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Tv spazzatura, orgoglio del made in Italy

Pure così ha accumulato un patrimonio stimato in 7 miliardi di dollari e rotti, molto rotti direbbe Fiengo, mentre sino a qualche decennio fa i Berlusconi non avevano manco la corda dei pantaloni, o per impiccarsi.
Loro si sono arricchiti, ma il Paese “è più povero e meno libero” (Rino Formica dixit), ed è precipitato in un baratro: non ha più identità, memoria, ancoraggio storico: è nel degrado e la barbarie totale, in un gorgo di sottocultura spaventoso. Grandi autori non si ristampano più, film che hanno fatto la storia mai nei palinsesti. Col consociativismo a sinistra: direttamente o con l’astensione ha fatto passare molte leggi ad personam, o comunque favorevoli agli affari del de cuius (c’è chi dice 70)

di Francesco Greco | 19 Settembre 2023

Open to meraviglia. Sulla tv spazzatura, orgoglio del made in Italy. Il copyright appartiene, per stretta ontologia, al defunto: il suo successo nacque anche dall’intuizione che più si abbassava il livello culturale del Belpaese, anche tramite la tv, e più c’era consenso presso fasce di popolazione meno dotate culturalmente e intellettualmente.
Pure così ha accumulato un patrimonio stimato in 7 miliardi di dollari e rotti, molto rotti direbbe Fiengo, mentre sino a qualche decennio fa i Berlusconi non avevano manco la corda dei pantaloni, o per impiccarsi.
Loro si sono arricchiti, ma il Paese “è più povero e meno libero” (Rino Formica dixit), ed è precipitato in un baratro: non ha più identità, memoria, ancoraggio storico: è nel degrado e la barbarie totale, in un gorgo di sottocultura spaventoso. Grandi autori non si ristampano più, film che hanno fatto la storia mai nei palinsesti. Col consociativismo a sinistra: direttamente o con l’astensione ha fatto passare molte leggi ad personam, o comunque favorevoli agli affari del de cuius (c’è chi dice 70).
Un collega che vive nel cuore d’Europa (Berna), sostiene che la tv italiana è la peggiore del Vecchio Continente: rubbish. Non esiste nessun canale (e non solo in Europa) che dalla mattina alla sera parla di politica, cioè, di pettegolezzo politico. Finti giornalisti che fanno finte domande a finti esperti. Pura fiction. In Europa non c’è Cecchi Paone a discettare di guerra e Covid, come Scanzi, Selvaggia Lucarelli, Parenzo e affini.
Lo chiamano approfondimento, in realtà è tuttologia, becero qualunquismo. Forse i dati sono gonfiati e comunque l’audience cala. E meno male.
Siamo dentro un’emergenza della comunicazione, che è anche democratica. La realtà dipinta dai media (i profeti Vespa e Mentana in prima linea) è distopica: non si tratta di mainstream o veline, pure abbondanti. Accomodano il reale ai fini di una narrazione falsa.
Esempio: i PNRR. Sembrano regali, in realtà sono soldi nostri, del Paese, che ci restituiscono entrando in determinati parametri. Ottenibili con tagli alla spesa sociale, al welfare, etc.
Altro esempio: l’offensiva ucraina è fallita, ma per loro Kiev avanza di 10 km al giorno e i Russi perdono 10mila soldati.
Un tempo la notizia era l’uomo che morde il cane. Oggi i tg aprono col festival di Sanremo 8 mesi prima o col caldo ad agosto. Una nuova filologia del giornalismo avanza, nuove gerarchie delle news.
Negli USA dicono che i giornalisti italiani cercano le notizie per nasconderle, i tedeschi invece che facciamo giornalismo di relazione, cioè, ruffiano.
Il tg svizzero apre con le quotazioni del grano, il ferro, il legno. Una volta l’anno i bambini li portano nelle banche dove trovano a pascolare le mucche: così capiscono che la ricchezza proviene dalla terra.
Ormai ogni gruppo finanziario-industriale ha un giornale. Non per informare il popolo, che non lo compra, ma per lanciare segnali agli avversari.
Prendiamo i rifiuti di Roma: con la Raggi c’erano testate che un giorno si e l’altro pure pubblicavano paginate di foto di cassonetti colmi. L’editore chiedeva qualcosa? Oggi che lo ha ottenuto con Gualtieri (le concezioni edilizie?), i rifiuti sono spariti dalle pagine, ma non dalle vie.
Lo Stato fa la sua parte. Finanzia i rivoluzionari (Manifesto) e i conservatori (Libero). Che tempo fa titolava a tutta pagina: “Le migranti stuprate godono”. Capito? Ci sono meno scuole e ospedali per mantenere questi diciamo giornalisti. Il liberismo ci piace al mattino, ma la sera preferiamo lo statalismo che ci consente di fare questi titoli. Ehia eia, alalà!

Francesco Greco

Pubblicato in : EditorialeTag: autori, banche, berlusconi, cecchi paone, consenso, europa, fini, notizia, rifiuti, rino formica, roma, soldati, soldi, tagli, usa

Info Francesco Greco

Francesco Greco è un giornalista de Il Giornale di Puglia ed editorialista di Aavnti Online

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