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Un ricorso reazionario…

Ecco dunque che Forza Italia si appiattisce sulla visione tipica della destra italiana: antiabortista come fu antidivorzista in passato e oggi difenditrice della vita a tutti i costi. C’era una volta il centrodestra dove il centro era espresso da un partito di ispirazione liberale, Forza Italia, moderato ma aperto ai cambiamenti della società, di ispirazione cristiana ma non clericale, al punto che ne facevano parte personaggi del calibro di Lucio Colletti, Giuliano Ferrara e Antonio Martino.

di Roberto Riviello | 2 Marzo 2025

C’era una volta il centrodestra dove il centro era espresso da un partito di ispirazione liberale, Forza Italia, moderato ma aperto ai cambiamenti della società, di ispirazione cristiana ma non clericale, al punto che ne facevano parte personaggi del calibro di Lucio Colletti, Giuliano Ferrara e Antonio Martino. Una stagione definitivamente tramontata quella che, a causa prima del declino della figura carismatica di Berlusconi e poi della sua morte, ha lasciato la leadership della coalizione e finanche l’egemonia culturale alla destra di Giorgia Meloni.

Per chi non l’avesse ancora capito, basta guardare il comportamento, veramente reazionario, del centrodestra toscano che ha fatto ricorso al collegio di garanzia contro la legge sul fine vita recentemente approvata in Consiglio regionale. I capigruppo Marco Stella (Fi), Elena Meini (Lega) e Vittorio Fantozzi (Fdi), nella loro istanza, chiedono infatti di valutare se la norma sul suicidio medicalmente assistito, “in assenza di una legge statale che assicuri la necessaria uniformità, risulti conforme allo Statuto della Regione Toscana con il riparto di competenze legislative previsto in Costituzione”.

Ecco dunque che Forza Italia si appiattisce sulla visione tipica della destra italiana: antiabortista come fu antidivorzista in passato e oggi difenditrice della vita a tutti i costi, nonostante il dolore immane che certe malattie provocano ai pazienti che ne sono afflitti e ai loro familiari.

Si legga in proposito il bel libro di Valeria Imbrogno “Prometto di perderti”, che racconta la vita di DJ Fabo dalla esuberanza giovanile fino alla tragedia della sclerosi multipla e la fine medicalmente assistita in Svizzera, grazie al coraggio di Marco Cappato che lo portò in macchina nella clinica e poi si autodenunciò. In quel libro c’è la chiave per capire perché la legge approvata in Toscana, pur non essendo ancora una legge statale, rappresenta un primo e importante passo verso la possibilità (non l’obbligo) per i malati terminali di porre fine alle loro sofferenze.

Se gli attuali “liberali” di Forza Italia si oppongono a una legge come questa, significa solo che sono diventati burattini nel teatro della destra più reazionaria.

Roberto Riviello

(da “Solo Riformisti”)

Pubblicato in : EditorialeTag: berlusconi, cambiamenti, costi, italia, leadership, lega, meloni, personaggi, regione toscana, statuto, toscana

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Ganbriele Parenti

    3 Marzo 2025 alle 10:13

    Pienamente d’accordo… sembra di essere tornati indietro di una cinquantina d’anni. Allora come cinquant’anni fa ripeto che pur essendo cattolico e dirigente delle Acli, ritengo che un Stato laico debba lasciare a tutti libertà di opzione..Chi non vuole il fine vita …non è certo obbligato ! E allora perché tanto scalpore. Quanto alla competgenza della Regione mi pare sensato che supplisca dove lo Stato non legifera.

    Rispondi
  2. Ganbriele Parenti

    3 Marzo 2025 alle 10:13

    Pienamente d’accordo… sembra di essere tornati indietro di una cinquantina d’anni. Allora come cinquant’anni fa ripeto che pur essendo cattolico e dirigente delle Acli, ritengo che un Stato laico debba lasciare a tutti libertà di opzione..Chi non vuole il fine vita …non è certo obbligato ! E allora perché tanto scalpore. Quanto alla competgenza della Regione mi pare sensato che supplisca dove lo Stato non legifera.

    Rispondi

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