
Il vertice Nato si apre sotto una tempesta geopolitica, ma si chiude con il tintinnio dei calici e un clima inaspettatamente sereno. A far tremare i partner europei sono le parole durissime del presidente statunitense Donald Trump, che prima di sedersi al tavolo delle trattative lancia un attacco frontale senza precedenti contro Roma e Berlino: “Italia e Germania ci hanno voltato le spalle”. Il tycoon accusa i due alleati storici di non rispettare gli impegni sulle spese militari e di fare asse su posizioni contrarie agli interessi di Washington.
La sfuriata del capo della Casa Bianca arriva in mattinata, durante un bilaterale a porte chiuse poi trapelato alle delegazioni. Al centro della contesa c’è il mancato raggiungimento della soglia del 2% del PIL destinato alla difesa da parte di molti Paesi membri. Trump ha puntato il dito in particolare contro la Germania, definita “ostaggio” di logiche energetiche e commerciali superate, e contro l’Italia, accusata di “approfittare dello scudo protettivo americano senza pagare il conto”. Un affondo che ha gelato la diplomazia internazionale, alimentando lo spettro di un disimpegno strutturale degli Stati Uniti dall’Alleanza Atlantica.
La risposta dei leader europei non si è fatta attendere, seppur calibrata sui toni della prudenza istituzionale.
Fonti di Palazzo Chigi ricordano i massicci investimenti nei teatri operativi internazionali e i progressi costanti nel bilancio della difesa, respingendo l’idea di un tradimento.
Berlino rivendica il cambio di passo storico della sua politica di sicurezza, sottolineando la complessità della transizione industriale in corso.
Come spesso accade nelle riunioni ad alto livello, la tensione si è sciolta non appena si sono accesi i riflettori della cena ufficiale di gala. Lontano dai microfoni della stampa, i rapporti tra i leader si sono improvvisamente distesi. I testimoni descrivono un Trump insolitamente gioviale, impegnato in lunghi colloqui informali e scambi di battute sia con i rappresentanti italiani che con la delegazione tedesca.
Il menu istituzionale ha lasciato spazio alla diplomazia del sorriso, trasformando il summit da un potenziale fallimento a un momento di sostanziale tregua. Restano i nodi politici ed economici sul tavolo, ma l’asse atlantico sembra aver retto l’ennesimo scossone.
Il tempo delle illusioni è finito e l’Europa, aggrappata ai propri interessi economici e cieca davanti alle minacce, ha rivelato la sua viltà barattando la dignità con una vana sicurezza. La storia non dimentica i tiepidi e il conto, per aver preferito la viltà all’onore, sarà salatissimo.
Giuseppe Basilico

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