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Una guerra fra poveri

Quando il gioco delle tre carte giova.
Il loglio e le erbe benefiche.

di Carla Ceretelli | 16 Luglio 2018

A chi? M a  quello che ha saputo cogliere e rispondere al grido di dolore  che da tutte le parti d’Italia si levava  verso chi conta. Verso chi ha in mano la vita della gente.  Certo non a favore di uno  stile di vita che qualcuno voleva dettato da persone che hanno ben poco da insegnare. Purtroppo. Il cui stile di vita poggia  sulla miseria.  Materiale e culturale. Sulla guerra sulle lotte intestine su riti strani sulla tirannide.

Vero è che l’occidente è in crisi ma non dobbiamo e non possiamo buttare a monte l’illuminismo. Le lotte per i diritti civili. Dunque dobbiamo difenderci non dai migranti, non da chi viene da fuori perchè di etnie  culture e tradizioni diverse, ma da esseri umani che   sperano di trovare da noi quello che non hanno nella loro terra.

Dunque difenderci dalla loro disillusione. Una disillusione che può sfociare in varie forme di violenza e illegalità.

Fra le magliette rosse e quelle verdi o giallo/verdi, indosso quella azzurra del mio Paese. Un Paese che può dare tanto,  che ha ricchezze incommensurabili se solo riuscissimo a gestirle a organizzarle in modo positivo. Sappiamo tutti che il vulnus, quello più profondo è la corruzione che nasce silente e poi, come nella teoria delle finestre rotte, si propaga in ogni angolo del paese. E la burocrazia che blocca qualunque progetto positivo non solo economico ma  anche mentale. Tanto siamo esausti anche di pensare.

Eppure, ancora, c’è chi indossa magliette rosse che rappresentano solo se stesse e la mancanza di buon senso di chi non vuol vedere e sentire. Come se chi non ha indossato la maglia rossa volesse far morire in mare essere umani.

E assistiamo giorno dopo giorno,  in modo esorbitante a una escalation senza fine di  violenze verbali e fisiche. Tutti contro tutti, dalla base ai vertici dello Stato. Che se non si placano non porteranno certo a qualcosa di buono. Da tempo sostengo che sarebbe  ora di raccogliere ciò che è sparso, quello che ci rimane di positivo  e di unirsi e  far quadrato contro la voglia disquisire, di polemizzare addirittura  di odiarsi l’un l’altro.  Di andare oltre le ideologie e gli antichi atavici rancori.

Solo così, forse, saremo in grado di sostenere, di aiutare chi bussa alla nostra porta nella speranza di trovare un abbraccio e  una vita migliore.

E un prete che fomenta l’odio almeno quanto un ministro becero e invadente  che cerca maldestramente di attirare l’attenzione su una situazione diventata, o che potrebbe diventare, insostenibile.

Solo perchè vorrebbe distinguere la malerba e il loglio dal grano e  dalle piante benefiche .

Vergogna per  chi usa, altrettanto maldestramente,   la  notorietà per fare una politica più immorale e indecente di quella di chi intende colpire. Chi, da prete,  sotto l’emblema del divide et impera, fa emergere anzichè   dirimere e risolvere questa guerra fra poveri, aizzando, dopo essersi inventato la bandiera della pace.

Chi è che lascerebbe volontariamente affogare un essere umano.  Ma  la gestione della sopravvivenza dignitosa,   una volta salvato è altra cosa. Non stiamo  qui a perdere tempo a spiegarlo, che tutti ne siamo consapevoli, dal negazionista a chi ha li occhi bene aperti e percepisce pericolosità dettata da una  la realtà che effettivamente ci circonda.

Vorrei andare in lungo e in largo per mare salvando esseri umani, ma poi devo pensare a dar loro un’occasione di vita accettabile. E non è certo quello che stiamo facendo. E la colpa morì fanciulla.

E allora non meravigliamoci della raccolta di  consensi a sfare  del  bieco servitore dello stato,   con il gioco delle tre carte.  Che non mi piace neanche un po’ ma che forse è stato costretto a mettere dei punti fermi e  pezze a strappi ormai poco rammendabili.

 

Nota a margine

@LuisaIannelli

Ho deciso di indossare oggi, #7luglio, non una #MagliettaRossa dalla terrazza della mia stanza in affitto che riesco a stento a pagare col mio stipendio da precaria perché i precedenti governi hanno distrutto la mia generazione.

 

Carla Ceretelli

 

Pubblicato in : EditorialeTag: buon senso, crisi, italia, mare, persone, speranza, stile di vita, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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