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Un accordo, subito

di Davide Giacalone | 4 Marzo 2013

Urgenza di Governo

Pd e Pdl imparino dai propri errori.Fin qui si sono retti a vicenda, prendendo in ostaggio i rispettivi elettorati, da domenica scorsa rischiano di affondare assieme.

bersanigrilloberlusconiSi deve fare presto. Le parole di Wolfgang Schäuble, ministro dell’economia tedesca, sono inaccettabili ma chiarissime: ci considerano una malattia infettiva. Per ricacciargliele in gola non basta l’indignazione, occorrono fatti. Bersani ha ricevuto da Grillo una risposta scontata. L’uno offriva non si capisce cosa, l’altro gli ha dato del cadavere. Possiamo archiviare la cosa, ma non possiamo andare avanti in questo modo. La classe politica italiana ha dato ampie prove di pulsione suicida, ma ora è in gioco la sicurezza del Paese. Quindi mettiamo in chiaro due cose: a. è escluso che si passi un mese a gingillarsi con tatticismi insipidi; b. Pd e Pdl non possono sfuggire alle loro responsabilità.

Su due punti fondamentali, la politica economica orientata allo sviluppo e il rapporto con l’Unione europea e l’euro, il Pd e il Pdl hanno posizioni simili. Hanno passato anni a tirarsi dietro i problemi, accusandosi di volere uscire dall’euro o di volere un’orgia fiscale, ma nessuno dei due è riuscito né a far scendere la pressione fiscale, né a far correre meno pericoli alla moneta unica. La loro propaganda è divenuta stucchevole. Perché falsa, ma soprattutto inutile. Volete una prova della sostanziale convergenza? Eccola: se Mario Draghi accettasse di guidare il governo entrambe lo voterebbero. Allora, il punto è: facciano per loro volontà e capacità quel che sono già stati e che saranno costretti a fare per assenza di lucidità e imposizione di commissariamento, lavorino, subito, a un accordo.

Lascino perdere il tremore al labbruzzo che solo li coglie se sentono parlare di Grillo: i voti di 5 Stelle prosperano sui loro fallimenti, non sulle loro decisioni. E imparino dai propri errori: il governo Monti fu, da parte loro, una fuga dalle responsabilità, aggravata dall’improvvida decisione di Monti stesso, che ha trasformato il governo in una lista. Tocca a loro il lavoro di governo. Per farlo devono violentare la natura che si sono costruiti: Il Pd chiamando al voto contro Berlusconi, esercitando un moralismo senza etica che ha generato mostri dell’antipolitica; il Pdl chiamando al voto contro comunisti che oramai si vergognano d’essere stati tali, e per cambiare uno Stato che non sono riusciti neanche a intaccare. Se credono di andare avanti in questo modo si sbagliano, perché il tempo è scaduto e il risultato chiarissimo: questo giochino non intriga più la grande maggioranza dell’elettorato. Fin qui si sono retti a vicenda, prendendo in ostaggio i rispettivi elettorati, da domenica scorsa rischiano di affondare assieme.

Quei due punti di convergenza sono determinanti, nella situazione in cui ci troviamo e con i mercati pronti ad aggredirci, a farci pagare ogni mancanza d’affidabilità. Quei due punti, inoltre, segnano una distanza enorme dal resto delle offerte politiche, e da Grillo in particolare. Se ci si dovesse trovare nella necessità di farlo, c’è qualcuno disposto a credere che un governo retto dai voti di Grillo possa negoziare lo scudo europeo? Ma proprio perché è evidente la risposta negativa è assolutamente certo che i mercati ci metterebbero immediatamente in quella condizione. No, la razionalità non offre altra via che l’accordo. Il fatto è che si deve percorrerla in fretta, senza pensare di potere traccheggiare per settimane.

Quanto può durare, un governo di questo tipo? Domanda sbagliata, quella corretta è: quanto “deve” durare? Deve mettere in sicurezza i conti, allentare il cappio fiscale, mediante riduzione della spesa, e usare la maggioranza per far correre il Parlamento verso riforme istituzionali e un nuovo sistema elettorale. Deve durare almeno un anno, usando anche le elezioni europee quale termometro politico e occasione di sfogo. Quando ci saremo addentrati nel 2014 la ripresa non sarà solo un’eterea visione, ma un refolo reale. Questo restituirà la sensazione che i sacrifici saranno serviti. A quel punto la missione sarà compiuta e si potrà tornare a un gioco democratico normale, avendo avuto cura d’insediare al Quirinale un garante solido. E’ probabile che Pdl e Pd, come oggi li conosciamo, ne muoiano. Il cordoglio sarà limitato e la loro successiva incarnazione sarà in una destra e una sinistra che abbiano programmi diversi, ma non si vedano come nemici dell’Italia e della sua dignità internazionale. L’alternativa, del resto, non contempla la loro sopravvivenza. Meno ancora la loro floridezza. Semmai una fine ingloriosa ed esequie fra gli improperi. L’Italia non è una vedova del medioevo induista, tenuta a bruciare viva sulla pira del marito. La pira può essere evitata a tutti, se solo ritrovano un po’ di ragionevolezza e dignità politica.

Pubblicato in : Editoriale

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. angelo castellani

    8 Marzo 2013 alle 11:43

    Lucidissimo, da condividere parola per parola; spero che Napolitano lo legga e tragga dal cilindro la soluzione di un presidente del consiglio all’altezza.

    Rispondi

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