A pochi giorni dal suo compleannoTullia Zevi ci ha lasciati…un po’ più soli, un po’ più consapevoli.
Tullia Zevi avrebbe compiuto 92 anni a febbraio
Mentre ci prepariamo a celebrare il “giorno della memoria”, mentre circa 500 studenti delle scuole superiori della Toscana sono appena partiti per Dachau, Birkenau e Auswitz Tullia Zevi, giornalista, scrittrice, unica donna presidente dell’ Unione della comunità ebraica italiana, ci ha lasciati.
Giovane liceale nel 1938 al momento dell’emanazione delle leggi razziali scopre sulla sua pelle cosa significhi essere “diversi”. Esule prima in Francia, poi negli Stati Uniti, sposa a New York il critico d’arte Bruno Zevi.
Al suo rientro in Italia nel 1946 sarà giornalista ma si dedicherà anche alla ricostruzione della comunità ebraica, cui appartiene, decimata dall’orrore dell’Olocausto.
Come giornalista sarà testimone del Processo di Norimberga e sempre come tale a Gerusalemme riferirà lo svolgimento del processo ad Adolf Heichmann.
L’ultimo suo lavoro di scrittrice Ti racconto la mia storia, una sorta di autobiografia dedicata alla nipote, parla di una vita vissuta sempre in prima linea, racconta gli anni della nostra storia , della storia del secolo scorso, dell’orrore della Shoah.
Un libro che andrebbe letto nelle scuole perché i nostri giovani possano conoscere sempre più e sempre meglio cosa è stato l’Olocausto. Cosa abbia significato per coloro che vennero definiti “ diversi”(dai disabili, ai malati mentali, agli zingari, ai gay) il programma di sterminio messo in atto dal nazismo.
Passano uno alla volta gli ultimi superstiti di questa immensa tragedia ma se la loro voce si spegne, resta la loro memoria, restano libri, film, testimonianze, nomi che ci permetteranno di continuare a ricordare. Andandosene Tullia Zevi ci ha lasciato un compito, quello di continuare a parlare , raccogliere testimonianze, documenti, far vedere cosa è stata la Shoah, per far sì che non accada più.
Dobbiamo conoscere, sapere, vedere e i giovani che in questi giorni visiteranno i campi di concentramento non potranno non piangere, come si resta muti davanti alla Risiera di San Saba, come si esce come allucinati dalla visita del Museo dei bambini a Gerusalemme. Dobbiamo far sì che le voci del negazionismo tacciano davanti a questa realtà, ma soprattutto dobbiamo fare attenzione ai nuovi pericoli che minacciano Israele e l’umanità tutta.
Maria Rita Monaco

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