
Anna Achmatova faceva di cognome Gorenko. Il suo era uno pseudonimo ed era nata in Ucraina nei pressi di Odessa sul Mar Nero nel 1889. Anche se si trasferì presto da fontalka a Tsarskoye Selo o villaggio dello Zar, il cui palazzo era stato progettato da Bartolomeo Rastrelli,aveva vissuto molto tempo a Kyiv con famiglia e parenti,dove aveva terminato gli studi. Nel 1910 sposò in quella città l’ufficiale e poeta Gumilev visitando Parigi e l’Italia. Nel 1921 quando i bolscevichi russi occuparono l’Ucraina in seguito alla guerra contro l’esercito bianco, che segnò la fine della prima indipendenza del Paese, Gumilev fu imprigionato e ucciso dalla Ceka di Lenin e Dzerzinskij. Nel disagio di quegli anni, Achmatova vide uccisi molti dei poeti suoi coevi.
Celebre e immortalata fu la relazione col pittore livornese Modigliani a Parigi. Qui presento per la serie dei poeti ucraini una poesia d’amore che m’è parsa suggestiva e cara. Con rara capacità di sintesi , virtù non frequente e difficile, si immagina subito il vissuto e l’attimo, quasi sospeso e arreso di un addio; di un amore concluso: un lascito, nel senso di dono, amaro, non tragico, oltre il comprensibile. Una poesia che elude i drammi quotidiani e che lascia al lettore ampia immaginazione del sentire.
Fu uno scherzo
Strinse le mani sotto un velo oscuro…
” Perché sei pallida oggi?”
Perché di tristezza amara l’avevo ubriacato, or ora.
Come dimenticarlo? Uscì vacillando,
Con smorfia dolorosa sulle labbra;
Corsi giù per le scale, senza toccare la ringhiera,
Gli corsi dietro fino al portone.
Soffocando gridai: – fu uno scherzo quel ch’io dissi: se parti morro’-.
Sorrise tranquillo e duro,
mi disse: ” Non stare al vento.”
Enrico Martelloni

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