Pur sapendo di correre il rischio di dire cose trite e scontate, già dette ed elaborate in mille occasioni, desidero portare la mia voce nel dibattito sulla costituente socialista.
Lo faccio da compagno iscritto al P.S.I. dall’anno 1967, ma anche da compagno che ha ritenuto di aderire al gruppo di Caldoro-Nuovo P.S.I. non volendo avere nulla a che fare con l’odierno-centro sinistra.
Orbene: mi si insegna che costituire un partito politico significa anzitutto avere qualcosa da dire alla società civile, in termini di programmi politici, di idee-base, di ideali etici e sociali.
Che si accinge a dar vita ad una nuova formazione politica credo debba anzitutto formulare una proposta nuova, moderna, diretta ai più giovani, al passo con i sentimenti e le esigenze di un popolo che ormai freme per vedere affossato il vecchio e confida nel cambiamento.
Poi, ma solo poi, si potrà passare ai nomi, alla struttura, alla metodologia, anche se un partito del 2008 non potrà certo ricalcare quello di 100, o di 50 o solo di 10 anni prima.
A meno che non si cerchi un mero riposizionamento nello scacchiere politico, determinato dalla nascita del P.D. da una parte e dal “Popolo delle Libertà” dall’altra.
Chè, allora, altre dovrebbero essere le considerazioni di base e le attese: tutte, invero, probabilmente vane e velleitarie. Ma questo è un altro discorso.
E poi: l’utilizzo della parola “socialismo” ed il conseguente aggettivo “socialista” accodato al partito da fondare, che cosa sta a significare?
Non può e non deve rappresentare una rifondazione: non ve ne sono né i presupposti né gli uomini.
Ma nemmeno può pensarsi ad una aggregazione di socialisti, di ex o post socialisti!
Insomma: il manifesto politico (che ancora è nel mondo del divenire) che cosa ci dice al riguardo?
Come ognun può ben vedere, un progetto è tale se si prefigura uno scopo, se nasce da esigenze radicate e condivise, se occupa uno spazio libero. Ma di tutto questo non v’è traccia della cd. “costituente socialista” che, così come avviata e condotta sin qui somiglia vieppiù ad un mero raduno di profughi.
In attesa che l’evento si compia, se mai sarà possibile coniugare tante anime così vicine ma contemporaneamente così distanti, e nella speranza che subito dopo il parto non si apra l’asta per la vendita al miglior offerente, viene da chiedersi per quale ragione vi si dovrebbe aderire.
Si risponderà: per naturale trasporto, per innata simpatia ideologica, per inveterata consuetudine, per mai sopita nostalgia …..
Ma ciò non è “far politica” nel senso primo ed autentico del termine.
Il Club del 101, pur con tutti i limiti di cui è stato portatore, aveva almeno proposto un quid novi attorno al concetto di laicità delle istituzioni e di autentico riformismo, sulla scorta delle esigenze di creare aggregazioni non preconcette.
Sembra dunque si possa concludere che laddove vi sono idee non si possa cambiare nulla di concreto, e viceversa.
Forse perché da una parte si è mossa la cd. “base”, mentre dall’altra solo i cd. “vertici”.
Comprendo dunque perfettamente chi non intende aggrupparsi nell’attuale costituente socialista, così come, almeno fino ad oggi, ho ritenuto di non fare io stesso.
Se non si ha nulla da dire, è meglio tacere (politicamente si intende).
Ma intanto Veltroni e Berlusconi preparano il loro futuro a danno di voci libere quale avrebbe potuto essere quella laico-socialista.
Un’occasione che stiamo perdendo.
Paolo Alvigini

Posso considerarmi un amico di Paolo Alvigini.
Abbiamo convissuto gioie e dolori del vecchio PSI.
Io lavorando sempre da manovale, Lui da intellettuale. Saltuario.
Anche adesso, riconoscendogli una grande capacitè e dialettica, lo vedo più come un COMMENTATORE, che un fautore.
Se hai ancora qualcosa da dire quindi Paolo, ti devi impegnare quotidianamente e convintamente.
Di chiacchere, come hai detto tu, ve ne sono “abbondantemente” abbastanza.
Fraternamente ciao.