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Tutti a Pechino: prima Trump, poi Putin

Vladimir Putin è arrivato oggi a Pechino per una visita di due giorni che si tiene a meno di una settimana dalla partenza di Donald Trump dalla capitale cinese. Anche se l’incontro si tiene in occasione del 25° anniversario del partenariato strategico tra i due Paesi, il calendario non è frutto del caso. Il presidente russo guida una delegazione di oltre quaranta persone, otto ministri, la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, vertici delle principali banche e imprese di Stato e incontrerà Xi Jinping per firmare svariati accordi. “Continueremo a lavorare fianco a fianco e non risparmieremo alcuno sforzo per approfondire il partenariato tra Russia e Cina e la nostra amicizia di buon vicinato”, ha affermato Putin.

di Istituto Ispi | 20 Maggio 2026

Vladimir Putin è arrivato oggi a Pechino per una visita di due giorni che si tiene a meno di una settimana dalla partenza di Donald Trump dalla capitale cinese. Anche se l’incontro si tiene in occasione del 25° anniversario del partenariato strategico tra i due Paesi, il calendario non è frutto del caso. Il presidente russo guida una delegazione di oltre quaranta persone, otto ministri, la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, vertici delle principali banche e imprese di Stato e incontrerà Xi Jinping per firmare svariati accordi. “Continueremo a lavorare fianco a fianco e non risparmieremo alcuno sforzo per approfondire il partenariato tra Russia e Cina e la nostra amicizia di buon vicinato”, ha affermato Putin. Toni simili sono stati utilizzati dall’agenzia stampa cinese Xinhua che presenta la partnership tra i due paesi come un fattore di stabilizzazione in un mondo in “turbolenza”, capace di amplificare “la voce del Sud globale e promuovere un ordine multipolare”. Al di là dell’amicizia “senza limiti” come l’avevano definita i due leader nell’ultimo incontro precedente all’invasione dell’Ucraina, in agenda c’è il gasdotto Power of Siberia 2, che dovrebbe collegare i giacimenti della Siberia occidentale alla Cina settentrionale garantendo 50 miliardi di metri cubi di gas l’anno: per Mosca, dopo oltre quattro anni di guerra e nessuna via d’uscita in vista, si tratta dell’unica vera ancora energetica disponibile.

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Un rapporto asimmetrico?

Anche tra amici senza limiti però, i nodi restano aperti. Russia e Cina hanno firmato lo scorso settembre un memorandum d’intesa sulla costruzione del gasdotto, e gli ingegneri di Gazprom hanno avviato la progettazione tecnica, ma non hanno ancora trovato un accordo su prezzi e volumi. È lo specchio di un rapporto asimmetrico: le crescenti difficoltà economiche russe rendono l’accordo più urgente per Mosca, mentre Pechino non ha altrettanta fretta. Può permettersi di negoziare con calma, forte di una posizione che è quella del maggiore acquirente di petrolio russo, sia tramite oleodotti che spedizioni via mare. Non è l’unica zona grigia: secondo un’indiscrezione del Financial Times, Xi avrebbe detto a Trump, in uno dei colloqui riservati della scorsa settimana, che Putin potrebbe un giorno “pentirsi” dell’invasione dell’Ucraina, esprimendo dubbi sui costi strategici a lungo termine della guerra per Mosca. Il ministero degli Esteri cinese ha smentito con veemenza quella che ha definito “pura finzione, in contraddizione con i fatti”, ma la rapidità e il tono della smentita testimoniano la delicatezza del momento. Pechino mantiene formalmente la neutralità sul conflitto ma resta il principale sostegno diplomatico ed economico di Mosca: ha aumentato l’acquisto di energia russa, fornito componenti essenziali per lo sforzo bellico e aiutato la Russia a eludere le sanzioni occidentali.

Alcuni sono più amici di altri?

La visita di Putin si inserisce in un contesto che la presenza di Trump a Pechino appena pochi giorni fa contribuisce in qualche modo a definire. Il presidente americano, primo inquilino della Casa Bianca a recarsi in Cina da nove anni, ha incontrato Xi a Zhongnanhai, il complesso residenziale nel cuore della capitale, concludendo il vertice con annunci di ampi accordi commerciali e il consueto tono di eccessivo ottimismo. Eppure, al netto della scenografia, i progressi concreti sui dossier strutturalmente divisivi tra Washington e Pechino – Taiwan, guerra dei dazi, conflitto nel Golfo – sono rimasti limitati o del tutto assenti. Un dato che non è sfuggito agli osservatori, secondo cui Putin arriva oggi in Cina con la certezza che Pechino non abbia ceduto nulla di sostanziale al presidente americano, e che l’asse sino-russo resti intatto. Secondo Ed Price, ricercatore senior non residente presso la New York University Putin “vuole riaffermare la posizione della Russia come il più stretto alleato geopolitico della Cina, inviando un promemoria agli americani: potete venire a visitare la Cina quanto volete, ma la Russia è più vicina e più amica di voi”.

Pechino caput mundi?

Per Pechino, ospitare due leader di spicco come Trump e Putin in successione quasi immediata non è solo frutto di un’agenda diplomatica intensa. Non va infatti sottovalutato che i due visitatori, il presidente statunitense e quello russo, sono attualmente impantanati in due guerre che li vedono entrambi in difficoltà, seppure per motivi diversi, mentre il loro ospite si presenta come rappresentante di una superpotenza in ascesa, un interlocutore impossibile da ignorare. Pechino ha ottenuto da Trump l’impegno a costruire una “relazione di stabilità strategica” affermando che Stati Uniti e Cina hanno la relazione bilaterale più importante al mondo e che “dovrebbero essere partner, non rivali”. La realtà è chiaramente più complessa, ma al governo cinese piace proiettare l’immagine di potenza neutrale e dialogante. Inoltre, anche se la visita di Putin al pari di quella di Trump non dovesse produrre grandi risultati, chiarisce un dato difficile da contestare: ricevendo in pochi giorni il presidente degli Stati Uniti e il leader russo, la Cina si presenta come polo di stabilità in un mondo preda ad un grande disordine. Un risultato che vale, per Pechino, più di qualsiasi accordo firmato.

Il commento

Di Eleonora Tafuro Ambrosetti, ISPI Co-Head, Russia, Caucaso e Asia Centrale

“Per la Russia, la Cina non è più soltanto il principale partner politico, ma ormai anche quello economico. Con il drastico ridimensionamento del mercato europeo, Pechino è diventata il primo partner commerciale di Mosca, un primato che in passato spettava all’Europa. E non si parla solo di energia: la Russia dipende dalla Cina per tecnologia, beni di consumo e prodotti manifatturieri. Putin probabilmente non otterrà grandi progressi sul gasdotto Power of Siberia 2, la cui realizzazione resta una priorità strategica per Mosca. Ma la visita serve comunque a consolidare una relazione che, per la Russia, assomiglia sempre più a una vera e propria ancora di salvezza.”

Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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