Le mi sono posto innanzi. Ignudo, le braccia levate in segno di accoglienza benedicente e ho chiesto: ”Sono un santo?”. Ho ricevuto la maldicente, ironica, risposta: “Sei un angelo … demoniaco.“.
Qui, fu frustrata la mia ambizione a inserirmi -contrastare – tra le ricorrenze di Umberto martire e Umberto vescovo.
In verità esploravo quel “tutto è puro per i puri” di san Paolo (lettera a Tito 1,5) che, nella sua sconvolgente sinteticità, si è offerta (si offre tutt’ora) alle più varie divagazioni interpretative e adattamenti logici, dottrinari, teologici ma, soprattutto, ha subbugliato il criterio valutativo della morale sociale e istituzionale; per essere conduzione sottotraccia al laicismo dello stato e dei comportamenti infra-individuali.
Invero la turbativa, su cui si sospinsero e avventurarono i movimenti “eretici” dell’inizio del II millennio, fu la scissione tra intelletto e fede.
L’intelletto dono di Dio, quindi commisurato al bene assoluto, non poteva essere istigatore o artefice del male: calato nella purezza non poteva determinare azioni inique sul piano dei comportamenti morali e/o sociali.
Pure apparendo ciò banale alla luce del nostro percorso moderno, indusse a una serie di comportamenti individuali e comunitari di “fede ascetica” (sovversiva) che andarono a intaccare, scardinare, il potere ecclesiale fondato sull’obbedienza all’unica sapienza discussa: quella delle scritture e dei dogmi curiali; conseguentemente alla organizzazione gerarchica ed ai simbolismi e ritualità della chiesa cattolica.
Il villico Leutardo, per il suo elaborato ascetismo, abbandonò la moglie e distrusse un crocefisso donandosi alla contemplazione del divino.
Tale individualismo ribelle, nella sua spudoratezza estrema, veniva a suscitare uno stimolo alla sconfessione dell’unità del chiesa talchè il vescovo Ceboino tanto lo perseguitò da indurlo al suicidio: la devastazione teologica non poteva consentirsi confini di devianze.
I “fratelli del libero spirito” (movimento che, sulla ricerca di una spiritualità elargitrice di salvezza per la presunta fine del mondo, elaborava il distacco dai precetti della pratica religiosa ortodossa così che gli adepti giunsero, anche, a praticare azioni peccaminose, in quanto “investiti” dallo spirito santo) vennero a rappresentare una forza di autonomia di valori che – seppure agitata nell’ambito delle scritture e delle lettere apostoliche – si pose a travolgimento e primo impulso ad una frantumazione ideologica/teologica, sulla base di una affermazione – protestata, non ancora consapevole – della responsabilità individuale.
Non altrimenti, da questi presupposti, da un lato la morale scardinò i suoi peccati sensoriali, dall’altra fomentò esperienze quali il beghinaggio; beghinaggio che, per alcuni versi ebbe – ha – connotazioni e sapori di premonizione della ricerca di liberazione del mondo femminile e, finanche di una società comunista.
Ma, non ci si può sottrarre da una definizione, da una opinione, su cosa sia la purezza.
Margherita Porete, nello “Lo Specchio delle anime semplici annientate” – scritto a causa del quale “meritò” il rogo – espose: “Che dolce trasformazione venir mutata in ciò ch’io amo più di me. Sono a tal punto trasformata da aver perduto il nome mio per amare, io che so amare tanto poco; è in Amore che sono trasformata, perché io altro non amo che l’Amore.”.
Ambiva la partecipazione di Dio, nella sua essenzialità, in una trasformazione del ritorno alla libertà originaria.
Ritornare. Dopo essere andati.
Oggi, nella cosmologia cui ci induce la astrofisica e la meccanica quantistica (e per quello che verrà, già avendo consapevolezza di questo “venire”) è dato astrarsi dalla condizione del vivente. Da questa condizione, percepire la motilità del vissuto. Da questa percezione, modulare le pulsioni del vivo.
Da ciò la purezza è la congiunzione tra l’impossibile (curiosità) e l’imprevedibile (agire).
Vi è però una riflessione, cui sono onerato da “vecchio pazzo”.
La comparazione (similitudine) tra le pulsioni di pensiero degli inizi del II millennio con quelle del nostro III millennio.
Credo vi sia simiglianza di eventi a fine millenaristico, inintellegibili alla contemporaneità: l’agitazione di grandi masse tra propositi e ribellismi – non adeguatamente definiti e individuati, non consapevolmente rivoluzionari – che vengono a sollecitare rotture verso le stratificazioni sociali sedimentatesi.
E potrebbe essere che il dogma del potere – di per sé “impuro” – sia professato da “ impuri”. E che, la morale sia l’accaparramento. E che, parafrasando san Paolo, si possa affermare “tutto è puro per gli impuri”?
Ma nell’evolversi della tecnologia, allorquando le macchine si proporranno – saranno proposte – come robotizzazione dell’umano, prive di curiosità e di agire, dove si comporrà la purezza? Chi i “puri”?
E se ancora le macchine, in divenire, assumessero, a intimizzazione vitalistica, una soggettiva indipendenza di curiosità e di agire, sancendo comportamenti e decretando modi di ossservanza, quale il pensiero di dirompente opposizione? Quali i precursori?
Da “vecchio pazzo” mi sarà consentito definire “puri”, oggi come domani, soltanto i disobbedienti coltivatori di farfalle?
Con un monito che mi viene da Calvino: “La disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più rigorosa e ardua di quella a cui si ribella.” (Il barone rampante)

Questa volta accetterò il suo articolo così come è. Mi piacciono le citazione e scusi mi ha anche divertito. Forse non dovrei dirlo. Comprendo che il senso della ribellione può condurre alla morte e questo non mi piace e mi preoccupa per il mio futuro. Accetto con spirito malinconico l’ultima citazione di calvino. Penso con tristezza alla citazione di margherita porete e da donna ne comprendo il significato. Siamo così “sceme” da essere in grado di perdersi in un mistico amore anche per un lestofante. Figurarsi per dio.
Aspetto inoltre con ansia e lavoro perchè ciò avvenga che i propositi di ribellismo si individuino e si definiscano.
Insomma un momento di sospensione vitalistica, aspettando un futuro che ci auguriamo non sia troppo triste.
Grazie franchini, è sempre un piacere.
Domani scrivo meglio perchè io devo rileggerla più volte per comprenderla bene.
Comunque franchini la ringrazio. Stasera sono molto giù e lei mi ha tirato per un attimo su il morale.