
I leader europei si sono riuniti oggi in una Copenaghen blindata per affrontare il tema della difesa dell’Unione e del sostegno all’Ucraina. Se da tempo ormai i vertici dei 27 sono contraddistinti da un nuovo clima di urgenza, mai come ora la posta in gioco appariva così alta, con gli Stati Uniti tiepidi nel sostenere militarmente il continente e Mosca che accelera le sue provocazioni ai confini dell’Europa. Nelle ultime due settimane droni di origine sconosciuta hanno bloccato l’aeroporto principale della Danimarca e diversi altri aeroporti regionali dal Baltico alla Polonia, mentre aerei da combattimento russi hanno violato lo spazio aereo alleato sorvolando i cieli dell’Estonia per ben 12 minuti. In risposta agli incidenti, che analisti e diplomatici definiscono un ‘campanello d’allarme’ per il continente, la Nato ha lanciato ‘Eastern Sentry’, una missione militare di pattugliamento dei cieli dell’Europa orientale che coinvolge i sistemi aerei e terrestri di diversi paesi europei. “Siamo già in una guerra ibrida – ha affermato il primo ministro danese Mette Frederiksen in una lunga intervista al Financial Times – Dobbiamo essere molto trasparenti sul fatto che probabilmente è solo l’inizio. E abbiamo bisogno che tutti gli europei capiscano cosa è in gioco e cosa sta succedendo”. Frederiksen ha spiegato che gli atti ostili di Mosca sono di diversa natura e vanno dalle violazioni dello spazio aereo ai sabotaggi e attacchi informatici. “Lo scopo è quello di dividerci. Destabilizzarci. Usare droni un giorno, attacchi informatici il giorno dopo, sabotaggi il terzo giorno – ha spiegato la premier – Quindi questo non si risolverà solo con il potenziamento delle capacità”.

Un muro di droni?
Quello di oggi a Copenaghen è in realtà il primo di due giorni di incontri. Se il vertice di oggi ha visto i leader europei intraprendere i primi passi per rafforzare la sicurezza, tra cui un ‘muro di droni’ per proteggere lo spazio aereo comune, domani il segretario generale della Nato, Mark Rutte, parteciperà a un dibattito più ampio con i leader europei, inclusi quelli di Ucraina e Regno Unito. All’ordine del giorno ci saranno proposte per accelerare gli investimenti nazionali e collettivi nella difesa aerea, iniziative proposte dalla Commissione e azioni coordinate per aumentare la deterrenza contro Mosca. Al vertice di oggi seguiranno discussioni più formali a Bruxelles tra tre settimane, quando i leader torneranno ad incontrarsi per il Consiglio Europeo formale e discuteranno anche delle proposte per concedere un prestito di 140 miliardi di euro all’Ucraina, da spendere in armi, anche utilizzando i beni russi congelati. Nelle ultime settimane si è assistito a una drastica inversione di tendenza nell’orientamento politico sull’argomento, dopo anni di discussioni sul fatto che il denaro congelato dovesse rimanere intatto e che solo gli interessi dovessero essere sottratti per aiutare Kiev. Ora i leader europei stanno accogliendo con sempre maggior favore l’idea di concedere a Kiev un “prestito di riparazione” a tasso zero, che dovrebbe garantire che il denaro venga utilizzato per acquistare armi dai produttori europei.
Bruxelles vuole superare l’unanimità?
Oltre alla difesa comune, a tenere banco tra i 27 è stato il processo di adesione dell’Ucraina. Il vertice informale ha visto infatti il tentativo del presidente del Consiglio Antonio Costa di superare i veti sul percorso di adesione di Kiev nell’Ue, bloccato dall’inizio dell’anno. La Commissione europea ha formalmente constatato che il paese ha realizzato riforme sufficienti per aprire due serie di capitoli negoziali. Ma il primo ministro ungherese, Viktor Orban, oppone il veto, con implicazioni anche per la Moldavia. Anche Chisinau soddisfa infatti criteri per aprire una serie di capitoli negoziali. Sia per l’Ucraina sia per la Moldavia – protagonista nei giorni scorsi di un voto che ne ha sancito le aspirazioni europeiste – sarebbe un incoraggiamento politico a proseguire sulla strada delle riforme. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, lo ha più volte ricordato ai leader europei: la prospettiva dell’adesione è fondamentale per il morale dei soldati al fronte e dei cittadini ucraini sotto le bombe russe. In gioco c’è anche la credibilità del blocco nel suo insieme e di un processo di allargamento basato su regole condivise. L’altro grande interrogativo è se Bruxelles riuscirà a modificare le regole di approvazione delle sanzioni passando dall’unanimità alla maggioranza qualificata, escludendo così Bratislava e Budapest dal processo decisionale. Il superamento dell’unanimità sarà centrale anche nel Consiglio europeo formale del 23 e 24 ottobre.
Israele è sparito dall’agenda europea?
Contrariamente alle aspettative, e agli annunci, l’argomento Medio Oriente e sanzioni a Israele è scomparso dall’agenda del Consiglio informale. Secondo varie fonti di stampa la decisione sarebbe da attribuire al fatto che il tema sia troppo “divisivo”. Ovvero non c’è unanimità sulle sanzioni contro i coloni violenti e due ministri estremisti del governo di Benjamin Netanyahu, né la maggioranza qualificata per reintrodurre i dazi contro Israele. Inoltre i governi dei 27 che oscillano tra il pieno sostegno a Israele e la condanna delle morti civili a Gaza, riterrebbero che impegnarsi ora a prendere una posizione su possibili sanzioni non sarebbe d’aiuto alla luce dell’accordo provvisorio raggiunto lunedì tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il piano di pace in 20 punti, lanciato dal presidente americano, ha incassato un sostegno insolitamente compatto dai leader europei, che hanno accolto con favore l’iniziativa. Ma al di là dei proclami, il progetto resta fragile: riflette più i rapporti di forza sul terreno che una reale mediazione e lascia molte incognite aperte. Per crederci davvero, serve un ottimismo che oggi in Europa – tra droni sui cieli e guerre ai confini – appare quanto mai difficile da sostenere.
Il commento
Di Antonio Missiroli, ISPI Senior Advisor
“Il summit informale dei 27 che si svolge in una Copenaghen sotto stretta sorveglianza anti-droni dovrebbe servire soprattutto a preparare e facilitare le prossime decisioni sul sostegno all’Ucraina (assets russi e allargamento) e sulle risposte alle operazioni ‘ibride’ di Mosca (‘muro di droni’ e nuove sanzioni). Le consultazioni saranno poi estese anche agli altri europei – da Rutte a Starmer, da Zelensky a Maia Sandu – che contribuiscono ad una ‘comunita’ politica’ continentale di cui si sente sempre più la necessità”.
Alessia De Luca

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