
Il governo ha deciso di chiedere all’Unione europea almeno 8 miliardi di euro attraverso il programma SAFE per finanziare nuove spese militari.
È probabilmente la notizia politica italiana più importante della giornata, perché rende concreto il tema del riarmo e mostra quali siano le vere priorità del governo. Ovviamente tenuta in sordina dalla stampa e dalle tv meloniane.
I fondi SAFE non saranno destinati alla sanità, alla scuola, ai salari o alla transizione ecologica, ma sono prestiti da restituire e serviranno ad acquistare armi.
Su questo terreno il governo Meloni non esita: trova subito gli strumenti finanziari e assume impegni per miliardi, seguendo il padrone americano d’oltreoceano e le nuove linee belliciste della Commissione europea.
Nello stesso giorno, di fronte all’aumento dei carburanti, il Consiglio dei ministri ha prorogato soltanto fino al 5 settembre lo sconto di circa 17 centesimi sull’accisa del gasolio. 130 milioni per soli 10 giorni di sollievo, limitati al diesel, mentre la benzina resta esclusa e le famiglie continuano a pagare prezzi superiori ai due euro al litro.
È l’ennesima misura tampone: non una politica energetica, ma un cerotto su una ferita che continua ad allargarsi. Il governo non vuole tassare davvero gli extraprofitti delle grandi compagnie petrolifere ed energetiche e preferisce lasciare che il costo della crisi ricada sui cittadini.

Intanto il prezzo dell’elettricità sulla borsa italiana ha raggiunto 205,52 euro per megawattora. L’aumento si trasmette lungo tutte le filiere produttive, facendo crescere il costo di beni e servizi e alimentando l’inflazione. La guerra contro l’Iran e l’instabilità dello Stretto di Hormuz stanno già entrando nelle bollette, nei costi delle imprese e nei bilanci delle famiglie.
La contraddizione è evidente: il governo accetta di indebitare il Paese per 8 miliardi destinati alle armi, ma per difendere il potere d’acquisto degli italiani offre appena dieci giorni di sconto sul gasolio con 130 milioni.
Mi aspetto che le opposizioni, a cominciare dal Partito democratico e dal Movimento 5 Stelle, si scuotano dal torpore estivo, abbandonino le fasulle discussioni sulla cultura woke e le pericolose polemiche sulle primarie e che insorgano contro queste decisioni.
Che cosa aspettano a promuovere insieme una grande mobilitazione nazionale contro il riarmo del governo Meloni e per chiedere misure vere contro il caro benzina e il caro energia?
Enrico Rossi

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