Dunque, il problema è governare subito ed evitare pastrocchi tattici o pasticci sociali. Diciamoci due o tre cose veloci perché questo è più che mai il tempo della chiarezza e dei concetti definiti. Altroché dinamiche politiche incrociate o recuperi di strategie da convergenze parallele. Non c’è dubbio che le urne politiche ci hanno dato una bella scossa. Ma tanti di noi non possono dire: non ce lo aspettavamo. Tanti di noi sapevano di sondaggi e indagini più o meno riservate che davano Grillo in salita e Bersani in discesa, Berlusconi in rimonta e i tecnici fuori moda. E anche senza sondaggi o veline riservate bastava parlare con i nostri figli o guardare certe piazze. Ma tutto questo è passato. Il Parlamento è fatto, bisogna affrontare la scommessa di governo con questi numeri. Possiamo stare qui ancora giorni a strologare o ad alambiccare sui flussi e sulle tendenze, su porcellum e schieramenti tripolari, ma il problema è un altro: fare un salto mentale tutti per fare un governo. La nebbia politica ce la siamo fatta in casa. : gli italiani cercavano chiarezza, messaggi puntuali e definiti come un tweet o un post di Facebook, messaggi di volta-pagina e invece Pd e Montiani, a conti fatti, hanno dato risposte vecchie. Berlusconi ha capito l’aria e ci si è infilato, con tutte le strategie che conosce, arrivando al miracolo del quasi sorpasso. Ma intanto c’era un quarto dell’Italia che si scambiava blog e striscioni in piazza e che solo un cieco totale non riusciva a vedere. La prima nebbia politica che ci siamo fatti in casa è stata quella del falso rinnovamento. Non sono bastati -e la gente se n’è accorta- tre o quattro sacrifici illustri nelle candidature per dire che si rinnovava. Come al solito il problema non è solo di facce ma di scelte e di proposte coerenti. La seconda nebbia che ci siamo fatti in casa è stato il tentativo di demonizzare e marginalizzare il movimento di Grillo e tutti i suoi più o meno sconosciuti allora candidati ed ora eletti. E così facendo tutti quelli che erano incerti se votare Grillo hanno scelto di votarlo perché non c’è niente di più invitante che reagire ad una demonizzazione. Ed ora è inutile piangere sul latte versato. Non solo, ora c’è la rincorsa a cercarli a capirli a coinvolgerli. Ha commentato a caldo un eletto di 5 Stelle. “Per mesi e anni non ci avete cunato (considerato) adesso ci chiedete di fare coalizione o votare fiducia?!” Ha ragione il direttore de la Stampa, Mario Calabresi: “Il problema è che in questi due anni si è chiesto ai cittadini comuni di fare sacrifici, pensioni, tasse, tagli, imu e via dicendo, mentre di fatto la casta non ha sacrificato nulla”. Dategli torto. Una nebbia mentale, prima ancora che politica. Adesso bisogna sbrogliare la matassa evitando di creare altra nebbia. Bisogna guardare in faccia i problemi e i bisogni della gente e non gli equilibri di corrente, guardarsi in faccia tra sedicenti alleanti e presunti avversari per fare l’unica cosa che si chiede a degli eletti: rappresentarci non rappresentarvi, governare e non scappare.
Se la nebbia politica ce la facciamo in casa
Adesso bisogna sbrogliare la matassa evitando di creare altra nebbia. Bisogna guardare in faccia i problemi e i bisogni della gente e non gli equilibri di corrente, guardarsi in faccia tra sedicenti alleanti e presunti avversari per fare l’unica cosa che si chiede a degli eletti: rappresentarci non rappresentarvi, governare e non scappare.

Sommessamente, un certo Piero Calamandrei, morto nel 1956 diceva:CHIAMARE I DEPUTATI E I SENATORI “RAPPRESENTANTI DEL POPOLO” non vuol più dire oggi quello che voleva dire in altri tempi. Si dovrebbero chiamare ” IMPIEGATI DEL LORO PARTITO”. Che popolo è un popolo che dopo 57 anni ancora non lo ha capito.