
“Che sia morto in un incidente aereo, piuttosto che per un attentato non cambia nulla, non sposta minimamente l’enorme figura di Enrico Mattei, un grandissimo imprenditore privato e pubblico, un uomo capace e coraggioso a cui l’Italia intera deve tantissimo”.
Una premessa chiara e forte ieri mattina quella di Lupo Rattazzi prima e durante la cerimonia di consegna del ritrovato Morane Saulnier MS/760 “Paris One”, più conosciuto come “I-SNAI” l’aereo gemello del jet schiantatosi il 27 ottobre 1962 nelle campagne di Bascapè in cui persero la vita il presidente e fondatore dell’Eni, Enrico Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano di Time Life, William Mc Hale, al museo dell’aviazione “Volandia” a fianco dell’aeroporto di Malpensa.
Ma per Rattazzi è fondamentale restituire la verità su quanto successe quella notte e sopratutto per ridare la dignità professionale e l’onore al secondo pilota della flotta Eni, Ferdinando Bignardi su cui sono cadute le pesanti ombre di aver falsificato il proprio libretto di volo e i documenti dell’aereo gemello che avrebbe volato in incognito in Sicilia negli ultimi tre giorni di vita del presidente dell’Eni tra Gela, Gagliano e Catania.

“Ci sono diversi motivi per cui ho deciso di ritrovare e regalare al museo questo bellissimo, ma rudimentale primo jet utilizzato in Italia dal 1958 per i voli privati – ha spiegato durante il convegno Lupo Rattazzi – il primo per la storica amicizia che mi legava al comandante Bignardi che dal 1963 diventò il pilota di mio zio, l’avvocato Gianni Agnelli. Il comandante mi ha insegnato quando ero giovane a pilotare gli aerei e devo pure a lui questa mia passione che mi ha portato oggi ad essere un imprenditore nel campo del trasporto aereo, ma soprattutto perchè credo che la magistratura abbia il dovere di accertare con competenza, giustizia e onestà i fatti su cui sta indagando, senza infangare la memoria di persone decedute che non possono più difendersi e senza screditare la grande comunità del mondo dell’aviazione che quotidianamente garantisce trasporti sicuri per i passeggeri e non vogliono assolutamente essere presi per i fondelli da chi non ha le competenze tecniche per valutare e giudicare l’operato di questi valorosi professionisti”.

Un lungo applauso è seguito a questa forte affermazione di Rattazzi, l’applauso di un centinaio di “addetti ai lavori”, alti ufficiali dell’Areonautica Militare e Civile, ex piloti delle pattuglie acrobatiche delle Frecce Tricolori, responsabili attuali e del passato delle Torri di controllo di Linate e Malpensa e personalità del mondo scientifico universitario che hanno studiato le risultanze accertate dalle due commissioni di indagini civile e militare del 1962 e in merito alle perizie disposte nel 1995 quando venne riaperto a Pavia “Il caso Mattei”.
“La verità è quella del 1962 – ha concluso Lupo Rattazzi – il viaggio da Catania venne fatto in condizioni davvero critiche per le dotazioni di sicurezza che possedeva il Morane Saulnier, il jet cambiò due volte rotta e viaggiò per quasi tutta la lunghezza dell’Italia a 24 mila piedi ai limiti delle sue capacità con una cabina pressurizzata ma non abbastanza per quelle altezze. Bertuzzi, pilota super decorato in guerra, andò oltre i suoi limiti e nelle condizioni meteo terribili lungo il sentiero di discesa di Linate perse l’orientamento e l’aereo precipitò al suolo”
Cesare Mannucci




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