Letta e Calenda firmano l’accordo: rullo di tamburi, grande festa, titoloni sui giornali, plauso dei soliti intellettuali. “E ora batteremo la destra” – E’ la battuta del segretario dei Dem. Poi, passano 48 ore e Letta firma un secondo accordo con i Verdi e con Fratoianni, ovvero con chi ha sempre votato contro Draghi. Ovviamente, salta il banco. Non era molto difficile prevedere che sarebbe finita così tra forze politiche che non hanno nulla da spartire e che l’unico collante che li teneva insieme era la sbandierata e ripetuta battaglia contro il pericolo della destra. Infatti, tra Calenda e Fratoianni non ci sono mai stati punti programmatici in comune e neppure ci sarebbero stati in futuro. Calenda strappa e l’accordo va in frantumi. Con il Pd rimane solo la Bonino, ormai dimentica delle battaglie di Marco Pannella. Ora, si apre la possibilità di un’alleanza tra Renzi e Calenda. Ma non sarà facile perché l’ego di entrambi è talmente forte che potrebbe essere il vero ostacolo a un’unione che sulla carta pare naturale. Siamo di fronte a uno spettacolo non certo edificante, mentre i Cinque Stelle si affidano all’ex sindaco di Torino Appendino e un probabile ritorno del guerrigliero Di Battista. Il centrodestra procede spedito dovrà però al più presto risolvere la questione vitale dei collegi e anche chiarire chi è il possibile futuro Presidente del Consiglio in caso si ottenga la maggioranza dei seggi.
Roberto Caputo

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