
Non è un confronto tra due civiltà. È una civiltà laica contro una religione che, nei paesi cardine del Medio Oriente, è istituzione di Stato. L’Islam lì non pretende di farsi Stato. È Stato. La legge religiosa diventa legge civile, pulpito governo polizia ed economia si stringono nella stessa catena di comando, la coscienza del singolo cede il passo all’obbedienza di gruppo. Questa è l’architettura. Qui si apre la frizione con l’Occidente, che vive di separazione dei poteri, diritti come scudo, doveri uguali per tutti.
La spinta arriva a ondate. Colpo duro e infiltrazione morbida. Milizie, intimidazioni, guerra ibrida. Poi propaganda, assistenza condizionata, ribaltamenti morali che trasformano l’autodifesa in colpa. È un metodo, non un malinteso. Funziona quando l’Occidente si vergogna di difendersi e smarrisce la propria grammatica civile.
Dentro questa mappa Israele non è un puntino. È l’avamposto. Una democrazia rumorosa e armata di responsabilità che ogni giorno dimostra che libertà e sicurezza possono convivere. Per questo i paesi islamici circostanti hanno più volte, senza successo, tentato di eliminarla. Sarebbe stato l’abbattimento del varco di ingresso dell’Islam verso l’Europa. Per noi Israele non è simpatia. È strategia. Se quella porta cede, la pressione sale di piano e arriva a casa nostra.
Oggi Israele sta sgretolando l’asse teocratico guidato da Teheran. Iran, Houthi, Hezbollah e Hamas sono braccia armate di un progetto che pretende di cancellare l’avamposto democratico in Oriente con guerre asimmetriche e terrorismo. La risposta israeliana spezza catene di comando, interdice missili e droni, chiude rotte di denaro e logistica, smaschera la propaganda. Mentre dall’altra parte i maldestri tentativi di arricchimento dell’uranio cercano di coprire con minacce ideologiche una debolezza strategica che emerge ogni volta che la deterrenza funziona.
L’Europa è il terreno per la corrosione lenta. Si prova a far passare l’idea che l’ordine liberale sia una maschera e che difendersi sia vergognoso. L’America resta l’architrave che tiene insieme tecnologia deterrenza e libero dibattito. Il ponte tra Europa e Stati Uniti non è un vezzo. È cintura di sicurezza.

C’è anche una stortura interna che pesa. Dopo l’implosione dei modelli socialisti dagli anni Novanta, una parte della sinistra ha cercato nuovi miti identitari e ha assorbito derive ideologiche islamiche come cornice comoda contro l’Occidente. Si parla di diritti e si chiude un occhio su dottrine che i diritti li comprimono. Risultato, una disparità divisiva che intossica il dibattito e mette Israele perennemente al centro del tiro, cartina di tornasole e capro espiatorio insieme.
Che fare senza tradirsi. Avamposti protetti, alleanze vive, interoperabilità reale tra Europa e America. Frontiere presidiate e asilo vero per chi fugge davvero. Integrazione esigente con stessi diritti e stessi doveri. Taglio dei flussi di denaro a reti e predicatori dell’odio. Scuola e università che insegnano storia e logica, non slogan prefabbricati. Protezione concreta per sinagoghe e luoghi di culto che rifiutano il fanatismo. Filiere energetiche e tecnologiche fuori dal ricatto.
Questa è manutenzione ordinaria della nostra casa, non crociata. Legge prima di forza. Forza quando la legge lo impone. Memoria, chiarezza, responsabilità. Se teniamo la linea l’ondata rientra. Se molliamo la linea l’ondata avanza. Israele resta il caposaldo. L’Occidente resta il bersaglio quando dimentica chi è. La differenza tra essere assoggettati ei restare padroni di casa si riassume in tre parole semplici. Regole, forza, fedeltà a ciò che siamo.
Piero Terracina

Il cosiddetto Occidente ha usato spesso l’islam radicale per rovesciare governi laico socialisti.
Pensiamo a quello di Gheddafi e, più recentemente, quello di Assad.
Un Occidente liberal capitalista di questo tipo non può essere assolto. Perché causa del suo mal.
Il socialismo andrebbe sostenuto da chi è davvero laico. E contrapporsi all’ipocrisia liberal capitalista.
Ci ho messo anni di approfondimento a capirlo io stesso. Ma il re è nudo e da molto tempo.
La geopolitica, purtroppo, andrebbe fatta con il cuore. Non con l’ipocrisia fatta passare per idea nobile. Perché la realtà è ormai evidente.