Potete immaginare i dirigenti sovietici, Stalin in testa, intenti a commemorare l’anniversario della grande rivoluzione d’ottobre in una saletta disadorna e davanti a pochi intimi ?
O il 14 luglio senza parate e senza feste ?
Certo che non potete.
Eppure una cosa del genere è successa. Qui da noi. Nel venticinquesimo anniversario dell’evento fondativo della gloriosa seconda repubblica: l’arresto di Mario Chiesa.
A ricordarlo, assente un eroe divenuto poi imbarazzante- Antonio Di Pietro, gli altri esponenti del pool di Milano, davanti a lunghe file di sedie vuote. E in un atmosfera di dignitosa mestizia. “Qualcosa/tutto è andato storto. Ma non è colpa nostra. Noi abbiamo fatto il nostro dovere; magari sostituendoci indebitamente alla politica; ma è la politica che non ha saputo fare la sua”.
Una scena pietosa. In tutti i sensi. Che, nel mio piccolo, mi ha mosso a pietà.
Voglio, allora, penso a nome di tutte le innumerevoli vittime di quel vero e proprio disastro che è stata la seconda repubblica, liberare solennemente i giudici di Milano da oni responsabilità nell’averlo determinato. Con una risoluzione che suonerebbe pressappoco così.
“Da che mondo è mondo ogni rivoluzione comincia quando qualcuno si alza e dice basta. In Francia sono state le donne di Parigi che sono andate a Versailles a riportare a Parigi dove mancava il pane quelli che mangiavano le brioches. In Russia, i cosacchi che si sono rifiutati di sparare sulla folla nelle giornate di febbraio. Negli Stati Uniti, Rosa Parks,che si siede nel posto riservato ai bianchi in un autobus dell’Alabama.
Nell’Italia del 1992 abbiamo avuto Luigi Magni. Non l’illustre regista romano, ma il piccolo imprenditore delle pulizie che non sopporta più il dovere dare delle tangenti per lavorare; e di fronte a lui il Cattivo: il socialista Mario Chiesa, ottimo gestore di un servizio pubblico importante, quello dell’assistenza agli anziani e modesto partecipe del sistema di tangenti, concordato dai principali partiti milanesi, e noto come “rito ambrosiano”.
E allora la storia di questi venticinque anni è tutta contenuta nel suo inizio o, per dirla più esattamente, nella ideologia e nella visione del mondo di chi ha vinto.
E’ l’italiano che lavora contro la politica senz’arte nè parte. E’ la questione settentrionale che cancella quella meridionale. E’ la società civile incontaminata contro il Palazzo romano corrotto. E’ il malaffare imputato ad un partito e vista come il frutto di comportamenti individuali e mai colto nella sua dimensione sistemica. E’ l’esaltazione del privato contro il pubblico. E’ la Casta; ma guarda caso, non dei giornalisti, dei banchieri o delle èlites irresponsabili ma, ancora una volta, dei soli politici. E’ il meno tasse e meno spese. E’ l’idea semplicistica dell'”uno di qua e uno di là”; e vinca il migliore.
A trionfare è stato dunque Luigi Magni, Non lui ma altri hanno espugnato il palazzo d’inverno; salvo a campare vendendone le suppellettili e glioggetti preziosi. Ma suo, tutto suo, il senso comune che ha segnato di sè la seconda repubblica.
E suo anche il completo disastro che ne è derivato. E non per averne tradito i principi ispiratori. Ma, al contrario, per averli applicati in dosi sempre più massicce.
Il resto è, doveroso, silenzio”.
Alberto Benzoni

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