
La Commissione europea ha pubblicamente sollevato la prospettiva di avviare colloqui diretti con il presidente russo Vladimir Putin per porre fine alla guerra in Ucraina, pur avvertendo che gli incessanti bombardamenti di Mosca rendono impossibile una tale mossa in questa fase.
Paula Pinho, portavoce capo della Commissione europea, ha dichiarato: “Stiamo lavorando molto, molto duramente per la pace in Ucraina. La pace in Ucraina dipende da una sola persona. Questa persona è, come ben sapete, il presidente Putin. Quindi, ovviamente, a un certo punto dovranno esserci dei colloqui anche con il presidente Putin. Nel frattempo, si sta lavorando molto. Purtroppo, non vediamo alcun segnale (da parte del) presidente Putin di impegnarsi in questi colloqui, quindi non siamo ancora a questo punto, ma, ad un certo punto, speriamo davvero che ci siano questi colloqui che porteranno finalmente alla pace in Ucraina”.
Il leader russo ha più volte respinto l’ipotesi di accettare un incontro faccia a faccia con il presidente ucraino.
I commenti rappresentano un importante cambio di strategia nella politica della Commissione, che finora si è concentrata sull’isolamento diplomatico e sulle sanzioni economiche al Cremlino per l’invasione dell’Ucraina e gli attacchi ibridi contro l’Europa.
Il cambiamento di tono arriva pochi giorni dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato a Parigi una riumione della Coalizione dei volenterosi e ha affermato che il ripristino del dialogo con Putin dovrebbe avvenire il prima possibile.
In precedenza Macron aveva sostenuto che parlare direttamente con Putin sarebbe stato “utile” per evitare di dipendere dagli Stati Uniti, che attualmente fungono da unico intermediario.
Venerdì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha appoggiato la proposta di Macron dichiarando: “Credo che Macron abbia ragione su questo punto. Credo che sia arrivato il momento che anche l’Europa parli con la Russia. Perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziati parlando solo con una delle due parti, temo che alla fine il contributo positivo che può dare sarà limitato”.
La premier ha suggerito che l’Ue nomini un inviato speciale per guidare i colloqui a nome di tutti i 27 Stati membri. Ma non ha proposto un nome specifico.
Alla conferenza stampa di capodanno, Meloni ha detto: “Se dovessimo commettere l’errore di decidere, da un lato, di riaprire il dialogo con la Russia e, dall’altro, di procedere in modo disorganizzato, faremmo un favore a Putin. Abbiamo avuto questo problema fin dall’inizio. Troppe voci che parlano, troppi formati”.
Anche se non è del tutto nuova, l’idea di parlare direttamente con Putin, adesso sta andando avanti dopo i negoziati promossi dagli Stati Uniti, che a volte hanno lasciato i Paesi europei in disparte e in lotta per un posto al tavolo.
Nelle ultime settimane, gli europei hanno intensificato il loro impegno con Washington per redigere una serie congiunta di garanzie di sicurezza per l’Ucraina postbellica. Tuttavia, è ancora la Casa Bianca a parlare con il Cremlino e a ottenere il suo contributo.
La ripresa del dialogo con la Russia, in gran parte interrotto dal febbraio 2022, rimane molto controversa in tutto il blocco, data la persistente brutalità della guerra.
La scorsa settimana, gli europei hanno espresso all’unisono il loro sdegno per la decisione di Mosca di lanciare il missile balistico ipersonico a raggio intermedio Oreshnik per colpire infrastrutture critiche a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, a circa 60 chilometri dal confine con l’Ue e la Nato.
L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha dichiarato: “Putin non vuole la pace. La risposta della Russia alla diplomazia è più missili e distruzione. Questo schema mortale di grandi attacchi russi ricorrenti si ripeterà finché non aiuteremo l’Ucraina a spezzarlo”.
Gli unici leader dell’Ue che mantengono comunicazioni aperte con Putin sono l’ungherese Viktor Orbán e lo slovacco Robert Fico, entrambi critici nei confronti dell’assistenza europea a Kiev.
Ma fino a quando la Russia potrà continuare una guerra di logoramento contro l’Ucraina e mantenere posizioni di presenza in altre parti del mondo? Putin non ha ancora capito che, ostinandosi nella guerra contro l’Ucraina e minacciando di estenderla a tutta l’Europa, potrebbe innescare un processo di autodistruzione della Russia. Quello che sta avvenendo in Iran potrebbe avvenire anche in Russia, fatto che cambierebbe di molto lo scenario geopolitico. Il dialogo tra Ue e Russia, invece, potrebbe favorire accordi vantaggiosi per tutti.
Salvatore Rondello

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