
Sulla figura del “guappo di sciammeria” Ferdinando Russo ha modellato, nella novella “Lo spadaccino”, il personaggio dello scapestrato Giulio Ranucci.
Alto, snello e vestito in modo ricercato, il Ranucci si distingueva da quella risma di delinquenti della peggior specie, brutti e viziosi già dall’aspetto, a cui era solito mescolarsi. Munito di un regolare permesso d’armi conferitogli per la sua attività di maestro schermitore, era sempre pronto, dietro pagamento, a sostituire i più inesperti in una questione cavalleresca, facendosi affidare loro il mandato.
Temuto e rispettato nello stesso tempo, taglieggiava le bische da lui frequentate, pretendendo dai vincitori un tanto. Assiduo frequentatore di bettole, gli capitava talvolta di scontrarsi con camorristi che, ubriachi, si atteggiavano a gradassi.
Divenuto celebre presso la malavita per la sua abilità nell’uso del coltello, era soprannominato “’o Milordino”. Abitava, infatti, in una elegante garçonniére in cui collezionava armi di tutti i tipi, fioretti spagnoli, italiani, francesi e coltelli da caccia di ogni genere.
Benché fosse divenuto ormai un cinico malvivente, aveva, però, un lato umano che spuntava ogniqualvolta gli capitava di vedere un vero povero o un vecchio inerme tormentato da monelli di strada. In questa caso si lasciava trascinare dalla collera ed interveniva in soccorso dei derelitti.
Cresciuto in un ambiente signorile, aveva visto, in seguito alla tragica morte del padre, la famiglia disgregarsi. Rimasto solo e senza aiuti, aveva bussato a tutte le porte senza ricevere alcun appoggio, finché era scivolato gradualmente sulla cattiva strada imponendosi con la violenza e soggiogando le donne che lo idolatravano.
Una guappa profondamente innamorata di lui lo informò che la sua amante lo tradiva con un ricottaro da strapazzo, un certo “Speniello”.
Fremente di rabbia, il Ranucci lo cercò a lungo e, trovatosi in sua presenza, lo schiaffeggiò.
Lo “Speniello” si vendicò, allora, tendendogli un tranello. Il giorno previsto per il duello, organizzato nei pressi di una buia stradina di campagna, il malvivente si presentò con due suoi compagni che accerchiarono prima il guappo e poi lo afferrarono per le spalle. Vigliaccamente, lo “Speniello” fece fuoco sul Ranucci, uccidendolo. (da “Novelle napoletane”, 1966, Ed. Bideri)
Monica Florio

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