Sono trascorsi 25 anni dal giorno dell’arresto di Mario Chiesa, data indicata dagli addetti ai lavori, come l’inizio dell’azione di Mani Pulite. E’ ancora presto per inquadrare Mani Pulite da un punto di vista storico, ma possiamo affermare che le aspettative di chi salutava l’azione dei magistrati di Milano come rigeneratrice del tessuto sociale della nazione sono andate deluse. Dopo l’attenzione iniziale e la paura di chi ricopre delle cariche pubbliche, onestamente tutto è continuato come un tempo, anzi peggio di prima. La differenza fra gli scandali pre Mani Pulite e quelli dei nostri giorni, è che prima le tangenti venivano versate ai partiti e dopo, sono stati i singoli politici ad essere i destinatari di denaro e favori. Dopo 25 anni, Mani Pulite non interessa più alla massa dei cittadini. La riunione che si è tenuta al Palazzo di giustizia di Milano, presieduta dall’ex magistrato Antonio Di Pietro è andata deserta; sono state pochissime le persone che hanno presenziato al convegno. Alla distanza di un quarto di secolo, ci chiediamo quali sono state le conseguenze seguite a quella stagione di arresti, scandali e suicidi? Vincenzo Leone che si intendeva come pochi di politica, già dalle prime battute di Mani Pulite, in un suo editoriale predisse che da lì a poco i cantieri delle opere pubbliche si sarebbero fermati. Nel timore di ricevere un avviso di garanzia o essere arrestati, gli amministratori di Enti pubblici non firmavano più i contratti di appalto e i mandati di pagamento. Un disastro, una paralisi che congelò per molto tempo l’economia italiana. Il deputato di Brescia Sergio Moroni, il presidente dell’Eni Gabriele Cagliari ed il proprietario della Ferruzzi Raul Gardini si suicidarono nel timore di essere arrestati o perché in carcere. L’uso abnorme della carcerazione preventiva da parte dei magistrati è stato criticato aspramente dal mondo forense e della politica. Uno degli esponenti di rilievo della Democrazia cristiana lombarda, avvocato Serafino Generoso venne imprigionato e poi riconosciuto innocente; riuscì a far condannare anche economicamente lo Stato per l’ingiusta detenzione, Questi sono solo alcuni dei fatti più clamorosi; la nostra cronaca è sicuramente incompleta. Ma il risultato più devastante prodotto inconsapevolmente da Mani Pulite, è stato l’azzeramento di un’intera classe politica competente, sostituita da parlamentari impreparati della Lega e di Forza Italia. Il Partito socialista, ingiustamente oggetto di una campagna diffamatoria, la Democrazia cristiana, il Partito socialdemocratico (Psdi), il Partito liberale (Pli) e il Partito repubblicano (Pri) furono oggetto di inchieste e cancellati elettoralmente alle elezioni che videro il trionfo di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Dei vecchi partiti si salvarono gli eredi del Partito comunista, il Pds di Occhetto. A detta dello stesso Di Pietro le inchieste si fermarono sulle scale di Botteghe oscure (sede del vecchio Pci). Ma anche grazie a Primo Greganti che tenne la bocca cucita con i magistrati, il Pds uscì indenne dalle inchieste; vi furono coinvolti solo personaggi di secondo piano. Purtroppo, la conseguenza diretta di Mani Pulite, è stata la cancellazione di una classe politica esperta, alla quale è subentrata una massa di impreparati, che hanno prodotto i risultati che sono sotto gli occhi di noi tutti: crisi economica, perdita di 15 punti di Pil, disoccupazione al 13% (giovanile al 40) perdita graduale dello stato sociale (welfare). Alla fine l’azione di Mani Pulite, al di là di questa nostra analisi, si è rivelata incongrua anche per le pene esigue che è riuscita ad infliggere; la condanna di Mario Chiesa, del famoso Poggiolini (quello dei lingotti trovati in casa) del ministro De Lorenzo e qualcun altro che non ricordiamo, si può concludere che c’è stato un grande dispendio di energie, di risorse economiche spese, di lunghi processi per approdare alla situazione attuale. Abbiamo una classe politica inadeguata, partiti che non esistono più, sostituiti da movimenti più o meno populisti.
Roberto Fronzuti

In tutto l’articolo di Fronzuti, manca un nome che non può essere ignorato, se si vuole davvero dare un contributo al risorgente Socialismo, alla Socialdemocrazia Italiana. E’ il nome di uno tra i pochissimi Statisti di grande, grandissima dimensione tra quanti hanno preteso di governare il Paese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi. E’ stato un Uomo capace di guardare dritto negli occhi i Potenti più potenti delle Terra dei suoi tempi. E’ stato l’Uomo che ha controllato e ridotto al silenzio l’Esercito Americano in ben due occasioni, per parlare solo di quelle ufficiali. Lo ha fatto, in ambedue i casi, non per mera convenienza personale – erano i tempi in cui agli USA bastava un batter di ciglia, per mettere in riga anche gli Alleati più riottosi – ma per il bene e l’onore, quello autentico, dell’Italia.
Venne accusato di reati che non aveva commesso, non più grandi di quelli, identici, di cui si erano resi “colpevoli”, se così si può dire, altri Uomini di grande stazza politica, Ugo la Malfa per primo. Ma La Malfa venne osannato in ogni modo possibile. L’aver confessato (confessato?!) di aver percepito finanziamenti per conto del PRI, fu reputato un titolo di grande merito. Lui, Bettino Craxi, per gli stessi capi d’accusa venne bollato come delinquente, senza che neppure fosse mai stato dimostrato che quel denaro lo avesse messo lui, in tasca.
Lo obbligarono a fuggire fuori dal Paese che amava, quell’Italia che aveva servito con enorme serietà ed onore. Quando se ne fu andato, nessuno tentò con convinzione di ottenerne l’estradizione: bastava che se ne fosse andato, lasciando campo libero a tutta una serie di personaggi, discutibilissimi sotto ogni aspetto, che ne lordarono la memoria e furono felici di sostituirsi a lui, loro indegni di legargli le scarpe.
Nessuno seppe difenderlo con sufficienti convinzione e coraggio. Ma tant’è: “se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare”. Tra le tante sfortune di Craxi, prima tra tutte quella di essere vissuto all’interno di una banda di sciacalli traditori, ci fu anche quella di essere soggetto alla cattiva compagnia di una massa – salvo pochissimi dalla voce troppo flebile – di insigni traditori.
Se fosse ancora possibile, un nuovo Soggetto socialista, ai nostri giorni, dovrebbe ripartire per una nuova avventura avendo come base e sostegno la sua memoria e, se sono mai esistiti, i suoi “Quaderni dalla Tunisia”.
Vogliamo aprire un dibattito, su questo splendido Personaggio, cogliendo l’occasione di questo riproporsi di un nuovo Partito Socialista? Magari con la partecipazione anche di coloro che lo lapidarono a morte senza vergogna?
Gianfranco Giorgini