto siamo esausti anche di pensare.
Eppure, ancora, c’è chi indossa magliette rosse che rappresentano solo se stesse e la mancanza di buon senso di chi non vuol vedere e sentire. Come se chi non ha indossato la maglia rossa volesse far morire in mare essere umani.
E assistiamo giorno dopo giorno, in modo esorbitante a una escalation senza fine di violenze verbali e fisiche. Tutti contro tutti, dalla base ai vertici dello Stato. Che se non si placano non porteranno certo a qualcosa di buono. Da tempo sostengo che sarebbe ora di raccogliere ciò che è sparso, quello che ci rimane di positivo e di unirsi e far quadrato contro la voglia disquisire, di polemizzare addirittura di odiarsi l’un l’altro. Di andare oltre le ideologie e gli antichi atavici rancori.
Solo così, forse, saremo in grado di sostenere, di aiutare chi bussa alla nostra porta nella speranza di trovare un abbraccio e una vita migliore.
E un prete che fomenta l’odio almeno quanto un ministro becero e invadente che cerca maldestramente di attirare l’attenzione su una situazione diventata, o che potrebbe diventare, insostenibile.
Solo perchè vorrebbe distinguere la malerba e il loglio dal grano e dalle piante benefiche .
Vergogna per chi usa, altrettanto maldestramente, la notorietà per fare una politica più immorale e indecente di quella di chi intende colpire. Chi, da prete, sotto l’emblema del divide et impera, fa emergere anzichè dirimere e risolvere questa guerra fra poveri, aizzando, dopo essersi inventato la bandiera della pace.
Chi è che lascerebbe volontariamente affogare un essere umano. Ma la gestione della sopravvivenza dignitosa, una volta salvato è altra cosa. Non stiamo qui a perdere tempo a spiegarlo, che tutti ne siamo consapevoli, dal negazionista a chi ha li occhi bene aperti e percepisce pericolosità dettata da una la realtà che effettivamente ci circonda.
Vorrei andare in lungo e in largo per mare salvando esseri umani, ma poi devo pensare a dar loro un’occasione di vita accettabile. E non è certo quello che stiamo facendo. E la colpa morì fanciulla.
E allora non meravigliamoci della raccolta di consensi a sfare del bieco servitore dello stato, con il gioco delle tre carte. Che non mi piace neanche un po’ ma che forse è stato costretto a mettere dei punti fermi e pezze a strappi ormai poco rammendabili.
Nota a margine
@LuisaIannelli
Ho deciso di indossare oggi, #7luglio, non una #MagliettaRossa dalla terrazza della mia stanza in affitto che riesco a stento a pagare col mio stipendio da precaria perché i precedenti governi hanno distrutto la mia generazione.
Carla Ceretelli

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