
Sostanzialmente convocati, otto presidenti europei, di Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Finlandia, più i due più alti rappresentanti dell’UE e il presidente Ucraino, Zelensky, sono in volo sull’Atlantico per parlare con Trump affinché faccia le sue valutazioni e poi riferisca, come meglio riterrà, a Putin.
Tutti a corte negli USA per discutere di una guerra che è in pieno svolgimento proprio nel continente europeo, alle porte di casa della UE.
Se i simboli valgono qualcosa, in particolare nelle relazioni internazionali, non c’è memoria, almeno dal secondo dopoguerra, di una umiliazione così forte, di un rapporto tanto sbilanciato tra le nazioni europee e gli USA, la potenza egemone del mondo occidentale.
Poiché ogni tragedia ha pur sempre un risvolto ironico, è quasi divertente leggere sul giornale di Fratelli d’Italia, il Secolo d’Italia, che “sul tavolo della Casa Bianca” ci sarebbe “la proposta italiana per la pace” e che si va “avanti col piano Meloni”.
Semplicemente ridicolo pensare e dire questo: mera propaganda che nessuno può prendere sul serio, né i diretti interessati, che ovviamente fingono, né i fanatici della Presidente del Consiglio usi a credere ed obbedire.
Ma, anche su un altro versante, quello della stampa liberale e liberal-democratica, che non ha ancora accettato il fatto di un’America sciovinista e di destra estrema, suscita un certo imbarazzo leggere, addirittura con toni trionfalistici, che oggi “la realtà fa irruzione a Washington” e che i leader europei “vanno dal presidente per ricordargli che senza di loro nessuna pace è possibile”.
Come si può facilmente prevedere alla fine i leader europei piegheranno la testa, come vergognosamente hanno già fatto con i dazi.
D’altra parte, le loro posizioni continuano ad essere assurdamente belliciste: parlano di “porcospino d’acciaio” per fermare l’invasore, di un’integrità territoriale assoluta da mantenere per l’Ucraina, e in sostanza tengono sulla testa quell’elmetto che finora gli ha impedito di ragionare.
Intanto, si continua a morire nelle città e al fronte e l’esercito russo avanza ogni giorno di più.
La verità è che l’Europa si è collocata fuori da ogni processo di pace perché non ha mai sviluppato un’iniziativa reale per far cessare le armi per spingere ad un compromesso tra le parti.
Naturalmente è persino inutile rilevare che a Washington non si farà neppure cenno allo sterminio dei palestinesi che è in corso a Gaza da parte del governo israeliano.
Su questo punto l’Unione Europea tace e nulla chiede a Trump, il grande amico di Netanyahu.
Eppure, proprio ieri oltre due milioni di israeliani hanno manifestato contro il loro governo per chiedere che la guerra a Gaza cessi immediatamente.
L’Europa di Von der Leyen e dei leader di destra e di estrema destra anche questa volta piega la testa.
L’Europa ha negato se stessa come potenza di pace e dei diritti umani. Ma è da questi principi che si deve ripartire se vogliamo che essa abbia un futuro.
Alla fine, come ha detto il cardinale di Napoli, Mons Domenico Battaglia, rimarrà solo una domanda: “Ho salvato o ho ucciso l’umanità che mi era stata affidata?”.
Enrico Rossi

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