
L’improvvida proposta di Gianni Infantino, presidente FIFA, di vendere a privati investitori una quota del 20% dei Mondiali di Calcio ha suscitato un unanime coro di proteste perche’ ovviamente chi investe vuole un ritorno economico che non puo’ non contaminare l’anima del calcio. Trattandosi dello sport piu’ popolare al mondo questa notizia e’ stata a lungo nelle prime pagine di tutti i giornali con articoli, inchieste, editoriali. Populisticamente sono intervenuti i primi ministri del Regno Unito, Burnham, e del Canada, Carney, per chiedere le dimissioni immediate di Infantino mentre Trump lo ha difeso anzi lo ha candidato come nuovo segretario dell’ONU.
E’ significativo il momento della proposta di Infantino cioe’ all’indomani del successo senza precedenti della Coppa del Mondo in America. La scommessa di Infantino, contro il parere dell’UEFA, di allargare la partecipazione a 48 squadre rispetto alle 32 delle edizioni precedenti favorendo squadre extra-europee ha pagato.
Alle 104 partite giocate in 16 citta’ hanno assistito 6811000 spettatori con una media dii 65000 persone a partita.
In termini economici i mondiali hanno generato ricavi per oltre 15 miliardi di dollari, piu’ del doppio dell’edizione precedente in Quatar (7 miliardi). Anche da un punto di vista di promozione del calcio e’ stato un successo perche’ squadre come Curacao, Panama, Capo Verde hanno dimostrato di poter competere con squadre piu’ blasonate. E’ stata un ispirazione ed un incentivo per altre nazioni simili che in passato si sentivano esclusi.
Questo successo dei mondiali, unito alla sua megalomania ha instillato in Infantino l’idea di monetizzare anche le future edizioni dei mondiali col know how di investitori americani che riescono a fare dello sport un ricco business.
Il ritiro della proposta indecente da parte di Infantino non e’ stato sufficiente per l’UEFA che vuole la testa del presidente FIFA per sostituirlo con uno piu’ malleabile o con il presidente dell’UEFA stessa.
In realta’ tutte le organizzazioni sportive internazionali con la loro struttura organizzativa piramidale sono istituzionalmente corrotte e/o corruttibili per il semplice fatto che vige la regola ONU dove ogni membro, sia San Marino o USA, conta per uno. I rappresentanti nazionali in questi organismi non sono controllati e in massima parte fanno i loro interessi privati. Naturalmente anche l’elezione di Infantino e’ frutto di questo sistema ed ebbe origine a Zurigo nel 2010 quando i membri FIFA dovevano votare a chi assegnare i mondiali del 2022.
Con grande sorpresa generale dall’urna usci’ vincente il Quatar che ha un territorio meno della meta’ della Sardegna.
Clinton, capo delegazione USA grande favorito della vigilia, s’infurio’ talmente da far volare via un vaso e da chiedere immediatamente l’intervento dell’FBI. Le indagini sulla corruzione si concentrarono sul membro dell’esecutivo FIFA, l’americano Chuck Blazer, un personaggio pittoresco che si muoveva con uno scooter per disabili con pappagallo sulla spalla e viveva a Manhattan in un lussuoso condominio, Trump Tower, in due appartamenti uno per se’ ed uno per i suoi amati gatti.Questo tenore di vita era esclusivamente “finanziato” dalla sua carica FIFA. Ma l’FBI aveva nel mirino un altro obbiettivo piu’ grosso, il presidente Sepp Blatter. In cambio della riduzione della pena Chuck Blazer divento’ collaboratore di giustizia e rivelo’ la cupola corruttiva con al centro Sepp Blatter. L’FBI passo’ le informazioni alle autorita’ svizzere che arrestarono il presidente FIFA che si dimise sei giorni dopo nel giugno 2015.
Il grande favorito alla successione era Michel Platini, allora presidente UEFA, ex grande campione, ma stranamente si scopri’ che cinque anni prima Blatter gli aveva dato due milioni di franchi svizzeri in base ad un accordo verbale come compenso per essere stato suo consulente personale. Il procuratore federale di Berna Michael Lauber apri’ un fascicolo su questo pagamento e convenientemente contro la prassi, rivelo’ che Platini era un qualcosa “tra un testimone ed un sospettato”. In base alle regole FIFA Platini fu rimosso dalla sua carica per aver violato il codice etico.
Caduta la canditatura del grande campione, l’UEFA candido’ alla presidenza FIFA il suo direttore generale Infantino che fu eletto nel 2016.
Successivamente Platini riusci’ a provare la sua innocenza mentre Lauber che era diventato procuratore generale della Svizzera, fu costretto alle dimissioni perche’ aveva incontrato Infantino piu’ volte segretamente e illecitamente durante le indagini sulla FIFA. Platini ha querelato sia civilmente che penalmente Infantino e Lauber per aver cospirato contro la sua canditatura ed il processo per la parte civile iniziera’ a dicembre a Marsiglia.
Seguire le lotte per il potere nella FIFA e’ molto meno noioso che vedere tante partite della nazionale italiana.
Questa lotta tra FIFA e UEFA non e’ un semplice contrasto di personalita’ ed ambizioni ma di interessi economici.
Il calcio e’ gia’ lo sport piu’ diffuso nel mondo ma nelle zone piu’ popolose come India e Indonesia quasi non esiste o non decolla come in Cina e la FIFA vuole investire in questi Paesi e in Africa che e’ carente di strutture. La proposta di Infantino supportata dalla banca J Morgan avrebbe generato circa 10 miliardi di dollari da distribuire alle federazioni.
L’UEFA invece gestisce le partite in Europa ed in particolare la Champions League che ogni anno incassa circa 5 miliardi di Euro. Diversamente dalla FIFA i ricavi delle partite al netto delle spese sono ridistribuite in base ai risultati alle squadre partecipanti alla Champions che diventano progressivamente piu’ ricche. Questo sistema crea squilibri nelle competizioni europee dove domina la ricca Premier League inglese ed anche all’interno dei singoli campionati nazionali
Sarebbe piu’ equo e giusto se l’UEFA invece di fare la morale alla FIFA per la sua ricerca di soldi, rivedesse il suo modello economico delle Coppe europee ed adottasse un modello simile a quello di un altro ricco sport quello del campionato mondiale di F1 dove i teams partecipanti hanno un tetto di spese che mette tutti sullo stesso piano.
Luigi Cariglia

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