
Nella serata di martedì, 12 agosto, le truppe della Guardia Nazionale americana hanno iniziato a schierarsi a Washington DC su ordine del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’obiettivo dichiarato della Casa Bianca è di rispondere con il pugno di ferro a quello che viene descritto come un picco senza precedenti di criminalità e degrado nel Distretto di Columbia, in modo simile a quanto accaduto in California a giugno, dove Trump ordinò il dispiegamento sia della Guardia Nazionale che dei Marines. La sindaca di Washington, Muriel Bowser, ha definito senza mezzi termini l’iniziativa come una “spinta autoritaria” e una “intrusione nella nostra autonomia”. Le immagini dei militari nel territorio della capitale, concepito come sede sacra e inviolabile delle istituzioni americane, rappresentano l’ennesimo capitolo di un secondo mandato di Trump all’insegna delle prove di forza sia in politica interna che in politica estera, a pochi giorni dall’atteso summit con Vladimir Putin in Alaska, previsto per venerdì.

Washington area di guerra?
Mentre ieri il sole tramontava sulla capitale degli Stati Uniti, centinaia di membri della Guardia Nazionale comparivano a bordo di veicoli militari in varie zone della città, tra le quali il Monumento a George Washington, obelisco che sorge sul National Mall in onore del primo presidente degli Stati Uniti d’America. Un’immagine, scrivono Tyler Pager e Devlin Barrett sulle colonne del New York Times, in netto contrasto “con la tranquilla scena serale di persone che facevano jogging con le cuffie alle orecchie e portavano a spasso i loro cani”. Nelle ore e nei giorni precedenti, Trump aveva descritto la situazione nella capitale in toni apocalittici, definendola – riporta ancora il Times – “una landa desolata infestata dalla criminalità”. La risposta di Bowser, sindaca democratica del Distretto di Columbia, è stata duplice: da un lato ha dialogato con il governo federale, in particolare con il procuratore generale Pam Bondi, per assicurarsi che le forze federali “vengano utilizzate al meglio” collaborando con la polizia metropolitana; dall’altro ha attaccato frontalmente Trump per l’iniziativa, invitando i giovani a evitare assembramenti e lasciando intendere che l’obiettivo del Tycoon è quello di fare propaganda, con eventuali scontri e arresti a favore di telecamera come dimostrazione di forza.
Intromissione indebita?
Vale la pena ricordare che la Guardia Nazionale degli Stati Uniti è una forza militare di riserva, che in tempi ordinari opera sotto il comando dei governatori degli Stati (o del sindaco di DC). Tendenzialmente, può essere impiegata per emergenze come disastri naturali e mantenimento dell’ordine pubblico. Ma il presidente può ‘federalizzare’ la Guardia Nazionale senza consenso del governatore in casi di estrema necessità, come insurrezione o minaccia alla sicurezza nazionale, ai sensi dell’Insurrection Act del 1807. L’attuale situazione della sicurezza nel Distretto di Columbia non sembra giustificare affatto un simile dispiegamento di forza, tanto che – stando ai dati pubblicati dalla Metropolitan Police – i reati violenti sono diminuiti, dopo aver raggiunto il picco nel 2023, e nel 2024 hanno registrato il livello più basso degli ultimi 30 anni. Secondo i dati preliminari del 2025, continuano a diminuire anche quest’anno. La mossa muscolare di Trump ha anche un alto valore simbolico. Il Distretto di Columbia non è uno Stato come gli altri: venne concepito come territorio federale separato, di fatto un quadrilatero ‘ricavato’ dentro il Maryland sulle sponde del fiume Potomac, per ospitare la capitale degli Stati Uniti. La Costituzione americana consente al Congresso di stabilire un distretto come sede del governo federale, sotto il suo controllo diretto. Questo garantisce che le istituzioni federali (Casa Bianca, Congresso, Corte Suprema) siano in un’area neutrale, non influenzata da un singolo Stato, considerata inviolabile per la sua centralità politica e amministrativa. D’altronde questa inviolabilità è già stata messa in discussione dai fatti del 6 gennaio 2021, con l’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti da parte di sostenitori di Trump.
Aspettando Putin?
In una capitale blindata, intanto, continuano i preparativi per l’atteso summit di venerdì fra Trump e Putin in Alaska. Incontro che, riferisce la CNN, avrà luogo in una base militare ad Anchorage, principale città dello Stato. Gli alleati europei temono che il Tycoon si faccia trascinare dal capo del Cremlino della direzione a lui più congeniale. Intervistata dalla CNBC, la responsabile della politica estera dell’Unione europea Kaja Kallas ha dichiarato che Putin non è realmente interessato a negoziare, quanto piuttosto a una photo opportunity con l’omologo americano. In ogni caso, questo pomeriggio Trump ha sentito in videoconferenza i partner europei, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, timorosi per quello che Trump potrebbe fare quando sarà faccia a faccia con Putin, praticamente in solitaria. È quanto rileva, infatti, il Financial Times, secondo cui il presidente americano non avrà alcun esperto di Russia su cui fare affidamento, a causa dei tagli che lui stesso ha imposto all’apparato federale. D’altro canto, rileva il Washington Post, la Casa Bianca sta tentando chiaramente di ridimensionare le aspettative per il vertice in Alaska, dopo che per giorni Trump e i suoi collaboratori avevano lasciato intendere che un accordo per porre fine alla guerra in Ucraina fosse vicino. Ora, invece, definiscono l’incontro di venerdì un “esercizio di ascolto”, per dirlo con le parole della portavoce ufficiale Karoline Leavitt.
Il commento
di Mario Del Pero, ISPI e Sciences Po
“Il Covid ha colpito duramente tante città statunitensi. I cui centri sono stati per molto tempo svuotati di uffici e attività produttive, con riverberi inevitabili sulle loro economie e processi di degrado evidenziati anche dall’aumento dei senza tetto e, tra il 2021 e il 2023, di varie forme di microcriminalità. Washington non fa eccezione, anche se la sua crisi è stata meno marcata rispetto ad altre città e la tendenza radicalmente invertita a partire dal 2024, quando il numero di reati, violenti e non, è sceso ai livelli più bassi da più di 30 anni, con cifre dalle quattro alle sei volte inferiori a quelle di Memphis, St. Louis o Little Rock. La narrazione apocalittica usata da Trump per giustificare il dispiegamento della Guardia Nazionale prende le mosse dalla crisi urbana provocata dal Covid, ma stride marcatamente con questi numeri. Ed è in realtà funzionale a una denuncia dei grandi agglomerati metropolitani – multirazziali e popolati da immigrati e da lavoratori con livelli d’istruzione alti o medio-alti che votano in maggioranza democratico (Kamala Harris ha ottenuto il 90.3% dei voti a Washington) – che piace al suo elettorato e informa la sua autoritaria retorica”.
Istituto Ispi

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