Mi va invece di parlare dello sbarco in Normandia, o militarmente D Day che dir si voglia, anche se non sarò certamente la sola. Quando il sole è sorto sulla spiaggia Omaha Beach, le bandiere sono state issate a mezz’asta.

E dunque non ho voglia di parlar di corruzione e corruttela, di corrotti e corruttori, di chi è più colpevole, di chi prende e chi da. Lo lascio a chi si straccia le vesti per questo fenomeno ormai generalizzato, ed esteso a tutta la rete dei partiti negli appalti pubblici. E a chi chiede maggior rigore, supercommissari di pubblica moralità, controlli popolari….e chi più ne ha…
“Alto tradimento” è una formula efficace. Da un garantista come Renzi però sarebbe bello sentir dire “innocente fino a condanna definitiva” esterna Cerasa.
E non ho voglia nemmeno di parlare di riforma della giustizia, spossante oramai, che procede con flemma bradipiana, lenta come la più lenta delle tartarughe.
Quella che richiederebbe una modifica del regime della prescrizione e dei tre estenuanti gradi di giudizio, la cui ‘garanzia’ esiste solo in Italia; come l’accesso all’appello e alla Cassazione, se si vuol parlare seriamente di ‘condanne definitive’. Altrimenti è solo retorica, e volontà di far fallire la pretesa dello Stato di punire i criminali.
Mi va invece di parlare dello sbarco in Normandia, o militarmente D Day che dir si voglia, anche se non sarò certamente la sola.
Quando il sole è sorto sulla spiaggia Omaha Beach, le bandiere sono state issate a mezz’asta. Una banda militare degli Stati Uniti ha suonato, mentre veterani del D-Day provenienti dalla 29esima divisione di Fanteria e soldati in servizio si sono messi sull’attenti alle 6.30 esatte, il momento in cui il 6 giugno 1944 i primi soldati alleati sbarcarono. Centinaia di residenti della Normandia e altri spettatori hanno applaudito i veterani formando pian piano, in successione, una catena umana sulla spiaggia.
Dei 110mila morti del D Day, 20mila furono civili. “La mattina del 7 giugno – ha ricordato Hollande– ben 3mila civili furono uccisi e 100mila persone obbligate a lasciare le loro case. I rifugiati si nascosero nelle cantine, nelle chiese, gli incendi si moltiplicarono. Ma ovunque si unirono persone di buona volontà, donne e uomini che aiutarono i feriti a rischio della loro vita”. “Le giovani generazioni devono ricordarsi che qui, due milioni di soldati si batterono in mezzo ad un milione di civili”.
E sa iddio di quanto, oggi, avremmo bisogno di persone di buona volontà.
“D-Day” , il “giorno”. Quello stabilito per una missione. Il codice “D-Day”, un’espressione generica a indicare l’inizio di una particolare manovra, usato, prima del 1944, in numerose altre occasioni. Legato poi indissolubilmente allo Sbarco in Normandia, il cui segretissimo nome in codice era originariamente “Overlord”.
Per altri, D-Day sarebbe il “Decision Day” o “Deliverance Day”. Anche su questo varie scuole di pensiero.
Le sensazioni di Anna Frank
Prima che il 4 agosto 1944 i nazisti entrassero nel suo nascondiglio, Anna Frank fece in tempo ad apprendere, via radio, la notizia dello sbarco. Otto Frank appese una cartina sulle pareti dell’Alloggio Segreto in cui seguire l’avanzata delle truppe alleate. Anna scrisse, con entusiasmo, nel suo Diario:
“Si starà avvicinando la tanto anelata liberazione […] Oh, Kitty, la cosa più bella dell’invasione è che ho la sensazione che siano in arrivo degli amici”.
Ma prima c’era stato lo sbarco in Sicilia
L’idea di invadere la Sicilia era nata a Londra durante l’estate del 1942, quando vennero fissati due importanti obiettivi strategici nel Mediterraneo per le forze inglesi: Sicilia e Sardegna, chiamate in codice Husky e Brimstone. “Le grandi unità italiane erano carenti sotto tutti i punti di vista (armamento e motorizzazione soprattutto), e molte erano unità costiere prive di armamento pesante…. “.
Insomma gli italiani sono sempre carenti di qualcosa. E per riaversi dalla depressione sono costretti a voltarsi indietro al rinascimento, al risorgimento eccetera eccetera…
“C’erano in ballo tre ipotesi – riporta lo storico Salvatore Lupo – “La prima, auspicata dai sovietici, prevedeva lo sbarco nelle coste settentrionali dell’Europa, la seconda puntava ai Balcani e la terza alla Sicilia”. Fu scelta quest’ultima opzione perchè l’Italia rappresentava l’avversario più debole; ”Il “ventre molle” dell’Europa, come ebbe a definirla Churchill.
Umiliati e offesi. Sarà il nostro destino? O saranno i corsi e ricorsi di vichiana memoria….
Inutile dire che il D.Day salvò l’Europa. Questo vecchio / giovane continente che alcuni, pochi, di noi sanno apprezzare salvaguardare amare. Che sta per essere invaso da altre culture prima ancora di avere perfezionato la propria. Abbiamo avuto settantanni di tempo, ma senza risultati appprezzabili.
D’altra parte la libertà è un dovere prima che un diritto, parafrasando la grande Oriana che vedeva lontano.
Siamo così stanchi noi che abbiamo passato la vita lavorando, rimboccandoci le maniche ma non siamo riusciti a dare un minimo di sicurezza ai nostri figli.

I soldati italiani morti a centinaia tra il 10 luglio e l’8 settembre 1943 per difenderci dai liberatori, compresi una decina di prigionieri fucilati, furono ovviamente vittime ingannate dal fascismo e non hanno creato alcun problema né alla storiografia addomesticata né al Napolitano Giorgio che il 6 giugno si ritrovava a commemorare in Normandia la fondazione degli States d’Europa. Quando la mediocrità vegeta troppo a lungo alla ribalta non produce più storia ma fatiscenza.