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Luglio 1976: Bettino Craxi viene eletto segretario del Partito socialista italiano

Quel luglio del 1976 segnò una svolta strategica e decretò la fine di una possibile egemonia comunista nel nostro Paese. Oggi, eventuali paragoni con quel periodo storico risultano anacronistici quanto surreali.

di Roberto Caputo | 16 Luglio 2018

Le elezioni politiche del 1976 decretarono la riconferma della Democrazia cristiana come primo partito e il successo del Partito comunista di Berlinguer, che superò il 32 per cento. Vennero sconfitti i partiti laici minori, ma soprattutto vi fu un arretramento del Psi che non riuscì ad arrivare alla soglia del 10 per cento. Allora, alla guida socialista c’era il professor Francesco De Martino. Da lì la scelta di convocare un congresso che si tenne all’hotel Midas che restò nella memoria per il risultato che ne scaturì. La rivolta dei 40enni, appoggiati dai volti storici di Nenni, Lombardi e Mancini, portò all’elezione di Bettino Craxi, allora leader milanese della corrente di minoranza autonomista. Una soluzione considerata di transizione che ben presto si rivelò una vera ascesa al partito. Craxi, con l’accordo di Signorile e De Michelis della sinistra lombardiana, cambiò completamente la pelle di un partito che, fino a quel momento, non era riuscito ad uscire dalla stretta ideologica dei comunisti. Di fatto, ruppe l’ipotesi del compromesso storico tra comunisti e democristiani e dei vari governi di unità nazionale. Lanciò la proposta di un’alternativa socialista e riscrisse, rivalutando Proudhon, la storia di una nuova sinistra italiana riformista, laica e libertaria. Con la sua guida il Psi arrivò a nominare il primo Presidente della Repubblica socialista, Sandro Pertini, e di conseguenza la nomina dello stesso Craxi a Presidente del Consiglio, che guidò a lungo. La figura di Craxi è quella di uno statista e di un politico, che, purtroppo, negli anni ’90 venne infangata dai processi e dalla sua latitanza ad Hammamet dove morì. Quel luglio del 1976 segnò una svolta strategica e decretò la fine di una possibile egemonia comunista nel nostro Paese. Oggi, eventuali paragoni con quel periodo storico risultano anacronistici quanto surreali. L’ultima tornata elettorale ha portato con sé il seme di un cambiamento che risulta essere sempre più evidente. La storia, in ogni caso, serve da insegnamento. Molti dei temi e delle riforme oggi sul tavolo, sono stati proposti già in quegli anni. All’epoca la grande riforma delle istituzioni, come il problema legato all’immigrazione sembravano lontani e la voce di Craxi rimase unica nello scenario politico italiano. Un errore che stiamo pagando ancora oggi.

 

Roberto Caputo

 

 

Pubblicato in : Editoriale, Il punto di Roberto CaputoTag: anni, bettino craxi, compromesso storico, craxi, De Michelis, democrazia, elezioni, elezioni politiche, Laici, partito socialista, presidente del consiglio, presidente della repubblica, psi, repubblica, riforme, sinistra italiana, soluzione, unità nazionale

Info Roberto Caputo

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all’avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla “Mala” a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo Mercanzin

    20 Luglio 2018 alle 08:15

    Solo una precisazione, non fu un congresso, ma un comitato centrale divenuto poi assemblea nazionale. Grazie Caputo.

    Rispondi

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