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Trump e le Americhe, oltre Maduro

Lo slogan “America First” sembra aver assunto un nuovo significato. Lo ha delineato Donald Trump in persona, durante la conferenza stampa tenuta a seguito dell’attacco americano in Venezuela, che sabato 3 gennaio ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro insieme alla moglie Cilia Flores. Il Tycoon, parlando dalla sua residenza in Florida, ha dichiarato senza mezzi termini: “Stiamo riaffermando la potenza americana nell’emisfero occidentale”. Non sembra un caso, dunque, se a poche ore dall’arrivo su suolo americano di Maduro, convocato ieri in prima udienza dal tribunale di New York per rispondere dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, Trump abbia inviato avvertimenti e minacce non troppo velate ai governi di Messico, Cuba e Colombia, avvertendo che i loro paesi potrebbero essere i prossimi a sperimentare il peso della potenza statunitense. Il presidente, inoltre, ha proposto nuovamente l’annessione della Groenlandia, sebbene il governo danese lo avesse esortato a “porre fine alle minacce” sull’isola.

di Istituto Ispi | 6 Gennaio 2026
DEA (Drug Enforcement Administration) agents move captured Venezuelan President Nicolas Maduro and his wife Cilia Flores out of the helicopter, as Maduro heads towards the Daniel Patrick Manhattan United States Courthouse for an initial appearance to face U.S. federal charges including narco-terrorism, conspiracy, drug trafficking, money laundering and others in New York City, U.S., January 5, 2026.

Lo slogan “America First” sembra aver assunto un nuovo significato. Lo ha delineato Donald Trump in persona, durante la conferenza stampa tenuta a seguito dell’attacco americano in Venezuela, che sabato 3 gennaio ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro insieme alla moglie Cilia Flores. Il Tycoon, parlando dalla sua residenza in Florida, ha dichiarato senza mezzi termini: “Stiamo riaffermando la potenza americana nell’emisfero occidentale”. Non sembra un caso, dunque, se a poche ore dall’arrivo su suolo americano di Maduro, convocato ieri in prima udienza dal tribunale di New York per rispondere dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, Trump abbia inviato avvertimenti e minacce non troppo velate ai governi di Messico, Cuba e Colombia, avvertendo che i loro paesi potrebbero essere i prossimi a sperimentare il peso della potenza statunitense. Il presidente, inoltre, ha proposto nuovamente l’annessione della Groenlandia, sebbene il governo danese lo avesse esortato a “porre fine alle minacce” sull’isola. Le ultime mosse dell’inquilino della Casa Bianca disegnano quella che lo stesso Trump, ironizzando, ha definito “Dottrina Donroe”, ossia la sua versione della strategia statunitense nelle Americhe, elaborata dal suo predecessore James Monroe quasi due secoli fa.https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=628&href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1672284183743642%2F&show_text=false&width=1120&t=0

Venezuela, e adesso?

Quando Trump ha dichiarato ai giornalisti che “gli Stati Uniti guideranno il Venezuela fino a quando non sarà instaurato un governo di transizione stabile e sicuro nel paese”, non ha specificato in che modo sarà esercitata questa guida. Al contrario, l’inquilino della Casa Bianca si è ‘limitato’ a dire che le forze americane sono pronte a un secondo e definitivo attacco. Un’analisi del Washington Post evidenzia che “mentre la nebbia si dirada a Caracas, gli alleati di Maduro sono ancora al potere”, mentre i leader dell’opposizione democraticamente eletti sono di fatto esiliati o osteggiati apertamente dalla stessa amministrazione Trump. Il quotidiano statunitense sostiene che la stessa Maria Corina Machado, che secondo Trump “non ha il sostegno né il rispetto della maggioranza dei venezuelani”, sarebbe invisa al Tycoon per avergli ‘soffiato’ il Nobel per la Pace. I primi 90 giorni dopo l’esfiltrazione di Maduro saranno gestiti dalla vicepresidente Delcy Rodriguez, secondo quanto ha stabilito oggi la Camera Costituzionale della Corte Suprema venezuelana. La leader venezuelanda oggi sembra aver teso la mano a Trump, dichiarando: “Il governo venezuelano considera prioritario costruire relazioni internazionali equilibrate e rispettose con gli Stati uniti, fondate sui principi di uguaglianza sovrana e di non ingerenza negli affari interni”.

Avanti il prossimo?

Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, il presidente degli Stati Uniti ha affermato: “Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale“. Trump ha ripetutamente ventilato la possibilità che il territorio semi-autonomo danese sia annesso agli Stati Uniti, motivando questa ipotesi con l’importanza della sua posizione geografica per scopi difensivi e la sua ricchezza mineraria. Il primo ministro della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, ha risposto dicendo “ora basta” e ha definito l’idea del controllo statunitense sull’isola una “fantasia”. Poche ore prima, Trump aveva parlato anche di Cuba, dicendo: “È una nazione fallita ed è qualcosa di cui finiremo col parlare”. Trump ha poi dichiarato a Fox News che “bisognerà fare qualcosa anche con il Messico”, dove a suo dire sono i cartelli della droga a governare il paese, non la presidente Claudia Sheinbaum. Infine, l’inquilino della Casa Bianca ha rinnovato le sue critiche al presidente colombiano Gustavo Petro. “Sta producendo cocaina. La stanno inviando negli Stati Uniti. Quindi deve stare attento“, ha affermato Trump. Alle recenti dichiarazioni si aggiungono gli screzi dei mesi scorsi con il Canada, definito da Trump come potenziale “cinquantunesimo Stato degli USA”, al netto della piena contrarietà della maggioranza dei canadesi.

É la “Dottrina Donroe”?

L’America Latina è diventata certamente una regione strategica nel riassetto del potere e del commercio mondiali in atto negli ultimi anni. Tuttavia la postura assertiva di Trump sul Sudamerica, e in generale sull’emisfero occidentale, sembra in aperta contraddizione con il principio isolazionista dell’America First, rivendicato da Trump sin dal primo mandato. Per giustificare questa incoerenza, il Tycoon tira in ballo la sua rivisitazione della “Dottrina Monroe”. Questa linea strategica, adottata dagli USA a inizio ‘800, affermava che le potenze europee – Spagna in primis –  non dovessero più intervenire nelle Americhe, a garanzia dell’indipendenza del continente. La sua ambiguità di fondo, però, era sintetizzata dallo slogan “America agli americani”, che di fatto fu interpretato come “le Americhe sotto l’influenza degli Stati Uniti” per giustificare nel tempo interventi e ingerenze USA nella regione. Con la sua “Dottrina Donroe”, Trump elimina questa ambiguità, dicendo con chiarezza disarmante che gli Stati Uniti non intendono vedere conteso il proprio primato nell’emisfero occidentale, in primis da parte di Russia e Cina, e che proprio tutto – anche l’arresto di un presidente in carica – può essere fatto in nome dell’interesse americano.

Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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