Per debito di correttezza dico subito che David Allegranti, autore di “Matteo Renzi Il rottamatore del PD”, mi sta simpatico. E’ giovane, 27 anni, ma già è uno scafato giornalista del Corriere Fiorentino e del Foglio. E’ colto, sa usare l’arma dell’ironia sottile con la quale cuce cappottini niente male addosso ai personaggi presi di mira.
Ho stima anche di Matteo Renzi, il rottamatore del PD, appunto, che è giovane pure lui e che i cappotti li cuce addosso ai personaggi politici che incontra lungo la sua strada. E che ha una predisposizione per le mete ambiziose: punta in alto e modifica gli equilibri ed i compromessi consolidati. Ha in testa di riuscire, a livello nazionale, in ciò che è riuscito a compiere a Firenze: azzerare la presenza nelle istituzioni cittadine di vecchie lobbies e trasformare in disoccupati un buon numero di componenti di nomenclature al potere da decenni.
Leggendo il libro di cui Allegranti è autore e Renzi protagonista, ho capito sin dalle prime pagine che in questo caso la proprietà transitiva non si applica. Non si tratta di un volume agiografico.
Della rapida carriera del sindaco di Firenze, Allegranti scandisce luci ed ombre cosicchè del personaggio affiora tutta la complessità: le guasconate e la giovanile sfrontatezza ma anche la precoce conoscenza dei metodi che sono indispensabili per scalare le vette della politica. Renzi, scrive l’autore “Vince perché parla un linguaggio politicamente scorretto che solletica la pancia della gente….Vince perché attorno a se ha attratto un mondo imprenditoriale che vede in lui la possibilità, grazie al rilancio di Firenze, di poter fare affari. Vince perché ha soldi da spendere, perché la crisi dei partiti impedisce loro di controllare la variabile impazzita, di gestire l’andamento di una elezione primaria, e lo favorisce nella scalata del partito. Una scalata iniziata anni prima, all’interno del partito popolare italiano e della Margherita, anche a spese dei DS.”
Al momento, a due anni dalla sua elezione a sindaco di Firenze, lascia intendere Allegranti, c’è un grande divario tra le speranze suscitate ed i risultati concreti raggiunti da Renzi nell’amministrare la città. Ma tutto questo non ne ha scalfito minimamente il consenso né ha rallentato la sua scalata alle vette della politica. Tutto merito, secondo Allegranti, del suo linguaggio nuovo, della capacità di comunicare tramite i nuovi mezzi, di qualche colpo ad effetto come la pedonalizzazione della Piazza del Duomo che gli ha fatto abilmente glissare il problema tramvia si/tramvia no sotto la Cupola del Brunelleschi, o la trovata del piano urbanistico a volumi zero imperniato, cioè, sul recupero di nuove funzioni nei fabbricati esistenti.
Così, dopo aver descritto, tappa dopo tappa, le ragioni del successo di Renzi nella corsa che lo ha portato, a soli 34 anni, a diventare sindaco di Firenze dopo essere stato per cinque anni presidente della Provincia ed aver sbaragliato tutta la nomenclatura locale e nazionale a lui ostile (tanto da cambiare in corsa le regole nel tentativo vano di fermarlo) Allegranti ci pone di fronte al presente del cyberscout in modo che ognuno possa, da solo, farsi l’idea del suo possibile futuro.
A concretizzare il quale difficilmente saranno determinanti i requisiti che lo hanno sospinto verso i traguardi già tagliati: populismo, capacità di comunicare, predisposizione al parricidio, cultura pop, nuovismo, etc.
Infatti, verso la conclusione del suo libro, si chiede Allegranti: “Lui sarà sempre del PD, la cui base durante la manifestazione dell’11 dicembre a Roma in piazza San Giovanni l’ha duramente criticato per la visita ad Arcore? Esisterà ancora il PD? Ma, soprattutto adesso, in questa fase storica, il Pd è in grado di rappresentare la maggioranza degli italiani?”
E’ del tutto evidente, dagli interrogativi, che non si tratta di sapere se Renzi svolgerà un secondo mandato di sindaco o se vorrà governare la Toscana dopo la Provincia ed il comune di Firenze. La scommessa, ormai, riguarda Renzi come possibile soluzione del centrosinistra per candidarsi al governo del Paese..
Quello che si può dire al momento, è che il sindaco ha scelto la via giusta per provarci: disinteressarsi del PD ma marcare il territorio, essere presente, incombere. A questo servono le quotidiane presenze in tutti i canali televisivi, nei talk show, nei radio e telegiornali. E per questo si guarda attentamente dal partecipare alle beghe di partito. Tanto da aver preso le distanze dai “rottamatori”, da lui stesso armati, e dal suo sodale Civati, quando ha fiutato che il movimento stava per imboccare la via della corrente interna. Il nuovo non passa attraverso le lotte correntizie e non prevede l’ascesa gradino dopo gradino.
Forse non accadrà. Ma se ci dovesse essere una possibilità, la via non è quella.
Perché mai, come in questo caso, cade a proposito ciò che ebbe a dire il generale De Gaulle: “il potere non si conquista, si raccatta”.
N.C.

Caro Nicola,
sai che giudico Renzi figura dai contenuti incerti e quindi ricca di chances politiche. Invece mi stimola di più il tuo riferimento a De Gaulle. Il generale poté raccattare la IV Repubblica perché svuotata d'”esprit de finesse”, ossia di adeguatezza storica, dalla questione algerina e dall’impossibilità di digerire dopo tre lustri Vichy che la questione algerina stava resuscitando. De Gaulle raccattò la IV repubblica e la ingessò nell’ “esprit geometrique”, ossia nel funzionamento ragionieristico della V Repubblica che poi Parigi in mezzo secolo di trattati, con Mitterand soprattutto, ha travasato armi e bagagli a Bruxelles progettando l’Europa dei burocrati e dei banchieri. Non mi sembra in conclusione che De Gaulle abbia raccattato granché. Ecco, non vorrei che Renzi sviluppasse a livello nazionale il suo “esprit geometrique”, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno, mi pare. La nazione è una cosa, altra lo stato. Una nazione che vuol funzionare mi spaventa, e De Gaulle ricucì la nazione dentro lo stato. Per l’Italia sarebbe intollerabile, ma solo per l’Italia, e qui sta la nostra unicità, essere una nazione che nessuna forma stato rappresenterà mai.