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Un voto non fa una crisi

La politica italiana continua a coltivare una singolare vocazione: scambiare ogni incidente parlamentare per l’anticamera della fine di un governo. È accaduto ancora una volta dopo la bocciatura, per un solo voto e a scrutinio segreto, dell’emendamento sulle preferenze contenuto nella riforma della legge elettorale. Le opposizioni hanno immediatamente trasformato quel risultato in una presunta sfiducia politica nei confronti della maggioranza, arrivando a invocare dimissioni del governo, elezioni anticipate e perfino l’intervento del Presidente della Repubblica per lo scioglimento delle Camere.

di Cesare Mannucci | 15 Luglio 2026

La politica italiana continua a coltivare una singolare vocazione: scambiare ogni incidente parlamentare per l’anticamera della fine di un governo. È accaduto ancora una volta dopo la bocciatura, per un solo voto e a scrutinio segreto, dell’emendamento sulle preferenze contenuto nella riforma della legge elettorale. Le opposizioni hanno immediatamente trasformato quel risultato in una presunta sfiducia politica nei confronti della maggioranza, arrivando a invocare dimissioni del governo, elezioni anticipate e perfino l’intervento del Presidente della Repubblica per lo scioglimento delle Camere. Una lettura che appare più dettata dall’entusiasmo del momento che da una reale conoscenza delle dinamiche istituzionali. La stessa Giorgia Meloni ha definito quanto accaduto una vittoria della “palude”, ribadendo che il governo proseguirà il proprio lavoro e che un incidente parlamentare non modifica il mandato ricevuto dagli elettori.

Chi immagina una crisi dietro l’angolo commette un errore di prospettiva. La maggioranza dispone ancora dei numeri per governare e la riforma elettorale, al di là della bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, mantiene intatta la propria architettura fondamentale. Le modifiche più rilevanti restano infatti sul tavolo parlamentare e il confronto continuerà nelle prossime settimane. Un voto segreto può sempre riservare sorprese, soprattutto quando si discutono temi che coinvolgono direttamente gli interessi dei parlamentari, ma da qui a dedurre il venir meno della coesione politica della coalizione ce ne corre. Le stesse dichiarazioni dei leader di maggioranza hanno ricondotto l’episodio a un incidente di percorso, destinato a essere riassorbito nel prosieguo dell’esame della riforma.

Ancora meno convincente appare l’ipotesi di un ricorso anticipato alle urne. Prima della fine dell’anno il Parlamento sarà chiamato ad affrontare la legge di bilancio, il provvedimento più importante e delicato dell’intera attività legislativa. Nessun governo responsabile, tanto meno quello guidato da Giorgia Meloni, può realisticamente immaginare di accompagnare il Paese verso elezioni politiche lasciando irrisolta la manovra economica in una fase che si annuncia ancora complessa per i conti pubblici e per il quadro internazionale. La sessione di bilancio rappresenta un passaggio costituzionalmente essenziale e difficilmente conciliabile con una campagna elettorale. Per questo le previsioni che parlano di elezioni già in autunno sembrano appartenere più al terreno della propaganda che a quello dell’analisi politica. Se il confronto dovesse davvero portare a uno scioglimento anticipato della legislatura, il calendario naturale renderebbe molto più plausibile un appuntamento elettorale nella primavera successiva, una volta esauriti gli adempimenti finanziari fondamentali dello Stato.

Colpisce, infine, la disinvoltura con cui qualcuno continua a chiamare in causa il Capo dello Stato come se fosse il protagonista della contesa politica. Il Presidente della Repubblica non scioglie le Camere per assecondare il desiderio dell’una o dell’altra parte né interviene sulla base dell’esito di un singolo voto parlamentare. La Costituzione gli affida un ruolo di garanzia, da esercitare verificando l’effettiva impossibilità di dar vita o di mantenere una maggioranza parlamentare. Finché questa maggioranza esiste e continua a sostenere il governo, parlare di elezioni imminenti significa ignorare il funzionamento delle istituzioni repubblicane. Le opposizioni hanno tutto il diritto di valorizzare politicamente un successo parlamentare, ma confondere un incidente legislativo con la fine della legislatura rischia di alimentare aspettative destinate a essere rapidamente smentite dai fatti. La politica vive anche di simboli, ma le istituzioni si muovono secondo regole molto più solide degli entusiasmi di una giornata.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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