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Un paese occidentale, uno no

Il ministero degli esteri cinesi ha reso noto che le annunciate sanzioni statunitensi contro l’Iran ed i suoi partner sono illegali e la Cina difenderà i suoi interessi. La posizione della Cina sulle misure finanziarie è la stessa dell’Italia sulla guerra, con la differenza che la Cina non è alleata degli Stati Uniti, né ha un governo che ha visto nel presidente statunitense un esempio politico da seguire.

di Riccardo Bruno | 27 Agosto 2026

Il ministero degli esteri cinesi ha reso noto che le annunciate sanzioni statunitensi contro l’Iran ed i suoi partner sono illegali e la Cina difenderà i suoi interessi. La posizione della Cina sulle misure finanziarie è la stessa dell’Italia sulla guerra, con la differenza che la Cina non è alleata degli Stati Uniti, né ha un governo che ha visto nel presidente statunitense un esempio politico da seguire.

Ad un paese occidentale, alleato degli Stati Uniti d’America, quale che possa essere la simpatia personale e politica per il loro presidente, non gli passa nemmeno in mente di definire un’azione di tale risalto per la politica mondiale “illegale”. L’Inghilterra non ha sostenuto la guerra all’Iran, anzi si è messa di traverso, ma non ha mai espresso un giudizio di tale genere, anche perché la prima ritorsione dei pasdaran si è rivolta contro le basi britanniche a Cipro. Più in generale, gli inglesi ritengono l’Iran, e non Israele come da noi, responsabile delle tensioni in medio oriente. L’Iran corrompe il Libano, foraggia Hamas, minaccia i sauditi con gli huti e fino a che ha potuto, ha tenuto in piedi con i russi un criminale vero come Assad. Per quanto il figlio di Khamenei possegga una società di affari a Londra, a nessun politico britannico passa per la testa di denunciare qualunque azione americana contro l’Iran, come illegale. Al limite, come hanno fatto con Starmer, la boicottano.

Per quanto sui giornali inglesi abbondino critiche alle politiche di Trump, a nessun opinionista, come a nessun uomo politico britannico, viene in mente di accusarlo di destabilizzazione dell’ordine mondiale. Questo apparirebbe loro ridicolo. Il destabilizzatore dell’ordine mondiale è Putin, il cui regno di terrore sulla Russia si vuole espandere ai paesi confinanti dell’ex impero sovietico. Non si trovano in Inghilterra gli Orsini di turno, convinti che la Nato abbia violato i patti fino a minacciare la Russia. Gli inglesi. al contrario, ritengono unanimemente che la Nato si espanda su richiesta dei paesi dell’est che non si fidano della Russia. Se l’Ucraina avesse fatto parte della Nato, non sarebbe stata mai attaccata ed infatti gli inglesi, l’unico paese europeo che potrebbe davvero essere esposto ad una ritorsione atomica da parte della Russia, difende l’Ucraina dal primo momento, non solo con le armi, ma anche, secondo l’inchiesta del Times del 2023, con piccoli gruppi di suoi ufficiali. Inghilterra e Francia pensano ad inviare truppe come fecero nel 1853.

I quattro governi, conservatori e laburisti, che si sono succeduti a Downing street in questi ultimi cinque anni, hanno tutti senza esitazione condiviso la stessa politica sull’Ucraina. Farage che voleva prendere un qualche distinguo è subito stato zittito. Un paese come l’Inghilterra non ha un dubbio sul fatto dove si trovi il nemico. Putin è responsabile non solo di aver invaso l’Ucraina, ma di aver riportato la Russia all’epopea del terrore di Stalin. E l’Inghilterra ne è convinta per aver ospitato i tanti esuli russi che dopo aver sostenuto Putin, si sono resi conto dello psicopatico assassino con cui avevano a che fare. Prima dei Berezovsky e dei Chodorkovskij, l’Inghilterra aveva ospitato un altro esule, Giuseppe Mazzini, il fondatore della Giovane Europa, un progetto di alleanza difensiva dei popoli contro la Russia. Mazzini lo conoscono meglio nella monarchica Inghilterra che in Italia.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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