Nel 1980 il debito pubblico italiano era, rispetto al PIL, del 56,9%. Nel ’90 del 94,7, nel 2000 del 109,2. Oggi è assestato al 107,4. Per tornare entro il 60% stabilito dai parametri di Maastricht, secondo calcoli fatti dalla Commissione Europea, bisognerebbe che per i prossimi 45 anni l’Italia registrasse, ogni anno, un avanzo di bilancio del 3 per cento rispetto al PIL. Le quattro voci che incidono maggiormente sulla spesa sono, come ormai è noto a tutti, sanità, previdenza, enti locali, pubblico impiego. Le strade per rientrare dal debito sono solo tre: tagliare le spese, aumentare le entrate, un mix delle due politiche. La scelta di quale politica adottare deve tenere conto dell’andamento economico. Una cosa è se siamo in una fase di espansione, un’altra se in recessione. Oggi stiamo uscendo da un lungo periodo recessivo, in Italia la ripresa è appena accennata e non interessa tutti i comparti ma solo alcuni settori. Da qui deriva la necessità di non soffocare nella culla il bambino della ripresa con l’ incremento della pressione fiscale. La Finanziaria della quale si discute, e sulle cui grandi linee sembrano non esserci più dubbi, va invece proprio in questa direzione. La manovra resta da 30 miliardi. Tornano i ticket sulle ricette, salgono le tasse, dal 12 al 20 per cento, sulle rendite finanziarie, aumenta la pressione fiscale sui redditi che superano i 70mila euro, 40 euro di tasse ogni mille di reddito, salgono i contributi previdenziali per i lavoratori autonomi e per quelli parasubordinati , di converso si allarga a quota 8000 la no tax area e si rimodulano gli scaglioni fiscale per i redditi inferiori. Si ipotizza anche di convogliare ad un fondo dell’Inps una quota rilevante del Tfr e di attuare in due tempi la riduzione del cuneo fiscale. In pratica, se poi le decisioni del Consiglio dei Ministri confermeranno tutte le indiscrezioni, il governo dimostra di scegliere la via più facile, quella di aumentare le entrate attraverso l’incremento della pressione fiscale. Politicamente parlando è la vittoria, all’interno della maggioranza, della sinistra radicale su quella riformista. Purtroppo le conseguenze saremo chiamati a pagarle tutti, anche quei ceti più deboli per aiutare i quali si sta facendo una Finanziaria che poggia in gran parte sulla demagogia.
Ultime ore per la finanziaria di Prodi. Vince il partito delle tasse su quello dei tagli alla spesa. E’ la vittoria politica di Diliberto e compagni
Tornano i ticket sulle ricette, salgono le tasse, dal 12 al 20 per cento, sulle rendite finanziarie, aumenta la pressione fiscale sui redditi che superano i 70mila euro, 40 euro di tasse ogni mille di reddito, salgono i contributi previdenziali per i lavoratori autonomi e per quelli parasubordinati.

Cari amici di “Pensalibero”, a certi italiani sta bene come un vestito nuovo, perché l’obiettivo di questa marmaglia che oggi ci governa è di stratificare la ricchezza verso il basso, salvando ovviamente i boiardi di stato ecc…Dicono che a questo punto i sondaggi rivelano che votando oggi saremmo in vantaggio di 6 punti. Fosse vero, ma con questa opposizione che potrebbe facilmente abbattere questo governo, ce li teniamo cinque anni e se ci va male anche 10, intanto cominciamo a comprare le pezze per il fondo dei nostri pantaloni! Ma che razza di gente vive in questa nostra povera Italia! Vorrei anche dirvi che non è formando nuovi partiti (o correnti?) che ci si arrampica sui nostri ideali comuni, perché alla fine, ci sarà sempre qualcuno che farà in modo di spezzare gli attacchi per mero interesse di bottega.
Sergio Dubini