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Trumpsyco

La domanda, che pure si legge sul Corriere della Sera, perché Trump condizioni Netanyahu e non Putin, sembra l’inizio di una storiella, di quelle che raccontava a suo tempo, Silvio Berlusconi. A furia di interpretare Trump psicoanaliticamente, gli opinionisti italiani rasentano il comico. Lo dimostra il fatto che non riescano mai a trattenere il loro stupore per le svolte improvvise e non preventivate del presidente statunitense. Ogni volta sobbalzano sulla sedia. La spiegazione? Non che loro magari non ci capiscano niente, ma che Trump è un matto.

di Riccardo Bruno | 25 Ottobre 2025

La domanda, che pure si legge sul Corriere della Sera, perché Trump condizioni Netanyahu e non Putin, sembra l’inizio di una storiella, di quelle che raccontava a suo tempo, Silvio Berlusconi. A furia di interpretare Trump psicoanaliticamente, gli opinionisti italiani rasentano il comico. Lo dimostra il fatto che non riescano mai a trattenere il loro stupore per le svolte improvvise e non preventivate del presidente statunitense. Ogni volta sobbalzano sulla sedia. La spiegazione? Non che loro magari non ci capiscano niente, ma che Trump è un matto.

Anche Kissinger aveva un debole per analizzare il carattere di Nixon, che sicuramente conosceva meglio di quanto i nostri illustri opinionisti conoscano quello di Trump, e Kissinger davvero ritraeva uno psicotico. Eppure Kissinger riteneva che la linea di politica estera da lui eseguita, fosse dettata interamente da quel picchiatello. Mezzo mondo, a cominciare da quello occidentale, era convinto che Nixon fosse tale, e Kissinger imperterrito spiegava come la sua politica si fosse rivelata vincente.

Trump condiziona Netanyahu, semplicemente perché Israele è un alleato dell’America, lo è stata ininterrottamente dalla nascita ad oggi, soprattutto nei momenti più difficili della sua storia. Quando Israele attaccò il canale di Suez con inglesi e francesi, Eisenhower la riprese con durezza e insieme allo Stato ebraico i suoi alleati europei. Allora ci fu chi scrisse che Eisenhower se la intendesse con i russi ed i francesi in particolare furono terrorizzati da questa prospettiva per tutta la guerra fredda, che al dunque russi e americani li stritolassero. Inutile dire che la Francia sbagliasse analisi. A proposito di storielle c’era quella per cui l’unico francese che capisse la politica, fosse corso. La Francia sbagliava perché l’alleanza russo americana fu dettata dalle circostanze e durò meno di 4 anni. America e Russia rappresentano due poli contrapposti nel pianeta e non sono certo divisi dal comunismo, ma dal proprio passato, coloniale uno, imperiale l’altro. La Russia è più vicina alla stessa Francia ed all’Inghilterra, non fosse che quei due imperi hanno avuto tre rivoluzioni a rimodularli, la Russia solo un colpo di Stato, spacciato per tale. I russi sono un bluff formidabile.

Se Trump fosse psicotico come Nixon che pure manteneva fisse le coordinale della politica estera e lui no, che dire del presidente cinese Xi? Xi dovrebbe essere ancora più matto, visto che nega l’acquisto di petrolio alla Russia ora che questa si trova con le sue raffinerie sotto attacco dei droni e delle nuove sanzioni. Per credere che Xi sia matto, bisogna aver prima creduto alla favola che la Cina fosse interessata ad un multipolarismo da condividere con la Russia, l’unico nemico naturale che la Cina, Montesquieu negava ne avesse, si ritrova. Erano tanto amici Putin e Xi che mentre si abbracciavano la Cina ridisegnava le mappe. Trump chiamava il Golfo del Messico, Golfo d’America? I cartografi di Xi si annettevano le isole della Siberia. Se c’è un paese che ha un interesse diretto nel crollo della Russia é la Cina e lo auspica dal tempo della contesa sulla Manciuria, 1858. Nemmeno il comunismo riuscì a sanare il contezioso sino russo, ci volle Stalin. Può darsi che Putin fosse il nuovo Stalin, ecco la risposta, la pugnalata alle spalle. Xi non è Mao. Xi era ben contento di vedere una guerra fra Russia ed occidente e con tutti i cinesi che lavorano in occidente solo negli Stati Uniti c’è una comunità di 4 milioni, non c’è dubbio da che parte possa essere la Cina, caso mai qualcuno pensasse ad un conflitto mondiale. Ogni grande paese europeo ha il suo mezzo milione di cinesi, quanti ce ne sono in tutta la Russia, e contribuisce alla prosperità economica della madre patria. Figurarsi la voglia che Xi ha di sentire il Cremlino dirsi pronto alla guerra atomica.

L’Ucraina invece ha una situazione molto particolare ed abbastanza inedita nel panorama internazionale. Di certo non può essere considerato uno Stato alleato dell’America, l’Ucraina è solo una protetta. La storia di questa protezione è complessa e contraddittoria perché il governo americano non l’aveva preventivata. Se proprio c’è un pazzo, quello fu Bush jr che promise nel 2004 all’Ucraina di entrare nella Nato. Non c’è un solo progetto per questa integrazione nella Nato, per cui non può essere che Putin abbia attaccato l’Ucraina per colpa della Nato che non la vuole al suo interno. Di fatto non la vuole nemmeno l’Unione europea, l’Ucraina, ancora non ha aderito in tre anni di guerra.

L’occidente tutto ha fatica ad accettare l’idea che l’Ucraina possa far parte del proprio mondo. Era Metternich a dire che l’occidente finiva una volta superato il Ring di Vienna, figurarsi cosa era Leopoli. Questo è il problema della crisi che la Russia non riesce ad accettare. Una parte fondamentale del mondo orientale, i cosacchi, quelli che inseguivano i francesi con le lance nella steppa, quelli che invadevano la Polonia e che sono entrati per primi a Berlino alla fine della caduta del Terzo Reich, non vogliono più essere russi. Persino uno psicopatico come Trump lo ha capito e si può star certi che si comporterà di conseguenza.

Riccardo Bruno

(direttore “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: canale di Suez, Eisenhower, gaza, israele, Kissinger, Nixon, presidente Usa, stato ebraico, Trump, Trump pazzia, usa

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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