Dopo le notizie di Bucha non ci sono più stati d’animo sufficienti a colmare il dolore e la disperazione per lo scempio compiuto dai russi in Ucraina. L’ennesimo di una escalation di decenni di crimini compiuti: guerre, assassinio, avvelenamenti.
Non sono fatti loro, non sono cose che ci riguardano, non può esserci un accordo tra ucraini e la Russia finché l’invasore resterà sul suolo ucraino. Sarebbe una pace finta e ingiusta per far continuare uno status quo ante che non esiste da decenni.
Questo è un pericolo vero al cuore della civiltà. Qui a Bucha sono finiti i margini di tolleranza anche per il Giusto. Negare la legittimità di un popolo e di un paese libero di scegliere il suo futuro davanti alla follia di Putin, è un crimine enorme con conseguenze gravissime per l’Europa e la sua società.
Darla vinta alla Russia provocherebbe una situazione imbarazzante e intollerabile di ricatto e rafforzerebbe la corruzione spingendo gli oligarchi russi fin dove ancora oggi non sono arrivati, e la Russia a creare guerre nel Caucaso, o come ad esempio, in Finlandia paese non NATO, divisa da milletrecento chilometri, invaso già in Karelia nel 1939.
Biden ha ragione: Putin è un criminale e un macellaio. Ma lo è dal 1991, ce ne accorgiamo solo oggi? Oppure non ce ne siamo accorti neppure oggi? Il problema Russia è cominciato molti anni fa con l’assassinio del laico ceceno Dzhokhar Dudayev, colonnello dell’esercito sovietico e poi primo ministro della repubblica cecena il 21 aprile 1996 in Russia.
Quale Europa ci troveremmo domani se vincesse Putin? Se l’avessero vinta quelli che qui lo giustificano?
Nascondersi ancora vuol dire trovarsi in futuro a drammatiche situazioni che pagheremo a più caro prezzo.
Enrico Martelloni

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