Due ex presidenti della Repubblica, Ciampi e Cossiga, ora senatori a vita, che votano la fiducia al governo sulla Finanziaria perché, altrimenti, “il danno per il Paese sarebbe maggiore”; un ministro, Di Pietro, che dice di voler sbattere la porta per protestare contro l’abbattimento dei tempi della prescrizione per i reati contabili previsto dalla stessa Finanziaria, ma poi ci ripensa per non creare complicazioni ai già precari equilibri di governo; un ex segretario radicale, Daniele Capezzone, che vota sempre per il governo nonostante faccia e dica il contrario di tutto ciò che il medesimo Capezzone ogni giorno propone; una ministra del medesimo partito, Emma Bonino, che riesce a fare di peggio, restando in quel governo che la smentisce sul progetto di fusione autostradale e sui temi di politica estera e dei diritti civili.
Potremmo proseguire a lungo con questa casistica. Ma è già sufficiente per lanciare l’allarme su un punto che ci preme e che è il punto critico della politica italiana.
Tutti questi casi, infatti, hanno in comune un dato: si accetta tranquillamente di partecipare ad un governo o, quanto meno, a una maggioranza di cui non si condivide, anzi si critica ferocemente, ciò che fa.
La giustificazione che ciascuno si dà di questa schizofrenia è, se possibile, ancora più grave della stessa malattia. Ciampi, Cossiga, Di Pietro, Capezzone, Bonino e cento altri come loro, infatti, affermano di dover bere l’amaro calice affinché sia approvata la legge finanziaria o, in ogni caso, per consentire al governo di stare in piedi.
Tutto ciò, a prescindere. A prescindere dai contenuti.
Dunque, siamo arrivati al punto di sostenere una finanziaria qualsiasi e un governo purché sia.
Vale oggi per la composita compagine di centro-sinistra e valeva ieri per l’altrettanto composita alleanza di centro-destra.
Riflettano su questo laici e liberalsocialisti. Da decenni essi sono rimproverati di non essere abbastanza tutto: abbastanza progressisti, abbastanza liberali, abbastanza statalisti, abbastanza mercatisti, abbastanza laicisti, abbastanza rispettosi dei valori religiosi. E da decenni molti di loro soffrono di questa accusa tanto da vivere con autentici complessi di colpa.
Per scoprire, poi, che coloro che li accusano da entrambe le sponde nel nome della purezza (e della quantità!) dei valori, affermano che l’interesse del Paese si fa dandogli una legge finanziaria purché sia ed un governo qualsiasi!
Un governo purchessia
Da decenni laici e socialisti sono accusati da sinistra e da destra di non essere abbastanza tutto: progressisti, liberali, statalisti, mercatisti, etc. Ora si scopre che gli accusatori pensano che l’interesse del Paese si fa dandogli una finanziaria e un governo qualsiasi!

Per la verità non ho mai sofferto di complessi di colpa.
Anzi,sono stato sempre convinto della superiorità etica,morale, storica e politica delle mie idee liberalsocialiste.
La situazione attuale è solo la logica conseguenza di un bipolarismo sbagliato,frutto di un maggioritario sbagliato.
Da ciò derivano innaturali alleanze che vedono determinanti la Mussolini da un lato,Caruso dall’altro.
La recente legge proporzionale è stata varata troppo tardi,per produrre l’auspicabile cambiamento di una situazione sbagliata e cristallizzata.Comunque và aggiunto il voto di preferenza(rimpicciolendo gli attuali collegi elettorali,onde evitare che alla competizione possa partecipare solo chi gode di ingenti risorse finanziarie o dell’appogggio di potenti lobbies di potere,non sempre legittime) per limitare lo strapotere dei partiti,cresciuto a dismisura,ed a scapito dell’elettorato,col maggioritario e le rendite di posizione da esso prodotte.
L’obiettiettivo deve essere quello di passare dal bipolarismo,che ha altresì prodotto fenomeni di trasformismo di intensità e frequenza mai conosciuti nella vituperata Prima Repubblica, al pluripolarismo,recuperando democrazia.
Nessun commento, condivido.
Purtroppo questi fatti non avvicinano il popolo al palazzo. E chi ci rimette è il popolo perché al massino può protestare, ma non si può sostituire al Palazzo. CHE QUESTE COSE LE SA!