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Umiliati e offesi. Sarà il nostro destino? O saranno i corsi e ricorsi di vichiana memoria….

di Carla Ceretelli | 8 Giugno 2014

Mi va invece di parlare dello sbarco in Normandia, o militarmente  D Day che dir si voglia, anche se non sarò certamente la sola. Quando il sole è sorto  sulla spiaggia Omaha Beach,  le bandiere sono state issate a mezz’asta.

carlaceretelliNon ho voglia di blaterare sul mose, progetto approvato nell’82 costo previsto1, 2 costo effettivo 6, miliardi. Nè  sul ponte sullo stretto su la tav in val di susa su la tav sotto firenze su la  salerno reggio calabria.  E su tutte le cattedrali nel deserto che costituiscono la mangiatoia della mala, che comprende tutto.. Ah dimenticavo l’expo, e sicuramente molto altro, saputo o  a nostra insaputa.

E dunque  non ho voglia di parlar di corruzione e corruttela,  di corrotti e corruttori, di chi è più colpevole, di chi prende e chi da. Lo lascio a chi si straccia le vesti per questo fenomeno ormai  generalizzato, ed esteso a tutta la rete dei partiti negli appalti pubblici. E  a  chi chiede maggior rigore, supercommissari di pubblica moralità, controlli popolari….e chi più ne ha…

“Alto tradimento” è una formula efficace. Da un garantista come Renzi però sarebbe bello sentir dire “innocente fino a condanna definitiva” esterna Cerasa.

E non ho voglia nemmeno di parlare di riforma della giustizia, spossante oramai, che procede con flemma bradipiana,  lenta come la più lenta delle tartarughe.

Quella che richiederebbe una modifica del regime della prescrizione e dei tre estenuanti  gradi di giudizio, la cui ‘garanzia’ esiste solo in Italia; come  l’accesso all’appello e alla Cassazione, se si vuol parlare seriamente di ‘condanne definitive’. Altrimenti è solo retorica, e volontà di far fallire la pretesa dello Stato di punire i criminali.

Mi va invece di parlare dello sbarco in Normandia, o militarmente  D Day che dir si voglia, anche se non sarò certamente la sola.

Quando il sole è sorto  sulla spiaggia Omaha Beach,  le bandiere sono state issate a mezz’asta. Una banda militare degli Stati Uniti ha suonato, mentre veterani del D-Day provenienti dalla 29esima divisione di Fanteria e soldati in servizio si sono messi sull’attenti alle 6.30  esatte, il momento in cui il 6 giugno 1944 i primi soldati alleati sbarcarono. Centinaia di residenti della Normandia e altri spettatori hanno applaudito i veterani formando pian piano, in successione,   una catena umana sulla spiaggia.

Dei 110mila morti del D Day,  20mila furono civili. “La mattina del 7 giugno – ha ricordato  Hollande– ben 3mila civili furono uccisi e 100mila persone obbligate a lasciare le loro case. I rifugiati si nascosero nelle cantine, nelle chiese, gli incendi si moltiplicarono. Ma ovunque si unirono persone di buona volontà, donne e uomini che aiutarono i feriti a rischio della loro vita”. “Le giovani generazioni  devono ricordarsi che qui, due milioni di soldati si batterono in mezzo ad un milione di civili”.

E sa iddio di quanto,  oggi, avremmo bisogno di persone di buona volontà.

“D-Day” , il  “giorno”. Quello  stabilito per una missione. Il codice “D-Day”,  un’espressione generica a indicare l’inizio di una particolare manovra, usato,  prima del 1944,  in numerose altre occasioni. Legato poi indissolubilmente allo Sbarco in Normandia, il cui segretissimo nome in codice era originariamente “Overlord”.

Per altri, D-Day sarebbe il  “Decision Day” o “Deliverance Day”. Anche su questo varie scuole di pensiero.

Le sensazioni di Anna Frank

Prima che il 4 agosto 1944 i nazisti entrassero nel suo nascondiglio, Anna Frank fece in tempo ad apprendere, via radio, la notizia dello sbarco. Otto Frank appese una cartina sulle pareti dell’Alloggio Segreto in cui seguire l’avanzata delle truppe alleate. Anna scrisse, con entusiasmo, nel suo Diario:

“Si starà avvicinando la tanto anelata liberazione […] Oh, Kitty, la cosa più bella dell’invasione è che ho la sensazione che siano in arrivo degli amici”.

Ma prima c’era stato lo sbarco in Sicilia

L’idea di invadere la Sicilia era nata  a Londra durante l’estate del 1942, quando vennero fissati due importanti obiettivi strategici nel Mediterraneo per le forze inglesi: Sicilia e Sardegna, chiamate  in codice  Husky e Brimstone. “Le grandi unità italiane erano  carenti sotto tutti i punti di vista (armamento e motorizzazione soprattutto), e molte erano unità costiere prive di armamento pesante…. “.

Insomma gli italiani sono sempre carenti di qualcosa. E per riaversi  dalla depressione sono costretti a voltarsi  indietro al rinascimento, al risorgimento  eccetera eccetera…

“C’erano in ballo tre ipotesi – riporta lo storico Salvatore Lupo – “La prima, auspicata dai sovietici, prevedeva lo sbarco nelle coste settentrionali dell’Europa, la seconda puntava ai Balcani e la terza alla Sicilia”. Fu scelta quest’ultima opzione perchè  l’Italia rappresentava l’avversario più debole; ”Il “ventre molle” dell’Europa, come ebbe a definirla Churchill.

Umiliati e offesi. Sarà il nostro destino? O saranno i corsi e ricorsi di vichiana memoria….

Inutile dire che  il D.Day salvò l’Europa. Questo vecchio / giovane continente  che alcuni, pochi,  di noi sanno apprezzare salvaguardare amare. Che sta per essere invaso da altre culture prima ancora di avere perfezionato la propria. Abbiamo avuto settantanni di tempo, ma senza risultati appprezzabili.

D’altra parte la libertà è un dovere prima che un diritto, parafrasando la grande Oriana che  vedeva lontano.

Siamo così stanchi noi che abbiamo passato la vita lavorando, rimboccandoci le maniche ma non siamo riusciti a dare un minimo di sicurezza ai nostri figli.

Pubblicato in : Primo piano

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    11 Giugno 2014 alle 18:22

    I soldati italiani morti a centinaia tra il 10 luglio e l’8 settembre 1943 per difenderci dai liberatori, compresi una decina di prigionieri fucilati, furono ovviamente vittime ingannate dal fascismo e non hanno creato alcun problema né alla storiografia addomesticata né al Napolitano Giorgio che il 6 giugno si ritrovava a commemorare in Normandia la fondazione degli States d’Europa. Quando la mediocrità vegeta troppo a lungo alla ribalta non produce più storia ma fatiscenza.

    Rispondi

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