Snobbiamo un evento, una manifestazione che pensavamo superabile e superata e poi ci viene l’ansia di esserci per dire “guarda ci siamo andati anche noi”.
Prima pensavano in tanti che non sarebbe mi stato aperto. Solito scetticissimo italico. Poi che ci sarebbero andati in pochi e che sarebbe passato sotto silenzio. Con l’estate invece Expo Milano 2015, esposizione universale, ha fatto boom. E ancora di più in queste ultime settimane che precedono la chiusura. Siamo fatti così. Ci viene la frenesia da ultimi giorni.
Snobbiamo un evento, una manifestazione che pensavamo superabile e superata e poi ci viene l’ansia di esserci per dire “guarda ci siamo andati anche noi”. Poco prima della fine, della data inesorabile. Qui le code fanno venir voglia di mettersi in coda. Fascino dell’”adesso o mai più”.
Solo così si spiega da settembre la corsa popolare e interclassista all’Expo come una ressa da capodanno in cui tutti vogliono stappare il loro pezzo di festa, di relazione, di conoscenza. Magia dell’Expo-emulazione. .
Corri a vedere padiglioni che sai che fra un mese non ci saranno più: la cosa è contagiosa. Adulti incravattati, signore ingioiellate, bambini e scolaresche a frotte, famiglie intere, anziani e super anziani con difficoltà motorie, associazioni e gruppi, singoli e clan di svariate nazionalità, ma tanti sono italiani e tanti sono milanesi, animano in queste settimane decumano e cardo, angoli e street food. Sono spossati dalla fatica ma contenti, alla ricerca, alla scoperta di un mondo sconosciuto e lontano o per la celebrazione di un rito collettivo di partecipazione.
Anche il padiglione più sobrio, per non dire essenziale, è preso d’assalto per scoprire una pianta o un vaso. Bastano due luci e un suono, un piccolo concerto e una sfilata e diventa tutto richiamo universale.
Ore e ore di fila per il padiglione Italia sono state la prova di una grande creatività mentale prima ancora che fisica, ma anche le file per Giappone, Corea, Israele, Malaysia, persino -oso dire-, per il Belgio sono state segno di una passione crescente per navigare nella conoscenza mondiale, una volta tanto a portata di …italiano. Nella campoagna di Rho.
Poi ci sono i Paesi che hanno fatto faville e altri che sono stati più contenuti, così come le regioni italiane. Ad esempio l’Alto Adige ha sfoderato danze e costumi, piatti e arrampicate dando punti a province consorelle, così come l’Emilia-Romagna è stata la vera protagonista della biodiversità e del sistema agroalimentare. Anche la Toscana ha presentanto le sue eccellenze di territorio e di prodotti.
E tuttavia per il visitatore-medio di Expo la fettina di mela del Trentino come la sfoglia del’Emilia e il gulasch dell’Alto Adige erano e sono la stessa molla per conoscere, gustare e partecipare. E’ proprio vero che il cibo è cittadinanza e vedere il mondo del cibo nelle relazioni con i singoli Paesi offre un caleidoscopio di informazioni e impressioni inusitate. In questo si stanno immergendo i visitatori delle “ultime settimane” come in una atmosfera che altrimenti non riusciresti a vivere mai più.
Di corsa per vedere il più possibile nel tempo dato. E poi stesi accasciati sui lettoni di legno o di plastica per recuperare forza ed energia. E poi di nuovo a cercare e scoprire altre immagini, altri costumi, altri prodotti.
Poi li vedi tutti, non solo alle ore canoniche, sotto l’Albero della Vita ruotarsi e dondolarsi sui seggiolini rossi a birillo che ti portano a galleggiare sull’equilibrio: ragazzi e bambini, giovani e meno giovani a provare come si ruota attorno al cuore simbolo di questa esposizione. Sgabelli rossi a punta, l’oggetto più ambito da provare, da usare: vedi un po’ cosa fa l’emulazione.
Insomma se il buongiorno si vede solitamente dal mattino, nel caso dell’Expo Milano 2015, il successo si vede anche dal pomeriggio perché ad ogni ora post pranzo continuano ad arrivare visitatori anche per le luci della sera piutosro affascinanti e per la cena all’esposizione che fa tanto trend. Insomma rispetto alle voci e alle paure di aprile-maggio quasi un miracolo. Noi italici siamo fatti così: prima tutti da una parte poi tutti dall’altra.
Mica da tutti, mica per sempre. Appunto: il mica-per-sempre è proprio una bella molla. La fine prossima di un evento è la spinta fenomenale all’evento stesso. A prescindere dai suoi contenuti.
Pensierino finale. Guardare è facile, vedere è più complicato. E non bastano gli occhi.

Ma che bisogno c’è di un’indigestione di conoscenze inventate?