Con Fabio Cruciani (Crucio) avevamo maturato da tempo l’idea che non valesse più la pena di tenere aperto questo sito il cui nome rinvia a una stagione conclusa da almeno due anni. Era rimasto vivo fino a qualche mese fa come una comunità di dialoganti via internet,ma la diversità delle strade intraprese da ognuno dei più attivi partecipanti e il sopravvento di altri canali di dibattito (e di chiacchiera)come Facebook, hanno definitivamente fatto venir meno la ragione di tener aperto un sito ormai deserto. Perciò procediamo alla sua chiusura, preoccupandoci nel contempo di salvaguardare l’archivio che, pur fra tante cose e polemiche ormai superate, contiene anche documenti e dibattiti interessanti relativi agli anni 2006/2009,la fase che va dalla crisi della Rosa nel Pugno, immediatamente dopo le elezioni del 2006, al tentativo della Costituente Socialista e al suo rapido fallimento con la riduzione a uno Sdi ristretto e insignificante. Fabio ha voluto che non chiudessimo senza una mia breve lettera di commiato e la possibilità per i prossimi trenta giorni,per chi dei vecchi amici e compagni lo volesse fare,di lasciare un loro commento e un saluto. Peraltro non ci siamo del tutto persi di vista fra di noi. Personalmente oltre agli incontri veri e propri, mantengo moltissimi scambi di mail, molti di voi li ritrovo attivi in FB o su diverse mailinglist ricche di interessanti scambi di opinioni. Poi mi arrivano gli echi di chi sta nel PSI, o in SEL, o nelle fabbriche di Niki, o nel PD, o nei tanti circoli di area socialista e di sinistra, o dei compagni radicali che, pur con meno brillantezza del passato, continuano con immutata passione le loro (quasi sempre) preziose battaglie. Infine non dimentico quanti, pur non stando da nessuna parte precisa, non hanno perso per questo il gusto dell’analisi e la passione politica. Non faccio nomi per non fare torti, ma di tutti quelli che ho incontrato(e con essi ho lavorato e discusso)mantengo un ricordo di stima e di affetto. In via eccezionale mi sia consentito di ringraziare Fabio per l’enorme quantità di lavoro e di pazienza che ha dedicato a questo sito, con lui la squadra dei ragazzi intelligenti con cui abbiamo costruito l’associazione, il sito, Labouratorio e Bertinoro(cito Tommaso per tutti) e, infine, di ricordare un luogo simbolico: il circolo della Garbatella e i suoi staordinari animatori. Se ripenso a questi anni,ritengo che il momento più significativo sia stata la nascita della Rosa nel Pugno e soprattutto il tentativo di salvarla con la nostra Associazione, quando era ormai evidente che la deriva dei due principali protagonisti la stava portando verso la paralisi e il fallimento. Ripenso sempre con piacere alla creatività e alle speranze che caratterizzarono quella breve esperienza che ho vissuto con tanti di voi. La Rosa nel Pugno godette alla sua nascita di una immagine e di una percezione fra l’opinione pubblica superiore alla sue possibilità effettive e soprattutto alle capacità e alle potenzialità dei suoi fondatori. Il mix di idee che trasmetteva esercitava un certo appeal. Laicità(eravamo ancora nel clima del referendum sulla Legge 40) libertà e diritti civili, il richiamo alla tradizione del socialismo (con la corposità di una parola ben più pesante della modesta realtà dello Sdi) sembravano gli ingredienti giusti per una forza politica di sinistra originale, fresca, spigliata, che partendo dai ceti medi urbani avrebbe potuto incontrare anche i ceti popolari e sparigliare i giochi di una sinistra che si andava dividendo fra un residuo vetusto dal richiamo puramente ideologico e un nuovo accrocco a vocazione moderata, perbenista e tendenzialmente succube al clericalismo. Non è andata così. I fattori costitutivi non consentivano la costruzione di un progetto di tal fatta. La logica da setta dei radicali, insieme alla loro leadership a volte geniale, ma sempre iperpersonalistica, e la povertà politica e culturale dello Sdi (ceto politico in crisi da carenza di sbocchi, più un sentimentalismo impotente)avevano dato vita solo all’ennesimo matrimonio preelettorale. Bertinoro fu l’estremo tentativo di salvare il nucleo più immaginario che reale di quel progetto, in versione più socialista che radicale. Le speranze erano ancora tante, soprattutto fra i socialisti dispersi e delusi dalle esperienze del dopo diaspora, ma non bastò la spinta di chi veniva dalla nostra Associazione a superare i condizionamenti dei microapparati residuali dello Sdi e i vizi dei molteplici eredi e protagonisti della diaspora socialista. Tuttavia non ho rimpianti di quelle due esperienze. Non solo per i loro esiti,ma perché mi sono venuto convincendo della necessità di una sinistra più popolare, più radicata nel socialismo nel suo significato autentico di movimento di popolo e di lavoratori. Non dico il Psi residuale di oggi, ma neppure la Rosa nel Pugno nella sua immagine migliore corrispondeva a questa necessità. A parte i difetti già ricordati, bisogna aggiungere che c’era troppa “agenda Giavazzi”(declinata per di più in modo insopportabile da Capezzone)troppo pensiero neoliberale, troppa sudditanza a quel pensiero unico cui abbiamo tutti(o quasi tutti)pagato tributo, pur con più o meno dubbi per chi proveniva dalla storia socialista o comunista. Insomma anche la Rosa nel Pugno, come il Psi attuale, per non parlare del PD, rappresentavano o rappresentano un tipo di sinistra che non mi convince più e non solo,come nel caso del PD, per la nostra giustificata polemica sui temi della laicità e dei diritti civili. Per me il punto di partenza di una nuova fase di studio, di riflessione e di rinnovati dubbi è stata l’esplosione della crisi economica internazionale. Ho capito che troppe cose avevamo rimosso dopo il crollo del muro di Berlino. Anzi, diciamo meglio, aspettavamo quel crollo solo per giustificare, senza più il peso di rovelli intellettuali e morali, la destrutturazione e l’abbandono di ogni pensiero critico sul capitalismo(parola quest’ultima addirittura rimossa). Ora il maggior tempo che mi ritrovo a disposizione, dopo la fine del lavoro politico istituzionale, mi consente più spazio per la lettura. C’è un ricco filone critico di ispirazione marxista e keynesiano di sinistra che è vissuto per anni in Italia e all’estero quasi in clandestinità politica e accademica. Ora la crisi lo riporta alla luce. Segnalo due episodi di questa emersione: il convegno tenuto presso l’università di Siena il 26 e 27 gennaio 2010(www.theglobalcrisis.info/atti.html) e il seminario sul socialismo europeo e la crisi tenutosi a Roma il 17 giugno 2010 ( www.leragioni.it ). Segnalo anche che nel socialismo europeo si è aperto un dibattito autocritico,dopo le recenti sconfitte in numerosi paesi e a livello europeo. Soprattutto di fronte a una crisi mondiale che ha preso alla sprovvista anche i partiti socialisti. Questi mi sembrano gli aspetti più importanti della situazione a sinistra,c on una ricchezza nuova di analisi, cui non corrisponde ancora una analoga ricchezza di indicazioni strategiche. Credo però che si debba lavorare in questa direzione, mettendo in discussione molti luoghi comuni di una vulgata riformista ormai buona a tutti gli usi. Qui mi fermo, senza entrare nella politica politicienne. Lo facciamo tutti i giorni in altre sedi più o meno virtuali. Dico solo che comincio a nutrire una certa simpatia per Vendola, ma vedo la sproporzione fra quello che a me pare un tentativo troppo personale e leaderistico e la robustezza delle spalle e delle teste collettive di cui ci sarebbe bisogno.
Lanfranco Turci

Caro Turci,
purtroppo anche Lei, per quanto riguarda il progetto della Rosa nel Pugno, non sa, non conosce, non è all’altezza del compito. Anzi, forse preferisce omettere, nascondere, affossare, velare, celare le verità (al plurale!). Per fortuna, l’idea del progetto della Rosa nel Pugno è precedente al Suo tardivo avvicinamento a quel progetto politico laico e libertario, liberale e socialista, di cui – senza falsa modestia – sono stato e sono tuttora l’ideatore e principale ispiratore. Come tutti sanno. A cominciare dai Radicali.
Ho sempre pensato che la RnP fosse morta all’indomani della sua nascita.
Lo scrissi già nel 2006 in numerosi articoli e ne parlai diffusamente anche a Capezzone (quello che oggi ha fatto il “salto del Quagliariello”).
Ma come potevano pensare di fare un nuovo “partito” senza sciogliere definitivamente Radicali e Sdi ? Hanno infatti mantenuto inalterate le strutture dei loro partiti e non hanno affatto lanciato un tesseramento comune.
E poi i Liberali ed i Socialisti non “sinistri” erano del tutto esclusi da quest’alleanza.
Tutta roba pannelliana e socialBurocratica che, come si è visto, non ha portato alcun progetto di ampio repiro in casa laica.
Penso sia più un bene che un male che questo “progetto” (ammesso che tale potesse definirsi, viste le premesse) sia definitivamente archiviato.
http://www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
per stare sul concreto. e senza troppi riferimenti a teorie e ismi, mi accontenterei di un programma minimo: una battaglia (non una posizione) contro i privilegi, clericali e laici. Ma pare che l’unico sport praticato da tutti, ma proprio da tutti, sia di tirare la coperta, ormai uno straccio, dalla propria parte.
sinceri auguri a Turci