
Chiamiamola semplicità, linearità, raffinatezza minimalista: il panorama della moda estiva in Italia è stato dominato da uno stile raffinato e semplice che ha conquistato anche i tanti stranieri che hanno scelto il Belpaese come meta per le vacanze. Dominano il lino, le slip-skirt neutre, abiti in stile camisole e minimalismo romantico. Sono tornate in grande stile anche i “capri jeans”, che credevamo di aver relegato in soffitta: tagli a vita alta e silhouette lineari, colorate con un trionfo di colori pastello, abbinate a camicie di lino, foulard di seta, borse in rafia e gioielli discreti. La tendenza di abbinare una camicia bianca con denim shorts è diventata virale: un mix casual-chic che è stato celebrato anche dalla popstar Dua Lipa, in vacanza a Palermo.
Se vestiamo come vorremmo essere, è indubbio che siamo quello che mangiamo. Quindi, in un’epoca che mette al centro il benessere personale e la sostenibilità, sui social è stata tutta una celebrazione della cucina creativa, riduzione degli sprechi e valorizzazione di ogni ingrediente. Meglio ancora se a chilometro zero.
Il turista medio si è ribellato alla mediocrità ed alle vacanze massificate: non è ancora la fine dell’over tourism, e ce lo confermano i dati, ma per lo meno si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Quindi si alla gita a Portofino con selfie di ordinanza, ma poi ci si rilassa con lunghe passeggiate nello splendido entroterra ligure, con pranzi a base di focacce, pansotti e coniglio alla ligure. La sensazione, insomma, è che il turismo sia sempre più “purpose-driven”, vale a dire guidato ed orientato agli obiettivi. E l’obiettivo principale, secondo i sondaggi, è, per almeno otto italiani su dieci, riposarsi e fare esperienze orientate a crescita personale, benessere, cultura ed autenticità, con itinerari che valorizzano esperienza e connessione con il nostro io profondo e la natura.
Non a caso, tra le regioni, il turismo premia ancora una volta il Trentino-Alto Adige, che nell’immaginario popolare ormai rappresenta un perfetto mix di ambiente, cultura, tradizioni locali ed enogastronomia portata ai massimi livelli. Oltre al fatto di avere la maggior concentrazione di bandiere blu lacustri d’Italia, il che costituisce una valida alternativa per chi vuole evitare il sovraffollamento ed il chiasso di spiagge marine, peraltro con un mare non sempre limpido. Le stesse motivazioni, seppur in misura minore, hanno premiato anche le destinazioni montane di Valle d’Aosta ed Abruzzo.
Il vero e proprio boom turistico, tuttavia, lo ha vissuto la Campania. Finalmente sono state premiate mete costiere come la Costiera Amalfitana, Sorrento, Positano e Pompei. E mentre Napoli continua a registrare record su record di presenza turistica, soprattutto statunitense, c’è da chiedersi cosa accadrebbe se la Campania riuscisse a valorizzare pienamente anche l’interno, che pure presenta borghi di straordinaria bellezza e tradizioni a iosa. Strada che, pur nelle sue piccole dimensioni, sta percorrendo il Molise: pur restando la regione meno visitata d’Italia, è ormai al sesto anno consecutivo di crescita della presenza turistica, sia nazionale che estera. Mete come Termoli e Campomarino sulla costa, e Capracotta ed Agnone in montagna, oltre ai capoluoghi Campobasso ed Isernia, continuano a registrare aumenti di presenze turistiche che fanno ben sperare. Se in futuro questa regione sarà meglio collegata con Roma, Napoli ed il resto del Paese, potrebbe diventare una delle mete preferite da chi desidera staccare per un po’ dall’usura della vita moderna e desidera natura, calma, riscoperta dei borghi autentici e delle tradizioni.
Tra le città, oltre a Roma e Milano che hanno registrato il pienone, la prima anche grazie al Giubileo, e detto di Napoli, bisogna registrare la notevole crescita del turismo a Palermo (+29% rispetto all’anno scorso) ed a Bari (+41%). Tanti turisti, in fuga dalle mete balneari salentine e garganiche, diventate costosissime, sono andati alla scoperta della bellissima Valle d’Itria nel cuore della Puglia, delle Murge, e del capoluogo regionale. Una tendenza simile si è registrata in Romagna: se gli ombrelloni delle coste romagnole erano desolatamente deserti anche a Ferragosto, Ravenna ha fatto registrare un aumento delle visite del 16%. Merito, molto probabilmente, della visita di Stato di Re Carlo e Regina Camilla d’Inghilterra, che hanno regalato visibilità mondiale alla città dei mosaici bizantini. Perché, se è vero che si cercano autenticità e benessere, avere un testimonial famoso aiuta. Figurarsi averne due.
L’estate turistica italiana, insomma, è andata bene grazie ad un’offerta ampia e ben differenziata, che ha permesso di sopperire alle mancanze del turismo balneare. I problemi, tuttavia, non mancano: il turismo non è integrato in modo organico con trasporti ed infrastrutture, e ce ne siamo dolorosamente accorti in quest’estate in cui i ritardi, i guasti ed i conseguenti disagi non sono mancati, soprattutto sulla linea ferroviaria, ma anche su quella stradale ed autostradale. Altri problemi poi riguardano la carente integrazione con la cultura e l’ambiente, e la scarsa propensione all’innovazione digitale.
Il risultato è che c’è un eccesso di turismo (overtourism) in alcune aree, ed una penuria in altre. Per fortuna del Paese, di fronte all’assenza totale del Ministero del Turismo e della ministra Santanché, ci sono degli imprenditori e delle iniziative locali audaci, innovative e che riescono a creare nuova offerta turistica anche al di fuori delle solite mete (spiagge marittime e centri storici delle grandi città d’arte), attirando i turisti più accorti e curiosi, sia italiani che stranieri. Questo fenomeno ci sta aiutando a rendere il turismo sempre più sostenibile e sempre meno dipendente da poche e grandi località, o dalle bizze dei gestori dei lidi balneari. Ma il tutto avviene senza un vero coordinamento nazionale, ed anzi quasi all’insaputa del Governo e della maggioranza, che infatti parla sempre meno di turismo e lo fa sempre più con imbarazzo. Probabilmente perché, dalla Santanché in giù, teme di dover rendere conto dei suoi numerosi conflitti d’interesse e del pasticcio combinato con la gestione dei lidi balneari: giustamente, se non hai nulla di vero, sensato e di realmente nuovo da dire, meglio tacere.
Stefano Amoroso

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