Napoli è una città, che per la sua storia millenaria, le testimonianze artistiche, lasciate dal passaggio di diverse civiltà, da quella greca a quella francese e soprattutto spagnola, può essere considerata una città mondo, nel senso che è stata forgiata dalla sensibilità, dalla cultura, dall’arte, dalle abitudini di popoli diversi l’un dall’ altro.
Questa convivenza di aspetti eterogenei, le ha dato una connotazione specifica, se non unica nel panorama delle grandi città, perché questi contrasti sono stati assorbiti in maniera così profonda da conferirgli molte identità spesso in contraddizione tra loro, unite però da un temperamento comune: quello passionale, incline alla sensualità della vita che scorre e non si ferma.
Si potrebbe dire che nonostante i secolari problemi di questa città, Napoli cammina con la sua storia, passata e presente e nonostante gli ostacoli trova la vitalità di proiettarsi nel futuro, grazie al fermento costante di idee e di progetti.
Una città in movimento, dunque, nonostante i grossi disagi sociali come la disoccupazione crescente, la criminalità organizzata e la microcriminalità, l’inefficienza e la disorganizzazione di molti servizi.
Ma la vitalità, la creatività non bastano a dare, specie oggi, nell’era della globalizzazione e della crisi economica di cui Napoli è uno specchio a ingrandimento, un aspetto di vivibilità a questa città, scrigno di tante risorse non sfruttate, di un malcontento e sfiducia generale originate soprattutto da una informazione che spesso diventa propaganda diffamatoria a tinte scure come un tunnel senza vie d’uscita.
E’ pur vero che la complessità dei problemi rende difficile una sinergia tra istituzioni, società civile, mondo della cultura e che gli scenari, che spesso si sono profilati, sono stati quelli dell’individualismo, dello scarso senso della collettività, che ha prodotto realtà confusionarie, un pò per perché ognuno è portato a tutelare i propri interessi, ma soprattutto per i difetti di comunicazione tra le varie stratificazioni sociali e culturali di cui Napoli è composta.
Iniziative interessanti e costruttive arrivano dal mondo del volontariato, associazioni senza scopo di lucro, che hanno a cuore la rinascita e la valorizzazione di tutte quelle forze positive che agiscono in silenzio e che forse costituiscono la cosiddetta “maggioranza silenziosa”, il lato pulito, onesto, laborioso, il solo che può essere il motore di una ripresa educativa, sociale, culturale e economica. Ed è proprio questo l’obiettivo delle diverse associazioni di volontariato che operano a Napoli: costituire una rete sia orizzontale che verticale.
Orizzontale, perché deve essere una rete sempre condivisa e partecipata ma, anche, verticale, perché non rinuncia al rapporto con gli enti locali e nazionali.
Coinvolgendo anche quei soggetti, pubblici e privati, che sono impegnati per il bene comune. Affinché si mettano in atto strategie di integrazione dei servizi per sapere realmente rispondere ai bisogni in trasformazione.
Quindi, fare una nuova politica dei servizi, supportata dall’aiuto delle istituzioni educative e culturali.
Perché è ben vero che, a Napoli, la disgregazione sociale aumenta, ma non è solo colpa della politica bensì, occorre evidenziarlo senza bende, della mancanza di educazione e cultura.
Fatto che sembra inconcepibile per una città così ricca di storia, di tesori artistici e di tante altre forze nascoste che aspettano di emergere per essere apprezzate.
Paulette Ievoli

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