Stanno trasferendo l’Italia produttiva in Cina, sembra di assistere ad una rappresentazione inverosimile; è difficile pensare che la trasferta fatta in Cina dal Presidente del Consiglio insieme a tutti gli imprenditori, possa essere un bene per l’Italia, per le piccole e medie imprese, per gli operai italiani e per la gente comune.
Intanto Prodi chiama la Cina a casa nostra, come se ce ne fosse poca di roba mandarina.
Ha spiegato, che l’Italia deve diventare la Porta d’Oriente. “ Dalla Cina noi abbiamo sei giorni di navigazione in meno rispetto ad Amburgo e Rotterdam e oltre il 70% di merci cinesi e delle prime lavorazioni si svolge in quei porti. Questo significa essere tagliati fuori dallo sviluppo ulteriore del mondo. L’ Italia porta d’Europa vuol dire che quegli sbarchi, quelle lavorazioni, i centri di servizi devono venire in Italia”. Insomma, un invito alle invasioni di merci nemiche a casa nostra.
Così facendo, forse, conserveremo l’agricoltura, ma perderemo la manifattura e anche altri settori, non solo perché è spiazzata dalla concorrenza esterna, ma anche perché non è presa in seria considerazione dall’interno.
Gli effetti negativi non saranno limitati all’economia, ma estesi alle finanze pubbliche e di conseguenza alle condizioni di vita del popolo italiano. Eroso alla base, rischia, infatti, di sgretolarsi il bilancio dello stato e con questo l’equilibrio sociale. Meno ricchezza, meno tasse meno servizi pubblici.
L’industria scompare in Italia, quando questa si delocalizza andando via, in altri paesi. Se il luogo della produzione e della distribuzione è globale, il luogo della tassazione non può più essere locale, ridotta od esaurita, progressivamente la fonte fiscale, rallenterà o si fermerà la macchina sociale.
I salari occidentali entrano in concorrenza con quelli orientali senza che i salariati orientali debbano emigrare e venire a lavorare nelle nostre fabbriche. Non importa spostare il personale, e muoversi ci sono infatti i capitali occidentali che direttamente o indirettamente finanziano le fabbriche orientali.
La convenienza ad investire capitali dove la manodopera costa pochissimo, ha infatti fatto scattare su scala mondiale, la concorrenza salariale. Gli operai si trovano così stretti tra la morsa dei salari orientali ed i costi occidentali. Un conflitto sociale non più tra operai e robot ma anche tra operaio occidentale ed orientale. È sufficiente guardare alla realtà per dire basta al buonismo italiano ed europeo. La quantità di prodotti cinesi venduti sottocosto, prima conquista i nostri mercati, poi una volta penetrata, massacra le nostre industrie. Basta con le bugie! I dazi e le quote sono anacronistici, non esistono non sono possibili sono vietati! Salvo poi verificare, con sorpresa che li mette l’Ame! rica. Perché se questi strumenti sono tecnicamente diversi, la logica di protezione economica è comunque la stessa. I Socialisti per le Libertà vogliono con convinzione assoluta che il tutto venga riconsiderato, che si crei nelle importazioni un equilibrio che consenta al nostro paese di continuare a produrre ed esportare. Altrimenti il lavoro va in Cina e agli italiani rimangono solo i parametri dell’unione da rispettare, una moneta forte, i tassi di interesse in crescita, il tutto assomiglia a quei vestiti a strisce difficili da portare. Forse, erano fondati i forti dubbi dell’elettorato del nord, quel nord popolato di tantissime piccole imprese ora più che mai alla prova Cina. Si salvi chi può magari affidandosi ad un’entità superiore.
Noi Socialisti per le Libertà vorremmo che il Presidente del Consiglio spiegasse con chiarezza, in un dibattito pubblico, improntato al contraddittorio, quali sono i benefici e i vantaggi per piccoli imprenditori, operai, e gente comune del nostro paese derivanti da questa inspiegabile volontà di tessere rapporti preferenziali con la Cina.
Vorremmo inoltre che il Presidente del Consiglio si recasse a Prato per verificare di persona quali sono i risultati generati nell’ambito dell’economia locale dall’avvento dei cinesi.
Francesco Mazzeo
Segretario de “I Socialisti Per Le Libertà”

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