
Nella mattinata di ieri si è compiuto il rito della traslazione del feretro di papa Francesco, portato nella Basilica di San Pietro, dove i fedeli potranno rendere omaggio alla salma del defunto pontefice per i prossimi tre giorni. L’attenzione del mondo, tuttavia, già si rivolge ai solenni funerali che si terranno sabato, 26 aprile, alle 10 del mattino. Le celebrazioni rappresenteranno una sorta di summit internazionale, seppur informale, data la partecipazione – già confermata – di vari Capi di Stato e di governo stranieri. Attesi, tra gli altri, anche il presidente americano Donald Trump, insieme alla moglie Melania, e l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo, secondo quanto riferisce l’agenzia stampa Ukrinform, si è detto pronto a incontrare l’inquilino della Casa Bianca in Vaticano: sarebbe il primo tentativo di avvicinamento tra i due, dopo il furibondo scontro avvenuto a Washington a fine febbraio, in diretta mondiale. Il tutto avviene mentre, stando a indiscrezioni del Financial Times, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe proposto agli USA di congelare di fatto il conflitto in Ucraina, chiedendo che a Mosca vengano riconosciuti i territori attualmente sotto il suo controllo.

Chi sarà al funerale?
Il Vaticano si prepara ad accogliere delegazioni da tutto il mondo per l’ultimo saluto a Francesco, che più di tutti negli ultimi anni si è speso a favore della pace e della concordia internazionale. A rappresentare il Regno Unito sarà il principe William, dopo che re Carlo III è stato uno degli ultimi leader mondiali a incontrare Bergoglio prima della sua dipartita. Presenti anche il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, e il presidente argentino Javier Milei (che non ha risparmiato critiche e persino insulti al pontefice, quando era in vita), il capo di Stato brasiliano Inacio Lula da Silva e la presidente della commissione UE, Ursula von der Leyen. Le assenze più vistose sono certamente quelle del presidente russo Putin e del presidente israeliano Benjamin Netanyahu, entrambi colpiti da un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale (CPI). A differenza del presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro non ha speso alcuna parola di cordoglio per la scomparsa del pontefice. Putin, in un messaggio di cordoglio, ha comunque elogiato Bergoglio per aver “promosso attivamente la cooperazione costruttiva tra la Russia e la Santa Sede.” Tutti gli occhi sono puntati invece su Trump e Zelensky, in un momento particolarmente delicato per la crisi russo-ucraina. I rapporti tra i due presidenti sono ai minimi: dopo lo scontro alla Casa Bianca di fine febbraio, Trump ha destato scalpore commentando l’attacco della Domenica delle Palme a Sumy, in cui hanno perso la vita 34 persone tra cui sette bambini, attribuendo a Joe Biden e allo stesso Zelensky la responsabilità della guerra. Rispondendo a una domanda della stampa su un possibile incontro in Vaticano, il capo di Stato ucraino ha risposto: “Siamo sempre pronti a incontrare i nostri partner degli Stati Uniti. Sempre”.
Fine dello stallo?
Al netto del sostanziale stallo su tutti i fronti, la situazione sul campo non è positiva per Kiev. Nelle ultime ore il ministero della Difesa russo ha riferito su Telegram che le forze di Mosca hanno conquistato il villaggio di Sukhaya Balka, nella regione di Donetsk, il giorno dopo la fine della tregua pasquale annunciata dal Cremlino. L’invasione russa iniziata a febbraio 2022 ha portato all’annessione unilaterale di parti degli oblast Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhia, dopo quella della Crimea nel 2014 (atti non riconosciuti a livello internazionale). Parallelamente, secondo l’agenzia Tass, le truppe russe hanno ripreso il controllo del monastero di San Nicola Belogorski a Kursk, in Russia, dopo scontri con soldati ucraini. Il generale russo Valery Gerasimov ha affermato che il 99,5% della regione di Kursk è tornato sotto il controllo russo, anche se Zelensky ha smentito. Le forze ucraine, che nell’agosto 2024 avevano occupato 1.200 km² di territorio russo in questa zona, hanno subito pesanti battute d’arresto.
Congelare il conflitto?
Secondo il Financial Times, intanto, Putin avrebbe proposto agli Stati Uniti di porre fine all’invasione dell’Ucraina lungo l’attuale linea del fronte. Il quotidiano, citando fonti riservate, riferisce che l’offerta è stata presentata a inizio aprile a San Pietroburgo, durante un incontro con l’inviato speciale americano Steve Witkoff. Per Mosca, questa soluzione implicherebbe abbandonare l’obiettivo di controllare interamente Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, di cui occupa già vaste aree. Le fonti indicano che Putin sarebbe disposto a questa concessione in cambio del riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea, annessa nel 2014, e della garanzia che l’Ucraina non entri nella NATO. Senza riferirsi direttamente allo scoop del FT, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha smorzato gli entusiasmi, dichiarando che “ci sono un sacco di notizie false che appaiono sui media”. Per poi aggiungere: “Ogni bozza di opzione per una soluzione non può essere resa pubblica, perché appena diventano pubbliche perdono ogni efficacia“. Trump, secondo il sito di informazione Axios, starebbe aspettando la risposta di Kiev alla sua ‘offerta finale’, non troppo dissimile dalla posizione russa, che prevedrebbe il riconoscimento alla Russia della Crimea da parte degli USA e il riconoscimento non ufficiale del controllo russo su quasi tutte le aree occupate. È possibile che i due leader ne parlino faccia a faccia, magari all’ombra della Cupola di San Pietro?
Il commento
Di Eleonora Tafuro Ambrosetti, Osservatorio Russia, Caucaso e Asia Centrale ISPI
“Papa Francesco era diventato una figura molto controversa in Ucraina, dove veniva accusato di mettere sullo stesso piano aggressore (Russia) e aggredito (Ucraina) e dove alcune sue dichiarazioni avevano destato scalpore, soprattutto quella in cui invitava Zelensky ad avere il coraggio di ‘alzare la bandiera bianca’ e negoziare. È per questo che sembra un po’ un’ironia della sorte che l’incontro Trump-Zelensky, così importante dopo lo scontro alla Casa Bianca, potrebbe avvenire proprio al funerale del Pontefice. Ma la posizione di Kiev non è cambiata: Zelensky non ha nessuna intenzione di dichiarare la resa del suo paese, tanto che il presidente ucraino ha già detto che la proposta russa per la fine del conflitto trapelata dai media resta impossibile da accettare.”
Istituto Ispi

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