
In Europa è nato un nuovo gioco. Semplice, popolare, alla portata di tutti: a chi è più cattivo per coprirsi a Destra. In gara ci sono già Giorgia Meloni, la danese Mette Frederiksen – che, già solo per il nome, parte con un certo vantaggio – e il tedesco Friedrich Merz.
Sono i primi. Ma altri premier, c’è da scommetterci, si metteranno presto in fila. Le regole sono semplici. La parola d’ordine è una sola: migrante. Chi mostrerà comprensione, anche soltanto a parole, nei confronti di chi arriva da lontano, chi proverà a parlare di diritti, accoglienza o integrazione, rischierà l’eliminazione immediata. Peggio ancora se si mostrerà addirittura compiacente con “quelli lì”. Niente tesserino.
Niente accesso allo Schengen personale del cattivismo europeo. Benvenuti al gioco del più cattivo. È il tormentone dell’estate, anche se presenta qualche difficoltà pratica. Al mare e in montagna, per esempio, è complicato fare dimostrazioni concrete. Servirebbe un’attrezzatura particolare. Li voglio vedere, questi poveretti, arrampicarsi sulle vette innevate per arrivare nel cuore dell’Europa e chiedere asilo.
Ma i concorrenti più agguerriti non si accontenteranno certo di questo. Vorranno alzare l’asticella. Una gara così perfida da prevedere, magari, perfino un premio speciale: la cittadinanza a vita a chi riuscirà nell’impresa più disumana. Perché il gioco deve essere cattivo. Cattivo fino in fondo. E possibilmente un po’ di più.
Prendiamo, per esempio, il Paese che consente a migranti senza permesso – i cosiddetti clandestini – di lavorare sotto un sole da 40 gradi per raccogliere pomodori. Se tutto, ufficialmente, risulta regolare, nessun problema. Si può far finta di non vedere. Anzi, il concorrente è già a buon punto. Se poi qualcuno di quegli uomini e di quelle donne, migranti irregolari e fantasmi, muore di fatica o di caldo senza che nessuno sembri accorgersene, allora il punteggio schizza verso l’alto. L’alloro della vittoria è praticamente assicurato.
Ma il regolamento può essere ancora più raffinato. Prova speciale: pronunciare la parola “sicurezza” il maggior numero possibile di volte senza mai pronunciare quella assai più scomoda: “diritti”. Bonus aggiuntivo per chi riuscirà a trasformare ogni tragedia in una questione di ordine pubblico, ogni essere umano in un numero e ogni vita in una statistica. Perché nel grande campionato europeo della durezza non conta soltanto ciò che si fa. Conta soprattutto quanto forte lo si riesce a raccontare.
E così, mentre i governi fanno a gara per vedere chi riesce ad alzare il muro più in alto, c’è qualcuno che continua a raccogliere pomodori, a dormire in un capannone, a viaggiare su un gommone o ad aspettare mesi una risposta alla propria domanda d’asilo. Non avrà un tesserino. Non avrà diritto a partecipare alla gara. E soprattutto non potrà votare il vincitore.
È questa, forse, la parte più geniale del gioco: chi paga davvero il prezzo della competizione non viene nemmeno invitato. Benvenuti, dunque, nel nuovo gioco d’Europa: “A chi è più cattivo?” Il premio finale è ancora da stabilire. Ma una cosa è già certa: se continueremo a giocare così, a vincere non sarà nessuno. A perdere, invece, saranno sempre gli stessi.
Angelo Santoro

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