Si fa presto a dire “qualità della vita”. Poi questo concetto, così ampio e sfruttato, va misurato nella vita quotidiana. Ad esempio in quella spesa nel traffico e nella ricerca dei parcheggi attorno a luoghi delicati come gli ospedali. Non è un problema marginale. Perché, diciamolo, se il nostro problema è andare al centro commerciale, per compare l’ultimo smart o vedere l’ultima offerta, possiamo anche tollerare di girare un po’ per trovare un posto dove lasciare l’auto.
Ma se il problema del giorno è andare all’ospedale non per una urgenza da codice rosso ma per una semplice visita e magari il visitando non è completamente autosufficiente e va lasciato vicino all’ingresso, beh ri-diciamolo, in molte parti d’Italia diventa una impresa. Parcheggi malati proprio davanti all’ospedale. Ingorgati di doppie file e intasati da ore di punta.
Il nostro è un Paese in cui trovi parcheggio facile e gratuito attorno a una multisala o a centro metri da in un centro commerciale e non trovi un posto libero che davanti ad un ospedale. A volte nemmeno a mezzo chilometro. Il che la dice lunga. In alcune città addirittura i parcheggi sono a pagamento piuttosto salato e a fascia oraria a volte da nababbi tanto che molti osservatori l’hanno definita una tassa aggiunta sulla salute. Non solo sei angosciato e in ansia per dover portare un malato in ospedale o ad una visita ma il contesto sociale e logistico ti aggrava l’’angoscia per parcheggio e il trasporto. Un mondo inclusivo, insomma.
A Firenze il consiglio regionale ha dovuto fare una delibera per imporre la prima ora di sosta gratis nel parcheggio dell’Ospedale Pieraccini-Meyer.
A Mantova attorno al Carlo Poma il parcheggio a suolo (c’è solo quello) è gratuito ma è sempre pieno. Non solo per raggiungerlo bisogna fare delle gimcane che nello nelle giostre più moderne sarebbero anche divertenti, ma lì all’ospedale no. Sarebbe da chiedersi: se il parcheggio attorno all’ospedale è stato pensato per trecento posti auto e negli anni si è visto che la richiesta di sosta è attorno alle seicento vetture contemporanee perché non si è fatto niente?
Poi ci sono le differenze che fanno arrabbiare la gente. Attorno all’ospedale di Pescia ci sarebbero le tariffe più care della zona, invece il parcheggio del Serristori a Figline Valdano è gratuito. Insomma una bella diversità regionale per la cittadinanza perché se una famiglia ha bisogno di una prestazione per terapia e riabilitazione di una decina di appuntamenti, minimo, deve mettere in conto dai 20 ai trenta euro di tassa da parcheggio.
Perché qui sì e la no? “Non siamo sempre in Italia, o nella stessa regione?”, dice la gente. Anche a Rimini hanno fatto la scelta delle soste automatizzate con sbarra e pedaggio per tutti gli ospedali della provincia, lasciando una cinquantina di posti a orario dalle parti della Flaminia.
E’ che a volte il bisogno economico delle stesse amministrazioni non va d’accordo con la solidarietà sociale che è dovuta a chi soffre e a chi è nel bisogno. Poter andare all’ospedale senza dover pagare tasse improprie di parcheggio o di trasporto sarebbe veramente una bella cartolina da sventolare nel novero dei paesi civili e democratici. .
Fabrizio Binacchi (con Voce di Mantova)

Lascia un commento