
Quanto accaduto di recente a Modena rappresenta un trauma profondo che scuote la nostra comunità, un evento di una gravità inaudita che non può lasciarci indifferenti. Tuttavia, di fronte al sangue versato e alla paura, assistiamo al solito, deprimente spettacolo della destra. C’è chi, con cinismo elettorale, cerca lo scontro divisivo e cavalca l’onda del legittimo malcontento popolare al solo scopo di racimolare una manciata di voti, trasformando il dolore in merce di scambio politico. Come socialisti, rifiutiamo categoricamente questo sciacallaggio. La vera riflessione, l’unica degna di una società civile, deve muoversi su un terreno radicalmente diverso. Dobbiamo interrogarci, come comunità collettiva, su cosa abbiamo sbagliato. Questa è l’unica domanda cruciale da porsi. La sicurezza non si garantisce militarizzando le strade o agitando lo spettro del nemico interno, ma abbattendo le barriere dell’esclusione sociale. Episodi di tale violenza sono il sintomo drammatico di una società atomizzata, dove lo smantellamento del welfare, l’assenza di reti di prossimità e la marginalizzazione economica creano sacche di disperazione e devianza. La responsabilità è politica: è l’esito di anni di politiche neoliberiste che hanno anteposto il profitto alle persone, desertificando i nostri territori. A chi soffia sul fuoco dell’accentuazione, dell’odio razziale e della polemica identitaria, è necessario ricordare un dettaglio fondamentale che troppi, per comodità ideologica, fingono di dimenticare: due delle persone che sono intervenute con straordinario coraggio e sprezzo del pericolo per fermare l’aggressore erano straniere. Questo fatto, da solo, demolisce la retorica sciovinista dei predicatori d’odio. Ci dimostra, nei fatti, che la sicurezza, la solidarietà e il senso civico non hanno colore della pelle né passaporto; essi appartengono intrinsecamente a chi vive, lavora e rispetta la città, partecipando alla sua costruzione quotidiana. I due cittadini stranieri hanno incarnato i valori più puri del mutualismo e della difesa del prossimo, valori che la sinistra di classe pone da sempre alla base del proprio orizzonte ideale. La lotta non è tra ultimi e penultimi, non è una guerra tra nazioni, ma una battaglia comune per la dignità umana e la giustizia sociale. Modena saprà rispondere a questa sfida non con la rabbia cieca della reazione, ma con la forza della solidarietà, pretendendo dalle istituzioni risposte strutturali: più servizi pubblici, più inclusione, più lavoro dignitoso. Solo così, ricostruendo il tessuto sociale democratico, potremo restituire una sicurezza reale e duratura a tutti i lavoratori e a tutti i cittadini.
Raffaele Amendola

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