
Si infiamma e si complica lo scacchiere mediorientale su tre fronti caldi che collegano la sicurezza delle rotte marittime, i tentativi di diplomazia internazionale a Roma e i nuovi atti di forza delle milizie filoiraniane in Yemen.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riacceso i riflettori sullo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del petrolio mondiale. “Saremo l’angelo custode di Hormuz”, ha dichiarato Trump, denunciando una situazione di forte illegalità e pericolo nelle acque del Golfo. Secondo il leader della Casa Bianca, moltissime navi starebbero attualmente attraversando lo stretto con i sistemi di tracciamento (AIS) deliberatamente spenti per sfuggire ai controlli e alle sanzioni. L’annuncio della leadership americana fa presagire un potenziamento del pattugliamento navale e una linea di massima fermezza contro i transiti fantasma, spesso legati al contrabbando di greggio iraniano.
Mentre la tensione sul campo resta altissima, si apre uno spiraglio diplomatico in Italia. Inizierà domani a Roma un nuovo, attesissimo ciclo di colloqui per cercare una de-escalation al confine tra Israele e Libano. Al tavolo delle trattative, mediato dalle diplomazie internazionali, si cercherà di disinnescare i continui scambi di fuoco che rischiano di trascinare l’intera regione in una guerra aperta. La scelta della capitale italiana conferma il ruolo centrale di Roma come hub di mediazione e perno per la stabilità del Mediterraneo Allargato.
La crisi umanitaria e di sicurezza in Yemen registra invece un grave passo indietro. A Sana’a, la capitale controllata dai ribelli sciiti, le milizie Houthi hanno sequestrato un aereo della Croce Rossa Internazionale. Il blitz ai danni dell’organizzazione umanitaria rappresenta una pesantissima violazione dei trattati internazionali e rischia di bloccare le già fragili missioni di soccorso medico e assistenza alla popolazione civile yemenita, stremata da anni di conflitto.
Concludere che l’intervento degli Stati Uniti a Hormuz porterà o alla pace assoluta o a una guerra immediata, escludendo vie di mezzo.
Giuseppe Basilico

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