
Un perfetto ossimoro, tratto da “In morte di Nano Morgante” di Anton Francesco Grazzini detto Il Lasca, è stato scelto come titolo di questo saggio di Sefy Hendler per la collana di studi “iconologia” diretta da Antonio Natali per la Maschietto editore.
Dopo aver apprezzato questo saggio di Hendler sulla celebre tela di Agnolo Bronzino dedicata al nano Morgante, il cui vero nome era Braccio di Bartolo, che visse alla corte de’ Medici al servizio di Cosimo I dal 1540 per almeno una ventina d’anni, si è avuto il forte desiderio di tornare agli Uffizi per ammirarlo sotto una nuova luce, quella di cui Hendler riesce ad ammantare quest’opera particolarissima che è dipinta su tutti e due i lati della tela, il recto e il verso, e nella quale Morgante è ritratto nudo insieme ad alcune piante e animali dei quali spiega ogni minimo dettaglio.
Hendler fa immergere, grazie ai continui riferimenti letterari e botanici ma non solo, nella Firenze medicea dell’epoca di Morgante e conduce con leggerezza attraverso quegli anni in cui le dispute artistico-letterarie coinvolgevano ogni campo del sapere; e illustra splendidamente anche i tre quadri, sempre del Bronzino, che fanno da degna corona a quello di Morgante: il “Ritratto di un giovane uomo con liuto”, e i ritratti di Bartolomeo e Lucrezia Panciatichi.
Durante la lettura di questo saggio d’arte un termine letterario desueto ha colpito l’attenzione: sonettessa. Ci sono una decina di siti che danno due significati, uno dispregiativo e uno letterario, ma l’unico che antepone quello strettamente letterario è Treccani online che così scrive:
sonettéssa s. f. [der. di sonetto]. – 1. Sonetto (detto anche sonetto con la coda o caudato) nel quale all’ultimo endecasillabo fa séguito un settenario rimante con esso e poi un distico di endecasillabi a rima baciata indipendente. 2. spreg. Sonetto di nessun valore artistico.
Appare subito evidente che già agli esordi della letteratura in volgare il gender gap esisteva e veniva manifestato anche così, con una femminilizzazione del termine “alto”, in questo caso “sonetto”, atta a evidenziare il poco o nessun valore del suddetto.
Daniela Domenici

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