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L’Alleanza Atlantica è morta…?

Dovrebbe ormai essere chiaro che Trump non scherza: vuole abbandonare l’Ucraina a se stessa, si allea con la Russia e pretende che l’Europa paghi il suo tributo all’impero americano accollandosi le spese di una corsa al riarmo, di cui godrebbero prima di tutto le industrie di guerra degli Stati Uniti, e anche quelle degli aiuti, della ricostruzione e della stessa sicurezza dell’Ucraina, per non dire del costo dei nuovi dazi.

di Enrico Rossi | 2 Marzo 2025

Dovrebbe ormai essere chiaro che Trump non scherza: vuole abbandonare l’Ucraina a se stessa, si allea con la Russia e pretende che l’Europa paghi il suo tributo all’impero americano accollandosi le spese di una corsa al riarmo, di cui godrebbero prima di tutto le industrie di guerra degli Stati Uniti, e anche quelle degli aiuti, della ricostruzione e della stessa sicurezza dell’Ucraina, per non dire del costo dei nuovi dazi.

La conseguenza è che l’Alleanza Atlantica è di fatto morta e con essa quel mondo occidentale che dopo la seconda guerra mondiale è vissuto sotto l’egemonia e la protezione interessata degli USA.

Per l’Europa prendere consapevolezza di questa svolta storica e predisporre una risposta non è facile, perché significa riconoscere e quindi impegnarsi a superare l’errore grande commesso dalle sue classi dirigenti liberali di seguire pedissequamente le politiche americane e di piegarsi di fronte ai dicktat di oltreoceano, come è accaduto anche nel caso della guerra in Ucraina.

Il rischio è che si continui sulla stessa strada accettando di fatto le richieste di Trump e ammantando questa sottomissione con un discorso tutto ideologico sulla difesa dei valori democratici e delle libertà occidentali.

Meloni cerca una mediazione ed un rapporto con gli USA contendendosi la scena con Macron, Starmer è pronto a impegnare la forza militare “fino alla fine” in Ucraina, e l’Unione Europea, per bocca di Ursula Von der Leyen, si dice pronta per spendere di più nella difesa.

A mio avviso, questa strada non solo porta pericolosamente ad una crescita delle tensioni militari con Mosca ma potrebbe condurre persino ad un catastrofico coinvolgimento diretto della UE nella stessa guerra.

I commentatori parlano di orgoglio europeo da riscattare, di difesa del nostro stile di vita contro le minacce di Putin e l’autoritarismo che il dittatore russo vorrebbe imporre al mondo libero.

Ancora una volta sembra prevalere una spinta bellicista anziché pacifista, una stentorea volontà di mostrare muscoli e fermezza, quando per essere protagonista del futuro l’Europa dovrebbe trovare il coraggio di avanzare proposte per giungere ad accordi ragionevoli e ristabilire con gradualità la collaborazione con la Russia sul piano economico.

Veramente c’è ancora qualcuno tra i nostri leader che crede sia possibile per l’Ucraina annettersi di nuovo le regioni separatiste e filorusse del Donbass e magari proseguire la guerra “fino alla vittoria finale” su Mosca.

Il pericolo è che prevalga una sorta di coazione a ripetere e che per salvare la faccia non si prenda atto con il dovuto realismo della situazione nuova che si è creata.

Se già ieri, quando gli americani erano con Biden impegnati in prima linea, questa prospettiva della guerra “fino alla vittoria” era folle, ancor più lo è oggi con il disimpegno di Trump e la sua oggettiva alleanza con Putin.

Oppure, c’è qualcuno che crede davvero possibile che la Russia decida un attacco all’Europa e voglia apertamente la terza guerra mondiale come Hitler volle la seconda? Posso sbagliarmi, ma a me questi ragionamenti sembrano irrealistici, privi di qualsiasi fondamento, pure illazioni e analogie fuorvianti.

A mio avviso, mai come oggi, la pace è interesse primario dell’Europa e più di sempre e con coerenza il nostro paese dovrebbe far valere il principio costituzionale secondo cui “l’Italia ripudia la guerra”.

Quanto all’effettiva difesa dei valori democratici, l’Europa e l’Italia dovrebbero piuttosto prendere atto della crisi della loro democrazie e puntare a rafforzare la coesione sociale attraverso politiche di redistribuzione della ricchezza verso i ceti popolari e medi.

Per portare un esempio di attualità: di fronte ai giganteschi extra profitti delle grandi compagnie energetiche, legati all’aumento dei prezzi causato dalla guerra, e pagati dai cittadini, il governo italiano ha deciso di ridistribuire una miseria di tre miliardi a imprese e famiglie che verrà mangiata dall’inflazione. Un disastro che colpisce i più poveri e le aziende già in difficoltà alimentando il risentimento, la sfiducia verso la politica e le istituzioni democratiche.

Il fatto è che la democrazia si consolida prima di tutto con la giustizia sociale, la sanità pubblica e universalistica, l’istruzione gratuita e i salari dignitosi, e non certo con una nuova, pericolosa e dispendiosissima corsa agli armamenti in un clima bellicista che potrebbe davvero condurci alla catastrofe.

Speriamo che a Londra l’abbraccio di solidarietà tra Starmer e Zelensky non sia “triste, solitario e finale” e non conduca l’Europa ad un destino amaro di sconfitta.

Enrico Rossi

Pubblicato in : AperturaTag: crisi, democrazia, discorso, dittatore, enrico rossi, futuro, giustizia sociale, governo, governo italiano, guerra mondiale, Liberali, meloni, mondo, piano economico, putin, sanità, seconda guerra mondiale, stati uniti, stile di vita, usa

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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