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Un abbraccio tra le sbarre fra un filosofo e un ergastolano

di Carmelo Musumeci | 8 Febbraio 2015

“La legalità è fatta di legami, prima che giuridica, la legalità è affettiva. Nessuno è libero da solo, la libertà è fatta di legami”.  (Giuseppe Ferraro)

 

 L’anno scorso è uscito un libro (prima edizione 6/2014 e prima ristampa 09/2014, “Stampa Alternativa” ISBN 978-88-6222-4) curato dalla brava giornalista, con l’amore sociale nel cuore, Francesca de Carolis, dal titolo “L’Assassino dei Sogni. Lettere fra un filosofo e un ergastolano”, epistolario fra me e Giuseppe Ferraro, Professore di Filosofia Morale all’Università Federico II di Napoli.

 Nelle scorse settimane, alla casa di Reclusione di Padova c’è stato un seminario di formazione per i giornalisti del Veneto (professionisti, praticanti e pubblicisti) organizzato nella redazione di Ristretti Orizzonti e dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto e dopo tanto tempo ho avuto di nuovo l’occasione di abbracciare Giuseppe, dentro il carcere di Padova.

Lo vedo arrivare lontano.

“Carmelo come stai?”

E i nostri occhi iniziano subito a parlarsi.

“Giuseppe, non ti nascondo che è dura perché quest’anno sono entrato nel ventiquattresimo anno di carcere. E ti confido che da un po’ di tempo trascorro notti difficili. Agitati da ricordi e pensieri. E non riesco più a separare gli uni dagli altri. Devi sapere che non riesco più a sognare la libertà, neppure quando dormo. E non sognare la libertà è ancora più doloroso di non averla. Non ho quasi più nulla a cui aggrapparmi. Riesco a malapena a ricordare che una volta, tanti anni fa, ero un uomo libero”.

 I nostri sorrisi corrono subito ad abbracciarsi.

“Carmelo, lo so la lotta per la libertà è una strada lunga, fatta di sacrificio, dolore e fallimento, ma, credimi, è una via che vale la pena lo stesso di percorrere. Non ti devi arrendere. Ce la puoi fare. Ce la devi fare. Ce la farai”.

Noi due invece ce la prendiamo più comoda.

“Giuseppe, ho paura che per me la strada per la libertà sia una via senza nessuna uscita. A volte non so proprio cosa fare. E cosa pensare. E spesso mi convinto che la speranza uccide più della rassegnazione. Per molti uomini ombra la libertà è così irraggiungibile che sarebbe meglio smetterla di sognarla!”

E ci veniamo incontro più lentamente.

“Carmelo, in certe condizioni non hai scelta. Non devi fare quello che puoi fare, ma quello che vuoi. Niente di meno. E niente di più. Nient’altro. Devi cercare di capire i tuoi pensieri. E non arrenderti. Soprattutto, non devi pensare che non puoi fare nulla per cambiare il tuo destino, perché non è vero”.

Quando siamo ad un metro di distanza uno dall’altro ci fermiamo.

“Giuseppe, è dura continuare a  vivere quando sai già come andrà a finire la tua vita, per questo la pena dell’ergastolo ti spinge ad amare più la morte che la vita”.

Allarghiamo le braccia.

“Carmelo, non arrenderti, non arrenderti mai”.

Poi per qualche lungo istante ci fissiamo negli occhi.

“Giuseppe, ormai la mia vita è una lunga marcia attraverso la notte. E avanza verso un burrone, senza nessuna possibilità di evitarlo. Ti confido che spesso mi sembra che vivo solo per mantenere in vita il mio corpo. Più passano gli anni e più mi sento un morto che respira. Incomincio a essere stanco. A volte così stanco anche di respirare”.

Facciamo tutti e due un lungo respiro.

“Carmelo, coraggio. Vedrai che un giorno ti porterò in giro con la mia moto”.

Poi facciamo entrambi su e giù con il capo.

“Giuseppe, lo Stato mi ha sepolto per sempre nel buio di una cella e non avere futuro è peggiore di non avere vita. Sono più di ventitré anni che vivo senza vita. Forse sto diventando vecchio. E per i vecchi il carcere è ancora più triste e brutto. Le mie giornate ormai sono vuote, perché non ho più nulla da aspettare per tutto il giorno. E so che ormai ho solo la possibilità di invecchiare. Soffrire. E morire. Il mondo del carcere mi appare sempre più un universo buio. E confuso. Un vecchio ergastolano come me non può fare altro che prepararsi a morire. A volte non mi è proprio facile vedere trascorrere la mia vita senza di me. Credo che sia inumano punire una persona per sempre. Una punizione eterna perde di senso e si trasforma in tortura, vendetta e sadismo”.

 E ci abbracciamo.

“Carmelo, devi essere forte. Devi sapere che l’amore e la voglia di lottare non potranno mai essere cancellati, eliminati, abbattuti da nessun carcere. Non ti devi rassegnare. Chi lo fa rinuncia a vivere. E ricordati che l’amore è più forte dell’Assassino dei Sogni. E chi ama, anche quando il tuo cuore è ingabbiato, soffre di meno”.

 Felici di abbracciarci.

Pubblicato in : Primo piano

Info Carmelo Musumeci

Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania. Condannato all’ergastolo, si trova ora nel carcere di Padova. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori. Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”.. Nel Maggio 2011 si è laureato all’Università di Perugia al Corso di Laurea specialistica in Diritto Penitenziario, con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti. Nel 2007 conosce don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Promuove da anni una campagna contro il fine pena mai, per l’abolizione dell’ergastolo. I suoi scritti si possono trovare su www.carmelomusumeci.com e su www.urladalsilenzio.wordpress.com. Chi volesse scrivergli può farlo attraverso amici volontari, che tengono per lui questo indirizzo email: zannablumusumeci@libero.it

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