
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump intende convocare la prima riunione del suo Consiglio di pace questo mese a Washington per raccogliere fondi per la ricostruzione di Gaza. Alla riunione, prevista per il 19 febbraio, parteciperanno sia i leader mondiali che hanno accettato l’invito di Trump a gennaio a entrare a far parte del comitato, sia i membri di un comitato esecutivo per Gaza che supervisionerà gli aspetti specifici della governance, della sicurezza e della ricostruzione del territorio. “Stiamo valutando ma poi sarà il presidente del Consiglio a decidere”, aveva dichiarato qualche giorno fa il ministro degli esteri Antonio Tajani circa l’adesione al Board of Peace voluto da Trump. Le dichiarazioni del vicepremier si fanno più nette: ci sarebbero “limiti costituzionali insormontabili” per parteipare al Consiglio di Pace per la ricostruzione della Striscia che prevede che i Paesi invitati a parteciparvi, in modo permanente, versino 1 miliardo di dollari per la ricostruzione della Striscia. L’Italia non farà quindi parte dei 24 paesi che hanno già aderito. Il nodo – ha spiegato a margine di un’iniziativa del partito Radicale – sta nell’articolo 11 (l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo (es. ONU, UE) della nostra Costituzione che sarebbe in contrasto con l’articolo 9 (il Board of Peace funziona invece come un club privato dove chi paga di più (la quota è di un miliardo di dollari) o chi ha il ruolo di presidente a vita (Trump) ha poteri enormi rispetto agli altri) dello Statuto del nuovo patto per Gaza. E nè lo statuto del Board né i vincoli costituzionali possono essere modificati. Ma questo non influisce sui buoni rapporti con l’alleato americano, “rapporti che restano molto positivi”, precisa. “Nel colloquio con Vance e Rubio abbiamo ribadito le buone relazioni. E abbiamo affermato la nostra posizione”. Hamas esorta i palestinesi a “intensificare il confronto” in Cisgiordania e a Gerusalemme, e chiede alle nazioni arabe e musulmane di interrompere i rapporti con Israele in risposta alla decisione del gabinetto di sicurezza di rafforzare l’autorità israeliana in Cisgiordania e di rimuovere gli ostacoli all’acquisto di terreni da parte degli ebrei. Lo scrive il Times of Israel. In una dichiarazione, il gruppo terroristico definisce le misure adottate ieri parte dell’ “approccio fascista di insediamento coloniale” di Israele. “Chiediamo agli stati arabi e islamici… di assumersi la loro responsabilità storica nell’affrontare l’occupazione e i suoi piani volti a imporre l’annessione della Cisgiordania come un fatto compiuto”,afferma Hamas. Inoltre, Hamas invita “i palestinesi e i loro giovani ribelli in Cisgiordania e a Gerusalemme a intensificare il confronto conl’occupazione e i suoi coloni con tutti i mezzi disponibili, per contrastare i progetti di annessione, giudaizzazione e sfollamento forzato”. Hamas, ricorda il Times of Israel, usa regolarmente il termine “coloni” per riferirsi agli ebrei sia in Israele che in Cisgiordania. Secondo funzionari palestinesi e arabi che hanno parlato con Haaretz, Israele, l’Autorità nazionale palestinese e Hamas hanno impedito al Comitato tecnico, incaricato di gestire la vita quotidiana a Gaza, di iniziare le sue attività. Le fonti hanno affermato che, nonostante la riapertura del valico di Rafah la scorsa settimana, Israele continua a impedire ai membri del Comitato di entrare nella Striscia dall’Egitto, nonostante l’elenco dei membri sia stato pubblicato più di tre settimane fa. I funzionari ritengono che l’Anp è preoccupata dal fatto che se il Comitato avesse successo, l’amministrazione Trump potrebbe ipotizzare di replicare il modello applicandolo alla Cisgiordania al posto dell’Autorità, mentre i funzionari di Hamas temono che il Comitato prenda il potere di governo al posto suo. “Stiamo brancolando nel buio e nulla è chiaro”, hadetto un membro del Comitato. L’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett ha duramente criticato Benjamin Netanyahu per il suo documento di risposta al Revisore dei Conti sulle responsabilità per i 7 ottobre. Bennett ha attaccato dicendo che “Netanyahu si presenta nel documento pubblicato come un mendicante debole, povero e indifeso, rimasto coinvolto in un incidente.
Giuseppe Basilico

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