Turismo è anche avventura, è correre da una cascata all’altra o scalare una cima come fare rafting in un torrente con rapide a sorpresa. Per tanti, sempre di più, ma non per tutti. Turismo e vacanze, oltre alla sana voglia di partire e di cambiare vita per certo periodo, incrociano anche la voglia di ritrovare o scoprireluoghi del cuore. Quei posti che, appena li vedi e li raggiungi, ti senti subito in pace con te stesso, come se trovassi una inedita armonia. Quei posti che senti dentro.
Possono essere un borgo come un paesaggio, l’angolo di una città come un bosco, il rifugio in montagna come un pezzo di spiaggia assolata e magari piena zeppa di bagnanti, oppure deserta e abitata solo dal rumore delle onde.
I luoghi del cuore sono così: hanno valore eccezionale per te non per tutti e nemmeno magari per chi ti sta vicino in quel momento. Altrimenti sarebbero luoghi “comitiva”.
Il turismo è fatto sempre più di luoghi del cuore. Certo, vendono parchi divertimenti ed escursioni roboanti, viaggi che promettono emozioni e incontri di suggestione, villaggi con spettacoli mai visti, e assaggi di piatti o di vini che mai il vostro palato poteva sognare eppure tutta questa offerta se non viene condita con una atmosfera da luogo del cuore diventa puro esercizio di marketing.
Poi è pure difficile pubblicizzare i luoghi del cuore proprio per la loro sostanziale unicità di rapporto con chi li vive. Come può presentarsi un luogo del cuore? Bella domanda. Come meno te l’aspetti.
Può essere la piazza irregolare e così toscana come quella di Greve in Chianti o il lago superiore di Mantova con le canne palustri e i caplas (cappellacci), oppure l’orizzonte sconfinato del mare blu che più blu non immagini di Marina di Pescoluse, Salento, ma anche un paese tutto pareti bianche e dipinti o maioliche che si chiama Taviano.
Immagini che hai sempre avuto dentro, che improvvisamente si rendono reali.
O il ritorno a luoghi che hai visto e vissuto una volta e che diventano emblemi simboli di serenità e armonia con l’ambiente. Il turismo ha un cuore, in fondo. Meno male. E i suoi luoghi sono personalizzati anche se non ce ne accorgiamo. Eleggiamo luoghi del cuore anche a nostra insaputa. Non lo diciamo nemmeno a noi stessi ma li abbiamo già dentro. Luoghi silenti ma operanti.
Confesso il mio primo luogo del cuore. L’ho trovato, forse, abbastanza tardi. E naturalmente ho scoperto che era il mio luogo del cuore solo quando l’avevo lasciato. E’ un angolo di verde e storia nel comune di Reggello provincia di Firenze: Vallombrosa con la sua Abbazia. Quante abbazie ci sono e quante foreste ci sono? Eppure un muro, una scritta, una cella, una panchina, un albero e un dipinto ma anche più umanamente un piatto e un bicchiere insieme all’atmosfera hanno elevato a luogo del cuore un posto sicuramente simile a tanti altri.
Solo che lì non hanno operato esclusivamente gli occhi e le orecchie, il naso e il tatto ma ha operato un innesco suggestione, emozione, battito.
Un collega mi ha detto che il suo luogo del cuore è la punta di Portovenere, provincia La Spezia, grotta di Byron. Non posso dargli torto. Ci sono andato: bellissimo e magico angolo di mondo e ho capito che i luoghi del cuore non si copiano, non sono condivisibili alla stessa maniera: magari ti può anche piacere, ti può anche parlare, ma non ha la stessa intensità del tuo luogo del cuore.
Di quello che la prima volta ti si è disvelato con la sua forza di posto che vivevi senza saperlo e senza sapere che esisteva così. E, se ci pensi bene, il turismo del cuore è anche quello che ti fa più riposare. Fuori e dentro.

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