• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Ucraina: un’intesa con molte incognite

A Parigi raggiunta un’intesa sulle garanzie per l’Ucraina in caso di cessate il fuoco. Ma le incognite su Mosca e i dubbi sull’impegno americano rendono il percorso verso la pace ancora incerto. “Un decisivo passo avanti”: con queste parole Volodymyr Zelensky ha accolto le conclusioni del vertice di Parigi dove una trentina di paesi alleati hanno concordato un’intesa di principio sulle garanzie di sicurezza per Kiev, in caso di cessate il fuoco con la Russia. Al termine del vertice della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi, Francia e Regno Unito hanno firmato con l’Ucraina una dichiarazione che prevede la possibilità di schierare forze militari europee nel paese, all’indomani di un accordo di pace. Gli Stati Uniti, pur senza firmare il testo, hanno sostenuto il piano e si sono detti pronti a guidare il monitoraggio di una futura tregua. 

di Alessia De Luca | 8 Gennaio 2026

“Un decisivo passo avanti”: con queste parole Volodymyr Zelensky ha accolto le conclusioni del vertice di Parigi dove una trentina di paesi alleati hanno concordato un’intesa di principio sulle garanzie di sicurezza per Kiev, in caso di cessate il fuoco con la Russia. Al termine del vertice della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi, Francia e Regno Unito hanno firmato con l’Ucraina una dichiarazione che prevede la possibilità di schierare forze militari europee nel paese, all’indomani di un accordo di pace. Gli Stati Uniti, pur senza firmare il testo, hanno sostenuto il piano e si sono detti pronti a guidare il monitoraggio di una futura tregua. L’incontro – ospitato all’Eliseo – è stato il primo con una partecipazione diretta e di alto livello della parte americana, rappresentata dagli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e il genero del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner. Secondo l’intesa, come riporta Radio Free Europe, Francia e Regno Unito fornirebbero la maggior parte delle forze, la Turchia sarebbe responsabile della sicurezza marittima nel Mar Nero e gli Stati Uniti garantirebbero “supporto logistico e di intelligence”. In totale, la forza di interposizione sarebbe composta dai 15mila ai 30mila uomini che – ha precisato Macron – sarebbero dispiegati lontano dalla linea del fronte, trattandosi di “una presenza di rassicurazione” e non di “forze da combattimento”. Oltre all’istituzione di un sistema di monitoraggio del cessate il fuoco, la coalizione ha convenuto anche di mantenere il proprio aiuto militare e il sostegno a lungo termine nelle forniture di armamenti alle forze armate ucraine per garantire il mantenimento delle loro capacità operative “che restano la prima linea di difesa e di deterrenza”.

L’incognita di Mosca?

Sull’intesa, faticosamente raggiunta, pesano numerose incognite, prima fra tutte la reale volontà del Cremlino di raggiungere un accordo. Sebbene Trump abbia ripetutamente affermato che la pace è dietro l’angolo, i segnali provenienti da Mosca raccontano un’altra storia e i funzionari russi hanno ripetutamente escluso un cessate il fuoco temporaneo o un accordo rapido, insistendo sulla necessità di un’intesa globale che affronti quelle che definiscono le “cause profonde” del conflitto. Il Cremlino ha anche affermato che si opporrà categoricamente alla presenza di soldati della Nato sul suolo ucraino come parte di qualsiasi accordo. Inoltre, in un contesto in cui Mosca sembra ritenere ancora sostenibile la prosecuzione delle operazioni militari, l’ipotesi di un accordo negoziato seguito dal dispiegamento di una forza internazionale appare, almeno nel breve periodo, poco realistica. Sono dubbi riconosciuti anche dai leader occidentali. “Siamo più vicini che mai alla pace, ma ovviamente i passi più difficili devono ancora arrivare”, ha ammesso il primo ministro britannico Keir Starmer. Più netto il giudizio del premier polacco Donald Tusk: “Oggi l’Europa, gli Stati Uniti, il Canada e altri Paesi hanno parlato con una sola voce sulle garanzie di sicurezza e sul futuro dell’Ucraina. Ma resto scettico sulle intenzioni della Russia. Dobbiamo esercitare una forte pressione su Mosca, utilizzando tutti i mezzi economici e politici a nostra disposizione”

I dubbi su Washington?

Se Francia e Regno Unito si sono detti pronti a schierare truppe sul terreno, la maggior parte degli altri membri della coalizione – Germania inclusa – ha finora evitato impegni diretti. Italia e Polonia hanno chiarito che non invieranno truppe in Ucraina, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha aperto a un contributo militare limitato ai Paesi confinanti, ma non all’interno del territorio ucraino. A questo si aggiungono le crescenti e profonde incertezze sull’impegno degli Stati Uniti. I colloqui di Parigi si sono svolti mentre l’attenzione di Trump sembra spostarsi su altri dossier, dal Venezuela alle tensioni con l’Europa legate alle sue ripetute minacce sulla Groenlandia, che stanno creando tensioni nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Durante la conferenza stampa successiva alla firma, diverse domande hanno riguardato proprio l’affidabilità delle garanzie di sicurezza statunitensi, in un momento in cui il presidente americano torna a minacciare un altro alleato Nato. Witkoff ha ribadito che Trump “sostiene fortemente” i protocolli di sicurezza discussi a Parigi, ma il fatto che Washington non abbia firmato la dichiarazione finale alimenta i sospetti. Secondo il sito di notizie Politico alcune formulazioni che prevedevano un impegno operativo più esplicito degli Stati Uniti sarebbero state attenuate rispetto alle bozze iniziali, che parlavano di un sostegno diretto alla forza internazionale in caso di attacco.

Pronti a tutto?

Di fronte alla prospettiva di un quarto anno di guerra o di una pace imposta a condizioni dolorose, Zelensky insiste sulla necessità di prepararsi a entrambi gli scenari. “Stiamo perseguendo la strada diplomatica, ma siamo pronti a una difesa attiva continuata se la pressione dei nostri partner sulla Russia dovesse rivelarsi insufficiente”, ha dichiarato il presidente ucraino. In questo quadro si inserisce il recente rimpasto ai vertici militari. Zelensky ha nominato capo di gabinetto Kyrylo Budanov, ex capo dell’intelligence militare, rafforzando il proprio controllo su una figura molto popolare e considerata potenzialmente competitiva in vista di elezioni nel dopoguerra. In precedenza aveva rimosso anche il capo dei servizi di sicurezza interni, Vasyl Malyuk. Secondo diversi analisti, la portata delle scelte suggerisce che il presidente non stia pensando solo all’emergenza bellica, ma anche al futuro assetto politico del Paese. La promozione di Budanov potrebbe rafforzare Zelensky in un eventuale confronto elettorale con Valeriy Zaluzhny, l’ex comandante delle forze armate e attuale ambasciatore a Londra, indicato dai sondaggi come il principale rivale in una futura competizione presidenziale. In attesa che la diplomazia produca risultati concreti, l’Ucraina continua così a muoversi su un doppio binario: negoziare, senza abbassare la guardia, e prepararsi a un conflitto che potrebbe durare ancora a lungo.

Il commento

Di Eleonora Tafuro Ambrosetti, Osservatorio Russia, Caucaso e Asia Centrale ISPI

“Aspettarsi l’inaspettato: questa sembrava essere l’unica bussola strategica della ‘coalizione dei volenterosi’ sull’Ucraina. Ed è un’espressione che dice molto sull’incertezza che ha circondato l’incontro di Parigi. Sullo sfondo, l’azione militare degli Stati Uniti in Venezuela e le minacce di Trump alla Danimarca complicano ulteriormente i calcoli europei, sollevando ulteriori interrogativi sulla tenuta dell’impegno americano e sulle sue ricadute sugli sforzi diplomatici per ottenere un cessate il fuoco in Ucraina. L’incontro ha inoltre cristallizzato gli equilibri e i ruoli all’interno della coalizione, con il protagonismo di Francia e Regno Unito e la reticenza di paesi come Italia, Germania e Polonia”. 

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti