
A Napoli la chiusura del Congresso nazionale straordinario del Partito Socialista Italiano.
Bobo Craxi analizza i punti più importanti del congresso.
On. Bobo Craxi, parto con la prima domanda. Il Pd intende lavorare anche insieme al Psi per battere la destra alle prossime politiche. Lo ha detto la segretaria Elly Schlein in un discorso al Congresso dei socialisti a Napoli. Lei crede che potrebbe esserci l’unione giusta per riconsolidare i due partiti Pd e Psi per dare più slancio al paese?
Penso che la segreteria del PD abbia pronunciato parole non formali rivolte al nostro congresso. Noi continuiamo a ribadire il nostro ruolo autonomo all’interno del centro sinistra, entrambi partiti aderiscono al partito del socialismo europeo Organizzazione politica di cui noi siamo fondatori. Ci sono distanze ma conciò non si può non verificare sulle questioni essenziali le utili convergenze. Ci sono stati sin dalla sua nascita vistosi malintesi e comportamenti che considero irrispettosi da parte loro mi auguro che ci si trovi di fronte ad una nuova stagione di collaborazione feconda.
Il segretario Enzo Maraio, sottolinea che i due blocchi contrapposti che vedevano l’Europa al centro dell’equilibrio mondiale non esistono più. Lei è della stessa opinione?
Abbiamo svolto al congresso considerazioni univoche attorno allo sviluppo della situazione internazionale assai preoccupante. C’è stata una significativa reazione dell’Europa che i socialisti a Strasburgo hanno sostenuto e noi condividiamo, al contrario di altri, questa posizione. Il Governo Italiano insiste ad avere posizioni deboli ed ambigue; sta diventando un problema molto serio per l’avvenire.
Argomento centrale del dibattito. Oggi è necessario ripensare il posizionamento di tutti gli attori politici mondiali e non è più improrogabile una riflessione sull’Europa, sulla nuova Europa che vogliamo?
Come abbiamo potuto constatare la reazione è stata quasi spontanea nel senso che: dinnanzi all’annunciato disimpegno statunitense e da al rischio di minacce provenienti da est l’insieme delle nazioni europee allargato a Gran Bretagna e Canada hanno opposto una convergenza significativa; ma aldilà delle questioni di riarmo e della sicurezza, c’è in generale una comune consapevolezza, le vicende del Covid lo dimostrarono, che sia necessario uno sforzo per allargare lo spettro delle competenze comuni senza schiacciare le singole identità nazionali. Ha vinto in Europa un blocco europeista alle recenti elezioni, c’è tempo per insistere e lavorare in questa direzione contenendo l’onda reazionaria e sovranista che usa linguaggi violenti e molto datati.
La sicurezza europea non può essere soltanto una schietta sommatoria di investimenti fatti nella difesa dei 27 Stati membri. Lei da quale prospettiva può vedere una visione diversa?
Quello dell’aspetto pratico della declinazione del cosiddetto riarmo è effettivamente un problema di merito che va trattato con l’equilibrio dell’intelligenza che si richiede. Si tratta tuttavia di una prospettiva che determina, nel momento stesso in cui si esprime un pronunciamento, il principio di fondo che é quello di un’alleanza fra pari. La sicurezza peraltro non si riduce alla sola produzione di armamenti ma semmai esiste tutta una materia legata all’investimento sulle nuove tecnologie dell’informatica compresa l’intelligenza artificiale ed altro che non è solo rivolto all’uso militare ma anche civile.
Salvini si butta sulla piazza, il ministro Tajani lo mette in guardia, la Meloni si tira la palla a dosso. Tre leader di maggioranza e tre idee difformi di politica estera completamente fuori dal quadro geopolitico . Secondo lei questo Governo non ha una linea e non farà molta strada?
I Governi che in generale hanno idee confuse sulla politica estera non hanno mai un percorso agevole, specie quando le divisioni non avvengono su singoli fatti specifici ma sulle idee di fondo che orientano una politica internazionale. É il caso di entrambi gli schieramenti politici della politica italiana, governo ed opposizione. Bisogna lavorare per fare emergere tendenze e forze che sulle questioni fondamentali abbiano i medesimi orientamenti nella scelta del sistema di alleanze, fermo restando il necessario spirito di identità e di sovranità nazionale.
Resta sempre affascinante e fuori tempo lo scritto nel manifesto di Ventotene da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, un socialista, ed Ernesto Rossi degli Stati Uniti d’Europa. Oggi la politica è sempre più orfana non avendo più punti di riferimento da dove guardare, attingere?
La politica é cambiata, ma quando ci si riferisce alle idee ed ai propositi che nacquero durante il secondo conflitto mondiale non si può evitare di sottolineare quanto assieme alla Libertà ed alla Democrazia, presupposti di una Società moderna, vi fossero anche i primi vagiti per la ricerca di una cornice istituzionale che garantisse anni di pace. Quelli che fortunatamente hanno potuto vivere le generazioni nate dopo il 1945. Per questa ragione, ora che tutto sembra essere rimesso in discussione, vanno rinnovati e riqualificati quei presupposti non abbandonandosi a facili slogan ma riflettendo sul declino democratico del nostro paese che cominciò nel 1993 con la scomparsa di tutti i partiti costituzionali. Tranne il nostro, e lo rivendico con orgoglio; Siamo scomparsi come forza ma non come identità politica. Da esse dobbiamo ripartire.
On. Bobo Craxi, siamo alle ultime battute dell’intervista. Lei è d’accordo che serve più coraggio, serve una svolta federalista. E’ il tempo di realizzare?
Ho detto poc’anzi che bisogna compiere passi in avanti evitando fughe massimaliste.
L’Europa di Maastricht avviò il suo cammino con il piede sbagliato perché fondava esclusivamente sulla natura economicistica dell’alleanza le sue ragioni. I fatti hanno clamorosamente dimostrato questo. Siccome è necessario andare verso una direzione di rafforzamento spinto sino ai confini del federalismo il lavoro da compiere riguarda allo stato l’adeguamento del funzionamento istituzionale. Non un’Europa à là carte ma neanche un Europa che si auto-paralizza in ricerca della perenne unanimità. Per questo l’Italia, paese fondatore deve e può svolgere un’azione più assertiva anche in ragione della forte presenza di settori euro-critici. Non bisogna farsi schiacciare da nuovi assi ma neanche isolarsi senza una politica che rilanci lo spirito fondativi dell’Unione.
Giuseppe Basilico

I nostri rappresentanti della unione Europea deve parlare una sola lingua. deve parlare il presidente del parlamento europeo in armonia con i paesi che fanno parte. Oggi io noto che manca lo spirito di connessione vince il campanilismo di alcuni paesi come la Francia, Germania seguita dal regno Unito che e uscita dal unione Europea. Il mio pensiero gli stati uniti e la Russia hanno sacrificato il popolo ucraino per annullare l’Europa. per il Dio Denaro ora vogliono ricostruire il nuovo ordine mondiale alle spese della Europa. Le spese del nuovo ordine Europeo e mondiale le spese maggiore li pagheranno gli Italiani.